Secondo il ministro della PA, Marianna Madia, i dipendenti pubblici dovrebbero continuare a godere del reintegro in caso di licenziamento, mentre ai privati spetterebbe solo l’indennizzo. Ecco perché
I dipendenti pubblici dovrebbero continuare ad avere la possibilità di essere reintegrati sul posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare illegittimo. Queste le parole del ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. I lavoratori statali si troverebbero così in una situazione nettamente differente rispetto a quelli privati.
«ci deve essere la possibilità di reintegro, anche perché si licenzia con i soldi di tutti»
Affermazioni che accentuano ancora di più le differenze tra pubblico e privato esistenti in materia di diritti e tutele.
Ad oggi, con l’approvazione del Jobs Act, viene meno il reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento economico, anche nel caso in cui esso risulti illegittimo. Per quanto riguarda i licenziamenti disciplinari invece, le parole del ministro rischiano di aprire una disputa e di suscitare aspre polemiche riguardanti il diverso trattamento tra dipendenti pubblici e privati.
Questi ultimi infatti, hanno diritto al reintegro solo nel caso in cui, il fatto materiale che ha causato il licenziamento non è mai accaduto. I dipendenti pubblici, invece, secondo la Madia dovrebbero avere delle tutele maggiori, sarebbe a dire, continuare ad aver diritto ad un reintegro in determinate condizioni. Il motivo di tali dichiarazioni sarebbe di natura economica, dato che gli indennizzi saranno pagati con i soldi pubblici, mentre nel caso dei lavoratori privati sarebbero a carico dei datori di lavoro.
Il ministro della PA ha sottolineato come sia palese che tra lavoro statale e lavoro privato ci siano delle «differenze oggettive». In più:
«nell’ambito dei disciplinari la normativa Brunetta credo sia dura e ha anche inserito lo scarso rendimento come criterio per la licenziabilità».
Insomma, perché non ampliare ancora di più queste differenze oggettive garantendo tutele agli uni e non agli altri e creando dipendenti di serie A e di serie B? Forse questa domanda, l’esimio ministro, dovrebbe porsela.