Petrolio: il rialzo dei prezzi non aiuta le compagnie USA. In arrivo altri 4 default

La corsa del petrolio non arresta quelle dei fallimenti in Nord America delle compagnie del settore. Questa settimana hanno dichiarato default 3 società e presto lo faranno altre.

Il petrolio continua a guadagnare terreno e si affaccia sempre più ad un ritorno sui $50 a barile. Nonostante il notevole rialzo, però, non sembra che le le cose stiano migliorando per le compagnie del settore in Nord America.

Nella sessione di lunedì, tuttavia, arriva il nuovo report di Goldman Sachs sul prezzo del petrolio che arriva ad individuare un mercato di nuovo in deficit di greggio grazie ai numerosi stop di produzione.

Da inizio 2015, 130 società di Oil&Gas nordamericane hanno dichiarato bancarotta per un ammontare perso complessivo di $44 miliardi. Questa settimana, all’ingente numero di compagnie che hanno dichiarato default se ne aggiungono altre tre: Chaparral Energy Inc., Penn Virginia Corp. e Linn Energy LLC che tutte insieme hanno mandato in fumo più di $11 miliardi.

Non solo, almeno altre 4 compagnie del settore Oil&Gas nordamericane sono in procinto di dichiarare bancarotta, per un ulteriore ammontare di $8 miliardi.

Petrolio: continuano i defalut in NordAmerica anche con quotazioni attuali

Non si arresta il numero di fallimenti di compagnie nordamericane del settore Oil&Gas, nonostante la forte ripresa delle quotazioni del petrolio. I prezzi del greggio si stanno affacciando sempre più a quota $50 a barile, ma per le società del settore in Nord America i problemi continuano ad esserci.

Alle 130 compagnie nordamericane fallite da inizio 2015 se ne sono aggiunte altre tre la settimana in corso: Chaparral Energy, Penn Virginia e Linn Energy hanno infatti dichiarato lo stato di insolvenza. Insieme alle tre aziende sparisce così un ammontare di $11 miliardi da sommare ai $44 miliardi andati in fumo con il resto delle società andate in default.

E la crisi non si ferma qui, sembra infatti che almeno altre 4 compagnie siano molto vicine a dichiarare default tra le quali figurano Breitburn Energy Partners e SandRidge Energy che complessivamente valgono $8 miliardi.

Le bancarotte sono aumentate a causa dell’estrema difficoltà delle compagnie del settore di reperire nuovi fondi attraverso aumenti di capitale spiega Bloomberg.

Le società energetiche hanno sofferto dell’emigrazione di capitali verso i mercati obbligazionari ad alto rendimento, della riduzione delle linee di credito delle banche e del rallentamento delle cessioni di asset.

Petrolio: modello E&P in Nord America non è profittevole - Kynikos Associates

Jim Chanos di Kynikos Associates non crede che il modello E&P in Nord America sia economico e non ritiene che lo sia stato neanche nel periodo in cui il petrolio oscillava tra gli $80 e i $100 a barile.

Certamente non lo è agli attuali prezzi intorno ai $45, ha concluso l’esperto.

Petrolio: ecco le compagnie USA prossime al default

Molte altre compagnie stanno avendo difficoltà a reperire credito. SandRidge Energy, una società dal valore di $4,13 miliardi, ha dichiarato nel bilancio d’esercizio che gli auditor sono sempre più dubbiosi sull’abilità della compagnia di restare nel business.

Il bilancio 2015 ha fatto in modo di spostare la pubblicazione del report relativo al primo trimestre 2016 di SandRidge viste le discussioni in corso con i creditori riguardo una potenziale transazione di ristrutturazione.

Breitburn, che vale invece $3 miliardi, non è riuscita a pagare gli interessi sul debito di aprile ed a sua volta sta discutendo sul merito con i creditori.

W&T Offshore Inc., valutata $1,5 miliardi, ha problemi con le linee di credito dopo la riduzione a $150 milioni di aprile dai $350 milioni di marzo. L’azienda ha spiegato che il nuovo credito verrà ripagato in tre rate mensili.

Connacher Oil and Gas Ltd. ha dichiarato ai creditori di stare preparando i documenti per avviare la procedura di bancarotta data l’impossibilità di trovare una via alternativa al default.

Nessun portavoce delle compagnie sopra elencate ha risposto alle richieste di lumi dell’agenzia Bloomberg.

Petrolio a 45$ non salva nessuno - Bloomberg Intelligence

Tuttavia, Subash Chandra, un analista di Guggenheim Securities, spiega che le compagnie migliori a livello operativo potrebbero tornare profittevoli con i prezzi del petrolio a $50 mentre per quelle in difficoltà la situazione non cambierà.

Le società più abili nel prendere vantaggio saranno quelle dello shale oil in Nord Dakota, del Texas e dell’Oklahoma.

Chandrà però sottolinea che il ritorno a $50 del barile potrebbe trasformarsi preso in un’inversione di prezzo. Nell’eventualità che le la produzione rispondesse troppo rapidamente all’evoluzione dei prezzi, sarebbe difficile per le quotazioni dell’oro nero rimanere stabili intorno a $50.

Spencer Cutter, credit analyst di Bloomberg Intelligence, taglia corto. Secondo l’esperto la risposta più breve è che il petrolio a $45 non salva nessuno. Tutte le compagnie che stavano per dichiarare default con il petrolio a $30 corrono lo stesso rischio anche con il prezzo del barile a $45.

Un’inversione di tendenza la si potrà vedere sono nel caso in cui le quotazioni del greggio tornassero intorno ai $60-$65, conclude l’analista.

Fonte: Bloomberg.com

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