Petrolio: lo shale oil USA non è una vera minaccia, parola dell’OPEC

Lo shale oil statunitense non rappresenterà un problema per il mercato petrolifero: a dirlo è l’OPEC che, complice la forza della domanda, punta ad un netto miglioramento del mercato nel 2018.

Petrolio: lo shale oil USA non è una vera minaccia, parola dell'OPEC

La produzione ininterrotta dello shale oil americano non sarà un ostacolo agli sforzi compiuti dai produttori globali di greggio per compensare l’eccesso di offerta, secondo le previsioni 2018 del presidente dell’OPEC.

Il mercato dovrebbe riequilibrarsi quest’anno, data la forte domanda e la decisione dei produttori di ridurre l’offerta, così come era stato promesso mesi fa. A dirlo è il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti Suhail Al Mazrouei, attuale presidente dell’OPEC, in un’intervista a Bloomberg. La sua controparte kuwaitiana, Bakheet Al-Rashidi, prevede una crescita del consumo mondiale di petrolio di 1,6 milioni di barili al giorno nel 2018 e un assorbimento della produzione in eccesso dai depositi di shale oil statunitensi.

Petrolio: le previsioni dell’OPEC per il 2018

Al Mazrouei si aspetta che lo shale oil diventi più forte di quanto sia stato nel 2017 ma che questo, per il mercato del petrolio, non rappresenterà un problema.

Il conteggio degli impianti petroliferi statunitensi è aumentato la scorsa settimana di 26 unità a 791, secondo quanto hanno mostrato i dati di Baker Hughes venerdì. La produzione di greggio americana settimanale ha superato i 10 milioni di barili al giorno per la prima volta in assoluto e il governo degli Stati Uniti prevede che arriverà a 11 milioni entro la fine dell’anno.

Il focus sulle giacenze

Un tale aumento complicherebbe gli sforzi dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e dei produttori alleati per sostenere i prezzi del greggio riducendo l’offerta. Lo scorso novembre OPEC, Russia e altri produttori di petrolio sono stati d’accordo a prorogare i limiti autoimposti alla produzione fino alla fine di quest’anno, per cercare di contrastare una saturazione alimentata (in parte) dai trivellatori statunitensi.

L’opinione diffusa è che il mercato stia andando nella giusta direzione. In quanto tempo riuscirà a raggiungere l’equilibrio, però, dipenderà solo dall’aumento della produzione di shale oil. L’OPEC e gli altri partecipanti all’operazione sui tagli all’offerta mirano a far rientrare le giacenze globali al livello medio degli ultimi cinque anni.

Gli Emirati Arabi Uniti sono il quarto produttore in ordine di grandezza tra i 14 membri dell’OPEC, mentre il Kuwait è al quinto posto, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Al Mazrouei rimane ottimista: la domanda di quest’anno sarà ottima, se non migliore di quella del 2017. Questo, insieme a dei buoni indicatori economici e in conformità con i tagli alla produzione, indica che il mercato del greggio pareggerà entro l’anno, ha affermato il presidente dell’OPEC.

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