Jobs Act: aboliti i contratti a progetto, ma ci sono delle eccezioni. Ecco chi può continuare con i co.co.pro.

Il Jobs Act abolisce i contratti a progetto. Il superamento dei co.co.pro. avverrà in due fasi. Ma ci sono tre eccezioni che riguardano migliaia e migliaia di persone. Ecco chi potrà continuare a usufruire dei contratti di collaborazione a progetto

Il Jobs Act ha abolito il contratto a progetto, meglio noto come co.co.pro. A decorrere dall’entrata in vigore del decreto sul riordino delle tipologie contrattuali (attualmente alle Camere per la consultazione parlamentare) non sarà più possibile attivare nuovi contratti di collaborazione a progetto. Per quanto riguarda quelli già in essere invece, potranno andare avanti fino alla loro naturale scadenza, ma ovviamente non potranno essere rinnovati.

Il decreto legislativo che parla, tra gli altri, dei co.co.pro. prevede però alcune eccezioni. Ecco quali.

Contratto a progetto: le novità del 2015
L’abolizione del contratto a progetto a partire da quest’anno verrà attuata in varie fasi. La prima prevede il divieto di stipulare nuovi contratti a progetto dalla data di entrata in vigore del decreto fino al 31 dicembre 2015.

A partire dal 1°gennaio 2016 inizierà la seconda fase che prevede la riconduzione del co.co.pro. nell’ambito dei meccanismi del lavoro subordinato. Vale a dire che, a decorre da questa data, ai rapporti di collaborazione che si concretizzano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro, verrà applicata la disciplina relativa al lavoro subordinato.

Co.co.pro. 2015: le eccezioni
Il Governo però prevede alcune deroghe. L’abolizione dei co.co.pro. non riguarderà infatti i contratti riguardanti alcune categorie di lavoratori. In particolare sono previste tre eccezioni. Rimangono Esclusi dall’abolizione infatti, i contratti a progetto relativi a:
Rimangono salvi i cocopro relativi a
- specifici accordi con i sindacati
professionisti iscritti agli ordini
- componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni.

Per quanto riguarda i contratti derivanti da accordi con sindacati in particolare, il Governo ha specificato che:

«Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore e poche altri tipi di collaborazioni».

A questa categoria appartengono numerosi lavoratori, primi fra tutti i co.co.pro. attivi nei call center (circa 80mila persone), i cui contratti sono regolati da un accordo collettivo risalente al 2013.

Inoltre bisogna aggiungere che i datori di lavoro che, nell’immediato, trasformano un contratto di collaborazione a progetto o una consulenza a Partita IVA in contratto a tempo indeterminato vedranno estinguersi in automatico le violazioni in relative agli obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro precedente.

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