Forex: Regola N. 8 - La teoria è diversa dal mondo reale

Il trader inesperto è convinto che tutto possa risolversi con lo studio della tecnica. Sbagliato. Il forex trading è più arte che scienza. Ecco perché.

I trader inesperti che si approcciano per la prima volta al mercato del forex spesso sono attratti dalle strategie redditizie che promettono di generare milioni. La maggior parte di queste strategie hanno un rapporto rendimento/rischio e un profitto davvero impressionante, assicurando di poter raggiungere ad esempio il rapporto 3 dollari di rendimento per solo 1 dollaro di perdita.
Armati di tale promessa, i trader neofiti aprono il proprio conto forex trading con un broker e si avviano velocemente perdere tutto il loro capitale.
Perché?
Perché il forex trading non è logico, ma è di natura psicologica: l’emozione ha - alla fine - sempre il sopravvento sull’intelletto e spinge il trader verso la peggior mossa possibile nel peggior momento possibile.

Il forex trading è più arte che scienza
E. Derman, responsabile delle strategie quantitative alla Goldman Sachs, una delle principali società di investment banking, una volta ha osservato:

«In fisica si gioca contro Dio, e Dio non cambia idea molto spesso. In finanza, si gioca contro le creature di Dio, i cui sentimenti sono effimeri, nel migliore dei casi instabili, e le notizie su cui basano la propria strategia cambiano in contnuazione».

Questo è il difetto più diffuso tra i trader alle prime armi. Credono di poter programmare una soluzione di trading e far partire una macchina che generi più profitto possibile ogni giorno dal mercato del forex.
Ma il forex trading è meno scienza e più arte: prima i trader si rendono conto di dover compensare in qualche modo la propria umanità,e prima inizieranno a padroneggiare la complessità del forex trading.

Teoria vs. Mondo reale
Ecco un esempio su come nel forex trading il matematicamente ottimale è spesso psicologicamente impossibile.

La saggezza convenzionale all’interno dei mercati è che i trader debbano sempre operare in un rapporto rendimento/rischio a 2:1. Apparentemente sembra essere una buona idea. Dopotutto, se il trader riesce bene anche solo il 50% del tempo, nel lungo periodo avrà un grande successo: infatti, con un rapporto di 2:1 rendimento/rischio, il trader può sbagliare 6,5 volte su 10 e continuare comunque a guadagnare.
Nella pratica, però, questa situazione è molto difficile da raggiungere.

  • Immagina il seguente scenario: apri una posizione sul Cable GBP/USD. Diciamo che decidi di andare short sulla coppia a 1,7500, con uno stop a 1,7600 e un target di 1,7300. In un primo momento, la tua posizione sta andando bene. Il prezzo si muove nella direzione che desideri: GBP/USD è arrivato a 1,7400, poi scende ancora a 1,7360 e comincia ad avvicinarsi a 1,7300.
    A quota 1,7320, il cambio GBP/USD rallenta la sua discesa e il trend si inverte. Il cambio è ora a 1,7340, poi a 1,7360, poi a 1,7370.
    Ma rimani calmo, sei alla ricerca del rapporto rendimento/rischio a 2:1.
    Prima di accorgerti dell’inversione, il GBP/USD sale non solo al livello di prezzo della tua entrata, ma sale ancor di più e arriva a 1,7600, bloccando la posizione.

Hai appena lasciato che 180 punti di profitto si trasformassero in una perdita di 100 punti. In effetti, si è creata un’altalena di 280 punti.

Questo è il forex trading nel mondo reale, non la versione idealizzata presentata nei libri di testo. Questo è il motivo per cui molti trader professionisti spesso non seguono il rapporto rendimento/rischio a 2:1.
Chiaramente la strategia che ne risulta avrà matematicamente meno valore, ma nel forex trading, ciò che è matematicamente ottimale non è necessariamente psicologicamente possibile.

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