L’Onu decreta sanzioni “soft” alla Corea del Nord: è una vittoria per Kim Jong-un?

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L'Onu decreta sanzioni “soft” alla Corea del Nord: è una vittoria per Kim Jong-un?

Anche con il sì di Russia e Cina l’Onu approva nuove sanzioni verso la Corea del Nord però meno dure del previsto: che i missili di Kim comincino a dare i suoi frutti?

La Corea del Nord è sempre al centro delle vicende internazionali. Con i missili che per fortuna al momento tacciono, ecco che l’Onu ha decretato all’unanimità nuove sanzioni verso Pyongyang a seguito del test nucleare dei primi di settembre.

Dopo una lunga riunione, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite infatti ha approvato all’unanimità, quindi anche con i voti favorevoli di Russia e Cina, una risoluzione che prevede altre sanzioni verso la Corea del Nord.

Nel testo è previsto lo stop all’esportazione dei prodotti tessili da parte del paese di Kim Jong-un, con anche l’industria energetica che viene duramente colpita anche se alla fine si è evitato il blocco totale come era stata auspicato dagli Stati Uniti.

La risoluzione infatti è dai toni molto più “soft” rispetto a quanto era stato richiesto da Donald Trump: un segno questo di come la politica aggressiva e l’arricchimento nucleare voluto da Kim Jong-un sta iniziando a dare i suoi frutti?

Nuove sanzioni alla Corea del Nord

Le ultime provocazioni militari da parte di Kim Jong-un non potevano passare impunite. Il lancio del missile che ha superato le coste del Giappone e il test nucleare capace di generare due terremoti, hanno fin da subito messo in allarme l’Onu.

Scongiurata per fortuna una catastrofica escalation bellica, ecco che a bocce ferme si è riunito il Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove al centro del dibattito c’era la richiesta da parte degli Stati Uniti di nuove ed esemplari sanzioni contro la Corea del Nord.

Per riuscire ad ottenere l’unanimità dei 15 paesi membri, alla fine le sanzioni approvate dalle Nazioni Unite sono state dure ma non durissime, come invece era stato a lungo invocato da Donald Trump.

Per prima cosa Kim Jong-un non è stato inserito, a differenza di altre personalità o aziende nordcoreane, nella cosiddetta black list delle persone sanzionate, che avrebbe portato allo stop di tutti i viaggi e anche al blocco di diversi beni patrimoniali.

Le sanzioni comunque prevedono il blocco totale verso i prodotti tessili, mentre è parziale quello relativo all’industria energetica, visto che si è fatta eccezione “per tutti i derivati del petrolio sino a 500 mila barili per un periodo di tre mesi a partire dal 1 ottobre, e sino a 2 milioni di barili all’anno a partire dal primo gennaio 2018”.

L’eccezione è dovuta a motivi umanitari, in quanto la condizione deve essere che i barili “siano impiegati esclusivamente per il sostentamento della popolazione e che non generino profitti da investire nei programmi nucleari o balistici”.

Per ottenere il voto favorevole di Cina e Russia, si è deciso quindi per delle sanzioni meno severe, che soprattutto non vanno a colpire ulteriormente il già provato popolo nordcoreano.

I nuovi provvedimenti comunque boicottano il settore tessile che è uno dei più floridi in Corea del Nord. Misure queste che poi si vanno ad aggiungere con il blocco all’esportazione di ferro, piombo e prodotti ittici, deciso sempre dall’Onu nei mesi scorsi.

Anche se Pyongyang è uno dei paesi più ricchi al mondo a livello di risorse, queste sanzioni vanno a colpire duramente la già traballante economia del paese. Nonostante questo, la linea più morbida del previsto potrebbe far pensare a una sorta di vittoria per Kim Jong-un.

Una vittoria per Kim Jong-un?

Nonostante le solite roboanti minacce “Il mondo sarà testimone di come la Corea del Nord addomesticherà i gangster americani prendendo una serie di azioni più forti di quanto possano immaginare”, è ovvio che Pyongyang si aspettasse nuove sanzioni dopo i suoi ultimi test.

La decisione dell’Onu però, giustificata da più che apprezzabili “motivi umanitari”, nasconde al tempo stesso la sensazione che l’Occidente abbia anche una discreta paura dell’arsenale militare della Corea del Nord.

Ormai che il regime di Kim Jong-un si sia dotato di missili anche intercontinentali capaci di trasportare testate nucleari, è una pericolosa certezza. Se così non fosse, Donald Trump da tempo avrebbe dato il via a un’operazione militare nella penisola coreana.

Per evitare quindi il possibile scoppio di una guerra che potrebbe drammaticamente diventare nucleare, volenti o nolenti come sottolineato più volte anche da Vladimir Putin con Pyongyang bisogna trattare.

Ecco dunque che le sanzioni più morbide del previsto possono essere lette come una attestazione dello status di potenza nucleare nei confronti della Corea del Nord, che alla fine è il vero scopo della corsa agli armamenti di Pyongyang.

Anche se i vari blocchi commerciali inflitti colpiscono l’economia nordcoreana, Kim Jong-un ha fatto capire agli Stati Uniti che non può pensare di attaccare militarmente la sua nazione senza incorrere in tragiche conseguenze.

Ora quindi si dovrà trattare con la palla che passerà alla diplomazia, sempre che Pyongyang non decida di effettuare nuovi lanci missilistici oppure test nucleari, che potrebbero compromettere tutte le buone intenzioni che in questo momento sembrerebbero spuntare fuori dopo mesi di muro contro muro.

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