Stati Uniti: mercato del lavoro sempre forte, nuovi rialzi in vista per la Fed

Nuova prova di forza del mercato del lavoro a stelle e strisce. In particolare spicca l’andamento delle retribuzioni che, salite del 3,1%, rafforzano la necessità di proseguire il processo di normalizzazione monetaria.

Stati Uniti: mercato del lavoro sempre forte, nuovi rialzi in vista per la Fed

Anche ad ottobre il mercato del lavoro statunitense ha mostrato i muscoli come si può osservare sul nostro Calendario Economico. Il dato relativo le buste paga è risultato ancora un volta migliore delle stime mentre il tasso di disoccupazione si è confermato ai minimi da quasi 50 anni.

Nonostante gli ammonimenti arrivati dal Presidente Trump, nel meeting in calendario poco prima di Natale la Federal Reserve dovrebbe alzare nuovamente, per la quarta volta nell’anno corrente, il costo del denaro.

Payrolls battono le stime

Nel mese di ottobre, il saldo delle buste paga nei settori non agricoli, le c.d. non-farm payrolls, è risultato positivo per 250 mila unità, decisamente al di sopra delle circa 200 mila unità stimate dagli analisti. Il dato relativo settembre è stato rivisto da +134 a +118 mila unità mentre ad agosto il saldo è passato da 270 a 286 mila unità. Il guadagno maggiore è stato registrato dal settore “tempo libero e ospitalità” (+42 mila), seguono l’healthcare (+36 mila), il manifatturiero (32 mila) e il comparto delle costruzioni (+30 mila). Complessivamente, nell’ultimo anno le buste paga sono cresciute in media di 211 mila unità mensili.

Tasso di disoccupazione ai minimi dal 1969

Stabile invece, come da attese, il tasso di disoccupazione, che il mese scorso si è confermato ai minimi dal dicembre 1969 al 3,7%. A questi livelli, diventa particolarmente importante l’andamento dell’aggregato U-6, che al tasso “classico” aggiunge i lavori scoraggiati, marginali e chi lavora a tempo parziale ma vorrebbe essere impiegato full-time. Al 7,6% ad ottobre 2017, l’U-6 il mese scorso è passato dal 7,5 al 7,4 per cento.

Salari: appuntamento a dicembre con riunione Fed

In ottica-Fed, spicca l’andamento dei salari. Per la prima volta dalla Grande Recessione, l’incremento delle retribuzioni ha superato quota 3% mettendo a segno un +3,1% (dal 2,8%). È un dato che rappresenta il miglior via libera per l’istituto con sede a Washington in vista della prosecuzione del processo di normalizzazione del costo del denaro.

Stando alle rilevazioni del CME FedWatch Tool, nel meeting della Federal Reserve in calendario il prossimo 19 dicembre l’istituto centrale porterà il costo del denaro nel range 225-250 punti base con una probabilità superiore ai 70 punti percentuali. L’andamento delle retribuzioni “è certamente – ha commentato Vincenzo Longo, Market Strategist di IG - il dato che più salta all’occhio, dato che a questo punto impone alla Fed di andare avanti con il rialzo dei tassi d’interesse a dicembre (cosa questa abbastanza scontata dal mercato), oltre che a tenere un ritmo elevato anche per il prossimo anno (probabilmente 3 ritocchi)”.

“Nel complesso crediamo che i dati odierni siano importanti dato che a questo punto la Federal Reserve non può far a meno di procedere con la politica di rialzo dei tassi, a un ritmo più sostenuto di quello che gli investitori desiderano o si aspettano, anche alla luce delle recenti trimestrali”.

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