Spread Btp/Bund vola con Trump: rischio crollo su Borsa Italiana?

Lo spread Btp/Bund continua ad allargarsi anche se il Ftse Mib per ora non ne risente. Tuttavia, l’aumento del differenziale può essere molto pericoloso per la Borsa Italiana.

Continua l’effetto Trump sui mercati, con corposi sell-off sui bond governativi di tutto il mondo e l’ampliamento dello spread Btp/bund. I mercati scontano così il ritorno dell’inflazione generato dalle politiche fiscali di Trump anche se queste aspettative, per il momento, non sembrano avere alcun fondamento.

Interessante la dinamica degli spread creditizi nell’Eurozona, con quello Btp/Bund che continua a salire, toccando oggi i massimi a quota 187 punti base. Gli investitori sembrano scontare la possibile instabilità politica che scaturirebbe dalla vittoria del No al referendum dato che il Governo Renzi rischia di cadere.

L’aumento dei rendimenti obbligazionari del Bel Paese, unitamente a quelli dei Paesi del Sud-Europa, non è un buon segnale per il futuro, ecco perché.

Mercato obbligazionario in bilico: è l’effetto Trump

Non si arresta l’effetto Trump sui mercati finanziari. La vittoria del tycoon alle presidenziali americane ha scatenato un sell-off senza precedenti sul mercato obbligazionario sovrano, dato che gli investitori adesso “temono” il ritorno dell’inflazione. Le probabilità che il mercato assegna per un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, calcolate dall’analisi dei Fed Fund Futures, sono ad oggi al 92%.

Il mercato quindi si aspetta che l’istituto centrale agirà tenendo conto dell’inflazione generata dalle politiche di Trump, nonostante questi non si sia neanche insediato alla Casa Bianca e che dell’inflazione ancora non c’è molta traccia. Senza tenere in considerazione che la massiccia svalutazione dello Yuan e il forte ribasso delle materie prime comporterà, con ogni probabilità, una spinta della deflazione per il trimestre corrente.

Deflazione che persiste in Italia, dato che le nuove proiezioni dell’Istat hanno confermato che l’indice dei prezzi al consumo si è confermato negativo anche nel mese scorso. L’economia italiana fatica a girare e l’allargamento degli spread creditizi in Europa non sta giovando particolarmente alla Borsa Italiana.

Sell-off obbligazionario: rischio crollo su Borsa Italiana?

A Wall Street le banche statunitensi “festeggiano” il sell-off obbligazionario, così come le banche d’investimento europee come Deutsche Bank. In Italia, invece, i titoli bancari faticano a sovraperformare. Il perché dipende dall’allargamento degli spread creditizi che “mette a nudo” il rischio Paese, sinora contenuto dagli effetti del Quantitative Easing.

Maggiori rendimenti corrispondono ad un maggiore costo di indebitamento dello Stato e delle imprese e svalutazione corposa del portafoglio titoli delle banche. L’Italia è dunque percepita più a rischio ad esempio della Spagna, il cui spread è favorevole agli iberici di 55 punti. Il sistema bancario italiano non gode di buona salute e si avvicinano sempre più le date degli aumenti di capitale di 2 dei maggiori istituti di credito italiani: Montepaschi e Unicredit.

Le ricapitalizzazioni delle due banche sono ingenti e gli investitori istituzionali pronti a sottoscrivere sembra che al momento siano veramente pochi. Tutto, apparentemente, passa per l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. JpMorgan ritiene che le probabilità di una vittoria del Sì siano intorno al 30%.

Nel caso in cui passasse il No, c’è il rischio di instabilità politica, cosa che i mercati in genere non apprezzano. L’allargamento dello spread riflette anche questo ed è molto probabile che questi continui a salire almeno fino a ridosso della data del referendum, la corsa potrebbe subire una frenata solo nel caso in cui i mercati rimangano delusi dalle proiezioni del PIL statunitense che allontanerebbe l’ipotesi di rialzo dei tassi USA.

Per ora, comunque, i mercati azionari non sembrano risentire del sell-off obbligazionario ma è improbabile che non vi sia una sorta di effetto domino. In Borsa stiamo assistendo al rally di titoli i cui fondamentali non riflettono un motivo per un rialzo sul mercato, stiamo dunque assistendo ad un enorme cambio dei portafogli.

La Borsa Italiana, per ora, non riflette l’andamento dello spread ma neanche si unisce alla festa di Francoforte e Wall Street (così come Spagna, Portogallo e Grecia). Se tuttavia il differenziale Btp Bund nei prossimi giorni continuerà a salire, è difficile che le vendite non si riflettano sull’equity:

Molto dipenderà anche da che peso daranno al referendum le case d’affari e le agenzie di rating, visto che sia Credit Suisse che Moody’s sembrano essere tornate sui loro passi dopo aver avvertito delle catastrofi (?) per l’Italia post-referendum in caso di vittoria del No.

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