Borsa Italiana: FCA, amaro il bilancio dopo un mese senza Marchionne

Le aziende della galassia Agnelli in sofferenza a Piazza Affari reduci da un mese senza l’ex a.d. Marchionne

Borsa Italiana: FCA, amaro il bilancio dopo un mese senza Marchionne

Il 25 agosto passerà giusto un mese dalla morte dell’ex amministratore delegato di FCA e Ferrari Sergio Marchionne, morto lo scorso 25 luglio all’ospedale universitario di Zurigo, dove era ricoverato per una grave complicazione ai polmoni.

Ironia della sorte, in corrispondenza con il giorno del decesso del suo amministratore delegato, il gruppo italoamericano ha presentato i conti del primo semestre dell’anno: l’ultimo bilancio targato Sergio Marchionne.

La scomparsa dell’ex numero uno del Lingotto ha pesato come un macigno non solo sul morale, ma anche sui conti e sull’andamento in Borsa dei titoli FCA e della galassia Agnelli, in primis Ferrari. Dal 20 luglio scorso, infatti, le aziende della famiglia torinese sono in sofferenza, ed hanno portato ad una perdita in conto capitale di oltre 6 miliardi e 361 milioni di euro (dato che si ottiene moltiplicando il numero di azioni in circolazione per il loro valore unitario).

Il segno meno riguarda tutte le aziende del gruppo, dalla holding di famiglia Exor (-1,8%) a FCA (-12%) passando per Ferrari che nonostante aver perso il 9% rimane, con 105 euro per azione, il gioiello del gruppo. Unica eccezione è rappresentata da CNH Industri che, al contrario, registra una performance con segno positivo del 16,3 per cento.

I mercati sono prudenti sul futuro dell’azienda in attesa che il nuovo Ceo Mike Manley prenda il comando in pianta stabile, ma il calo potrebbe essere anche fisiologico: in Borsa il settore vive una fase di stagnazione dovuta alla congiuntura internazionale non favorevole per via delle minacce di dazi tra Stati Uniti ed Europa e il rallentamento dell’economia cinese.

Resta ancora da sciogliere il nodo sul futuro dell’azienda che di certo non potrà sempre vivere sulla strada tracciata da Marchionne: Mike Manley è atteso al varco delle decisioni strategiche riguardanti anche il futuro degli stabilimenti italiani. Il futuro non è da inventare ma solo da costruire. Il Piano industriale c’è, si tratta di concretizzarlo sulla scia di quanto fatto con il raggiungimento dello storico traguardo dell’azzeramento del debito industriale come già ufficializzato nel giorno della scomparsa del suo ex amministratore delegato.

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