Regime forfettario 2019: danneggiati gli studi associati. I dettagli

Il nuovo regime forfettario, di indiscusso vantaggio per le persone fisiche, danneggia fortemente le forme di aggregazione e associazione tra professionisti. Violata la libera concorrenza.

Regime forfettario 2019: danneggiati gli studi associati. I dettagli

La legge di Bilancio 2019 consente l’applicazione del regime forfettario ai liberi professionisti che nell’anno precedente non hanno superato i 65.000 euro di ricavi. Di questa modifica ne giovano soprattutto le persone fisiche, alle quali la disposizione è rivolta, ma invece danneggia le società tra professionisti, molto in uso soprattutto tra gli avvocati.

Infatti il nuovo regime forfettario ha l’effetto di scoraggiare le associazioni tra professionisti e favorire l’esercizio dell’attività in forma individuale, essendo più semplice rientrare nel tetto dei 65.000 euro.

Inoltre, l’eccessiva disparità di trattamento tra beneficiari e non viola i principi di equità fiscale e di libera concorrenza. La questione è stata analizzata dalla Cassa forense, nella persona dell’avv. Roberto Renzella. Andiamo a vedere tutti i dettagli.

Regime forfettario 2019: perché danneggia gli studi associati

Come rilevato dalla Cassa Forense, le nuove regole del regime forfettario favoriscono notevolmente i liberi professionisti persone fisiche, che hanno la possibilità di beneficiare di un regime agevolato entro la soglia di 65.000 euro di ricavo.

Dall’altro lato però le associazioni tra professionisti (in particolar modo gli studi associati di avvocati) ne risultano danneggiate. Infatti risulta molto più conveniente esercitare la professione in maniera autonoma e mantenersi nel limite dei 65.000 euro piuttosto che lavorare in associazioni o aggregazione ed essere assoggettati al regime ordinario.

Così, l’avv. Roberto Renzella rileva che la soluzione normativa appare del tutto contraria agli sforzi che l’Avvocatura istituzionale ha compiuto negli ultimi venti anni per incoraggiare i liberi professionisti a collaborare e ad associarsi, ed abbandonare il vecchio modello del “mono avvocato”.

Inoltre, c’è da sottolineare che il regime forfettario 2019 viola il principio basilare dell’equità fiscale poiché stabilisce una diversità di trattamento eccessiva tra i beneficiari ed i non beneficiari (soprattutto ai fini Iva e Irpef).

Non solo, il nuovo regime altera la concorrenza tra colleghi avvocati perché chi è beneficiario del regime agevolato non è tenuto ad imporre l’Iva sulle fatture. Ne consegue che per tutti i committenti non titolari di partita Iva sarà più conveniente rivolgersi ad un professionista che è in regime forfettario piuttosto che a uno in regime ordinario.

Si evidenzia poi che il regime forfettario 2019 prevede un monte deduzioni pari al 22% del fatturato e di conseguenza disincentiva la fatturazione dei costi, cosa che potrebbe causare gravi problemi anche dal punto di vista del gettito previdenziale.

Naturalmente a farne le spese non sono solamente le associazioni di avvocati ma di tutti i liberi professionisti, architetti, ingegneri e così via, anche se, è indubbio che la forma associata è particolarmente proprio tra chi esercita attività legali.

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