Quota 100 non basta: la proroga dell’Opzione Donna è d’obbligo

Il Movimento Opzione Donna avverte il Governo: “Proroga dell’Opzione Donna, se non oggi quando?” Ecco perché - secondo le amministratrici Teresa Ginetta Caiazzo e Lucia Rispoli - la Quota 100 non è abbastanza.

Quota 100 non basta: la proroga dell'Opzione Donna è d'obbligo

Della proroga dell’Opzione Donna il Governo ne ha parlato nel contratto (siglato da Lega e Movimento 5 Stelle) ma da allora non ci sono stati interventi concreti da parte dell’Esecutivo.

L’appuntamento decisivo sarà quello della Legge di Bilancio 2019, con la quale il Governo oltre a definire le risorse necessarie per attuare la riforma delle pensioni e rivedere la Legge Fornero farà chiarezza sugli interventi che ne faranno parte.

La certezza rappresentata dalla Quota 100, però, non è abbastanza dal momento che molte lavoratrici - specialmente nel Sud Italia - stentano a raggiungere il numero di contributi richiesti per accedere a questo strumento. Ecco perché - come ribadito da Teresa Ginetta Caiazzo e Lucia Rispoli, amministratrici del Movimento Opzione Donna - “Quota 100 non costituirebbe per le Donne alcuna soluzione di superamento della Legge Fornero”.

Ed è proprio per fare chiarezza sul futuro dell’Opzione Donna che noi di Money.it abbiamo intervistato le amministratrici di questo movimento, Teresa Ginetta Caiazzo e Lucia Rispoli le quali, tra l’altro, recentemente hanno incontrato il premier Giuseppe Conte per chiedere delucidazioni sulla riforma.

1) Buongiorno e grazie per la vostra disponibilità. Come prima cosa vi chiedo di presentare il vostro movimento ai nostri lettori, spiegando qual è il vostro obiettivo.

Il Movimento Opzione Donna, da noi rappresentato in qualità di amministratrici, è nato nel 2016 dall’esigenza di dar voce alle donne che fortemente hanno desiderato e sperato nella sopravvivenza della misura pensionistica “Opzione Donna” più giusta ed adeguata alle aspettative femminili ed arbitrariamente accantonata dal precedente governo per altri fini.

È attivo nelle sedi virtuali dell’omonimo gruppo e dell’omonima pagina Facebook e costituisce soltanto uno dei gruppi presenti sul web per la causa della Proroga di “Opzione Donna”.

Tale misura pensionistica, introdotta con la Legge sperimentale 243 del 2004, permette alle donne di accedere alla pensione a 57-58 anni di età con 35 di anzianità contributiva ed è basata esclusivamente sul calcolo contributivo per cui ogni donna “rinunzia” in modo permanente al 25-30% dell’importo del proprio assegno, con notevoli vantaggi per lo Stato.

Per l’inspiegabile ed arbitraria decisione del precedente Governo di non prorogarla, è stata negata a migliaia di donne la facoltà di potersi ancora avvalere di quest’unico provvedimento rispondente ai bisogni femminili in materia di accesso alla pensione, e ciò nonostante sia stata accertata la presenza di fondi e risparmi che invece ne avrebbero consentito la prosecuzione, prosecuzione che è contemplata dalla stessa legge.

Ad oggi possono accedere ad “Opzione Donna” solo le donne che hanno maturato i requisiti fino al 31.12.2015. Per le migliaia di Donne che, anche solo per un giorno, superano tale limite temporale, non è previsto più nulla, se non i termini inaccettabili delle recenti riforme, ultima la riforma Fornero.

È noto che per effetto di tali riforme, le donne hanno iniziato a rincorrere l’età per la pensione in una “rincorsa senza fine”, assistendo ad una serie di provvedimenti ispirati solo da un’avidità di guadagno che vengono ancora oggi adottati contro di esse e che non tengono conto del maggior impegno delle donne lavoratrici alle quali, tra l’altro, continua ad essere affidato il welfare nazionale.

Esse sono state così letteralmente “dimenticate” dal Governo italiano e noi rappresentiamo queste migliaia di Donne.

Il nostro Movimento è dunque impegnato da oltre due anni nella rivendicazione del diritto fondamentale delle donne lavoratrici al mantenimento dei criteri di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro previsti dalla legge 243/ 2004, tuttora vigente.

2) In questi giorni diverse lettrici ci hanno scritto chiedendoci quali sono le probabilità che l’Opzione Donna venga prorogata. In altri casi chi chiedono, preoccupate per il silenzio da parte del Governo, se questa misura per il pensionamento anticipato verrà mai stabilizzata. A tal proposito sappiamo che voi come Movimento Opzione Donna avete incontrato il premier Conte; sa dirci come è andato quell’incontro?

