Forex EUR/USD a 1,0969: i dati sull’occupazione USA deludono e il rialzo dei tassi si allontana

A seguito dei dati sull’occupazione americana le borse europee hanno assistito ieri a un balzo della moneta unica con un forex Eur/Usd a 1,0969: ecco perché il rialzo dei tassi USA si farà ancora attendere.

Mentre le borse continentali iniziano la pausa pasquale arriva dal mercato valutario uno scossone determinato dai dati dell’occupazione USA. Dati poco incoraggianti che hanno determinato forti vendite del dollaro e una conseguente impennata dell’euro che, nel corso della giornata di ieri ha superato quota 1,10 sul dollaro, con una variazione al rialzo di oltre l’1,1%, per poi portare il cross Eur/Usd a quota 1,0969.

Come sono da interpretare i dati sull’occupazione americana? Nel mese di Marzo 2015 i nuovi occupati statunitensi sono stati solo 126000 mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 5,5%. Per quanto riguarda il numero dei nuovi posti di lavoro occorre rilevare che si tratta del dato più basso dal dicembre 2013 un dato che, almeno apparentemente interrompe un trend positivo di cui gli analisti si aspettavano una sostanziale conferma anche per il mese di Marzo, dal momento che stimavano, per il mese appena conclusosi 245000 nuovi posti di lavoro. Il dato relativo ai nuovi posti di lavoro è la risultante tra i nuovi occupati nel settore privato (129000 nuovi assunti) e i tagli avvenuti nel settore pubblico (3000 unità).

Ai dati relativi ai nuovi posti di lavoro e al tasso di disoccupazione che sono certamente quelli più importanti e quelli che, di certo, hanno influito sull’andamento del cambio euro dollaro e sulle vendite avvenute sul biglietto verde, occorre aggiungere anche dati, di minor rilevanza, diffusi ieri dal Dipartimento del Lavoro statunitense. Sono stati, innanzitutto, riviste al ribasso i dati di Gennaio e Febbraio, sempre relativi ai nuovi occupati: nel primo mese del 2015 sono stati effettivamente creati 201000 nuovi posti di lavoro (rispetto ai 239000 precedentemente stimati) mentre nel mese di Febbraio 264000 (rispetto ai 295000 precedentemente stimati). Per quanto il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è stata rilevata una lieve flessione che vede l’indice passare dal 62,8% al 62,7%.

Il dato che segna l’arresto della ripresa dell’occupazione americana ha prodotto consistenti effetti anche sul mercato obbligazionario dove gli investitori hanno comprato una quantità maggiore di titoli di stato americani facendo passare il tasso di rendimento sui T-bond a scadenza decennale dall’1,92 all’1,81% con un ribasso di 11 punti base.

Quel che gli operatori finanziari si aspettano è che la Fed, alla luce dei nuovi dati sull’occupazione riveda le proprie strategie riguardo ai tassi d’interesse. La Fed ha sempre ritenuto i dati sull’occupazione come quelli da tenere maggiormente sotto controllo per decidere di mettere in campo un effettivo rialzo dei tassi e ora, anche se la Fed potrebbe presumibilmente lasciare invariato il tono dei suoi prossimi comunicati, viene considerato maggiormente probabile che l’atteggiamento paziente manifestato finora possa protrarsi, nella realtà dei fatti, ancora per diversi mesi.

In ogni caso, al di là delle prospettive di medio termine, è diffusa la convinzione che l’apertura di lunedì prossimo sarà al ribasso: secondo David Donabedian dell’Atlantic Trust Private Wealth Management, gli investitori terranno conto del fatto che anche i futures sulla Borsa americana con scadenza a giugno sono in calo dello 0,8% e utilizzeranno questo dato come

«scusa per vendere il dollaro. Gli investitori ora rivedranno il percorso di rialzo dei tassi Fed»

In ogni caso, si tratta comunque di una tempesta passeggera perché sia il Governo statunitense che gli analisti finanziari sono convinti che, comunque, nei prossimi mesi si assisterà a una crescita dell’economia americana solida, seppur non spettacolare. Secondo Karen Dynan, capo economista del Tesoro,

«Il rapporto di marzo del dipartimento del Lavoro è solo un singolo dato che fa parte di una serie molto volatile, tanto più che il maltempo e il blocco dei porti sulla West Coast hanno pesato non poco. I fondamentali dell’economia americana restano solidi e lo si vedrà nei prossimi mesi»

I dati sull’occupazione americana relativi a Marzo avrebbero, quindi, un’interpretazione esaustiva solo se letti alla luce di cause esogene che poco hanno a che fare con l’andamento strutturale dell’economia: nel mese appena conclusosi, infatti sarebbero stati 182000 i lavoratori americani esclusi dal mercato del lavoro a causa del maltempo, un numero particolarmente elevato rispetto alla media storica mensile (141000 persone).

In ogni caso anche se la ripresa dell’economia americana dovesse consolidarsi nei prossimi mesi rimane ormai esclusa l’ipotesi di un rialzo dei tassi d’interesse USA ad Aprile: la FED dopo la sua ultima riunione, avvenuta il 17 e il 18 Marzo scorsi, aveva chiarito che un eventuale rialzo dei tassi avverrà solo

«quando avrà visto ulteriori miglioramenti nel mercato del lavoro e quando sarà sufficientemente sicura che l’inflazione sarà tornata verso il suo obiettivo di medio termine del 2%»

Occorrerà, quindi, attendere ancora, con ogni probabilità l’autunno, se non l’inizio del nuovo anno, per un rialzo dei tassi che, comunque, gli operatori economici statunitensi non hanno fretta di vedere concretizzato, dal momento che, quello sì, costituirebbe solo un pesante freno alla ripresa dell’economia americana.

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories