Minniti lancia l’allarme terrorismo: “Foreign fighters sui barconi? Ipotesi concreta…”

Ospite a Firenze della festa de Il Foglio, il ministro dell’Interno Marco Minniti lancia l’allarme su possibili terroristi in viaggio verso l’Europa sui barconi dei migranti.

Minniti lancia l'allarme terrorismo: “Foreign fighters sui barconi? Ipotesi concreta…”

Dopo la caduta di Raqqa e l’ormai fine dello Stato Islamico dell’Isis, secondo il ministro dell’Interno Marco Minniti sarebbe un’ipotesi concreta quella che molti dei cosiddetti foreign fighters starebbero cercando di tornare in Europa attraverso i barconi dei migranti.

Il collasso del califfato in Medio Oriente infatti avrebbe provocato una massiccia fuga dalla Siria e dall’Iraq di migliaia di guerriglieri jihadisti, che si starebbero ora concentrando in Nord Africa e che potrebbero utilizzare i viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo per entrare nel Vecchio Continente.

Per Minniti c’è un pericolo foreign fighters

Da tempo il ministro Marco Minniti è senza dubbio tra gli esponenti dell’attuale governo più discussi ma anche apprezzati. Il sensibile calo degli sbarchi che si è registrato negli ultimi mesi sulle nostre coste infatti ha ricevuto apprezzamenti bipartisan, anche in Europa.

Il rovescio della medaglia però sarebbe il come questi arrivi di migranti sarebbero stati ottenuti: voci infatti di un accordo con milizie locali in Libia per impedire le partenze sono sempre più diffuse, ma l’Italia finora ha sempre parlato solo di accordi con il governo di Tripoli.

Fatto sta che la figura di Minniti è tra le più emergenti del panorama politico nostrano, tanto che il suo indice di gradimento sarebbe ben maggiore a quello di Matteo Renzi, anche se il ministro ha più volte giurato fedeltà al suo segretario.

Un concetto questo espresso anche durante la festa del quotidiano Il Foglio a Firenze, dove il titolare del dicastero dell’Interno è intervenuto sottolineando il suo totale appoggio a Renzi. Importanti però sono state anche le parole espresse in merito al problema dei foreign fighters di ritorno dalla Siria.

Un anno fa se mi avessero chiesto se i foreign fighters sarebbero potuti venire in Italia in barca, avrei risposto ’no’. Ora invece è un’ipotesi concreta. Siamo alla fuga individuale dei foreign fighters, è una diaspora di ritorno, è cosa concreta che usino le rotte del traffico di esseri umani. Da qui l’ossessione in questi dieci mesi per il confine meridionale della Libia. Il confine meridionale della Libia è sempre più il confine meridionale dell’Italia.

Secondo Minniti, da tutto il mondo sarebbero arrivati in Siria circa 30.000 aspiranti jihadisti, di cui un centinaio dall’Italia. Con la caduta delle principali città controllate dall’Isis, molti di loro potrebbero decidere di tornare nei loro paesi d’origine utilizzando anche i viaggi via mare intrapresi dai migranti.

Che rischi ci sono per l’Europa?

La minaccia del terrorismo internazionale quindi continuerebbe a essere sempre molto alta nonostante le sconfitte militari subite dall’Isis in Siria. Anzi, il pericolo ora con il ritorno a uno stato di clandestinità dei jihadisti sarebbe ancora maggiore.

Le parole pronunciate da Minniti infatti sono più che mai veritiere. Non è sbagliato ipotizzare che come detto dal ministro fino a qualche tempo fa era impensabile che un terrorista islamico potesse utilizzare i viaggi della speranza per spostarsi in Europa.

Un miliziano infatti è una risorsa troppo importante per rischiare che possa morire nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Chi ha compiuto attentati in Europa infatti o era nativo del continente oppure, nel caso fosse arrivato tramite il mare, si è radicalizzato dopo il suo sbarco.

Adesso però la situazione è cambiata. Tanti jihadisti sono in fuga dal Medio Oriente, con molti che starebbero cercando di giungere in Africa per unirsi ai miliziani presenti in Libia ma ora anche in Algeria.

Altri invece, soprattutto quelli provenienti da paesi europei, potrebbero aver deciso di far ritorno a casa, forti anche della efficace rete di protezione che l’Isis può contare nel Vecchio Continente.

Visto il crollo dello Stato Islamico, a ragione Minniti afferma che adesso il rischio di foreign fighters mescolati a normali migranti sui barconi è alto. Motivo in più questo per il ministro di cercare di controllare maggiormente cosa succede in Libia, soprattutto nella sua parte meridionale.

La prossima sfida al terrorismo sembrerebbe essere proprio questa: riuscire a intercettare i guerriglieri dell’Isis in fuga prima che questi possano riorganizzarsi, mantenendo allo stesso tempo alta anche l’attenzione in Europa per prevenire possibili attentati come da ritorsione per la fine del califfato.

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