Il nuovo Governo ha assunto l’impegno di prorogare Opzione Donna inserendo l’iniziativa tra i punti del suo programma e siamo fiduciose che manterrà tale impegno. Pertanto il “silenzio” che nel merito si registra non ci preoccupa in quanto a nostro avviso non può significare una messa in discussione del punto programmatico ma piuttosto esso è da relazionarsi al fatto che il Governo non è ancora “pronto” ad esprimersi e che approfondimenti e verifiche tecnico-economiche siano ancora in corso.

Ad ogni modo riteniamo che la proroga della misura Opzione Donna, già prevista dalla legge vigente ma disattesa dal precedente governo, debba necessariamente precedere l’eventuale ulteriore iniziativa della sua “stabilizzazione”, che viceversa comporterebbe il varo di una nuova norma e la quantificazione ed il reperimento di nuove risorse economiche.

Al Premier Conte, che abbiamo di recente avuto il privilegio di incontrare, abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito ai tempi di approvazione della Proroga di Opzione Donna. “Se non ora, quando?” gli abbiamo detto nell’occasione, e lo ribadiamo, in quanto è necessario che essa venga inserita nel prossimo Bilancio perché non vadano dispersi i fondi esistenti e vanificati i notevoli vantaggi per lo Stato e, soprattutto, perché non vengano deluse le aspettative di migliaia di donne che l’attendono ormai da oltre tre anni.

3) Il Governo nel contratto ha promesso un superamento della Legge Fornero. Ad oggi, secondo le indiscrezioni, l’unica misura certa di essere introdotta nel 2019 sarà la Quota 100, mentre sulla proroga dell’Opzione Donna vige ancora incertezza. Secondo lei è veramente possibile un superamento della Legge Fornero senza Opzione Donna?

Opzione Donna non fu eliminata dalla Legge Fornero. La riforma mantenne la misura Opzione Donna riconoscendole dignità ed importanza in quanto “scelta” e “opportunità” per le Donne, concessa comunque a fronte di notevoli penalizzazioni e pagata da esse “a caro prezzo” per il calcolo contributivo dell’assegno e la conseguente sua riduzione permanente del 25-30% rispetto al calcolo retributivo/misto.

A nostro avviso “Opzione Donna” rappresenta una strada speciale ed autonoma essendo essa una “opzione”, indipendente dai percorsi che dovranno necessariamente essere intrapresi per il superamento della Legge Fornero, relativa ai pensionamenti obbligatori, con cui potrebbe continuare a convivere.

4) Prendiamo come ipotesi che alla fine il Governo deciderà di non prorogare l’Opzione Donna, ma concentrerà le risorse a disposizione per attuare una Quota 100 con età minima fissata a 62 anni (e 38 di contributi). In tal caso le lavoratrici potrebbero soccombere alla mancanza dell’Opzione Donna?

Noi escludiamo che tale ipotesi possa verificarsi. In ogni caso la soluzione “Quota 100” è già noto che lascerebbe fuori le donne, soprattutto al Sud, le quali stentano a raggiungere anche i 35 anni di contribuzione e si ritroverebbero con l’unica possibilità di accesso alla pensione con requisiti anagrafici non molto diversi da quelli fissati dall’inaccettabile Legge Fornero.

In sostanza “Quota 100” non costituirebbe per le donne alcuna soluzione di “superamento” della Legge Fornero. È prevedibile che se questa fosse l’unica risposta, le Donne non si arrenderebbero certo a “soccombervi”, ma agirebbero di conseguenza a tutela di un loro diritto e perché si risponda adeguatamente ad un loro bisogno.

5) In quest’ultimi mesi si è paventata l’ipotesi di una valorizzazione dei lavori di cura come unica concessione in materia previdenziale alle lavoratrici, in alternativa quindi alla proroga dell’Opzione Donna. Qual è la vostra opinione in merito?

Se quest’ipotesi si verificasse, vorrebbe dire che le donne sono davvero ancora ghettizzate, che il loro ruolo sociale e culturale viene ancora ignorato e che il riconoscimento della loro “specificità” viene limitato alla sola attività di “accudimento”, l’unica ritenuta “valorizzabile”.

Sarebbe una proposta inaccettabile ed umiliante non solo per le Donne ma per l’intera collettività, una barbarie dal punto di vista civile, una vergogna dal punto di vista culturale. Chi l’ha concepita dovrebbe essere radiato da qualsiasi contesto istituzionale.

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