Alitalia, il piano di Di Maio: “Convertiamo in equity parte dei 900 milioni del prestito ponte”

Luigi Di Maio torna sulla questione Alitalia: «Serve un controllo pubblico, ma dobbiamo anche attrarre partner privati». Entro ottobre si potrebbe chiudere.

Alitalia, il piano di Di Maio: “Convertiamo in equity parte dei 900 milioni del prestito ponte”

La data di scadenza rimane sempre la stessa così come l’avverbio usato per definire il risultato finale. “ Sono molto fiducioso che entro fine mese si possa chiudere brillantemente anche questo dossier”.

Entro ottobre il governo è pronto a chiudere in maniera brillante la questione Alitalia, parola di Luigi Di Maio. Sul come fare è arrivata l’ennesima conferma di quello che sarà il ruolo dello Stato: si sta studiando la possibilità di convertire in equity parte dei 900 milioni concessi alla compagnia aerea dal passato governo.

Da risolvere però c’è sempre la questione dei partner. Oltre alla possibile sinergia con Ferrovie dello Stato, ci sarebbe anche una compagnia cinese che potrebbe essere coinvolta nel piano di salvataggio. I tempi però per una fumata bianca sembrerebbero essere stretti.

Di Maio serra i tempi per Alitalia

Lavora senza sosta su più fronti Luigi Di Maio. Il ministro oltre che per la strategica partita riguardante la legge di Bilancio, sta concentrando le sue attenzioni anche per l’altrettanto delicata questione dell’Alitalia.

Il nostro obiettivo per Alitalia è farla diventare una compagnia strategica per il turismo italiano - ha spiegato il leader del Movimento 5 Stelle - Serve un controllo pubblico, ma dobbiamo anche attrarre partner privati. Sono molto fiducioso che entro fine mese si possa chiudere brillantemente anche questo dossier”.

L’intento quindi di riportare lo Stato in maniera diretta dentro la compagnia aerea nostrana è ormai diventato una certezza. Anche sulle modalità è chiaro quello che è il piano pensato da Di Maio.

Abbiamo già un prestito ponte che è stato fatto ad Alitalia dal governo precedente convertiamo una parte di quello in equity e poi tutta un’altra parte la raccogliamo sul mercato con gli attori privati”. Secondo il ministro quindi “per esempio sarebbe molto interessante riuscire a portare avanti progetti di intermodalità anche tra Ferrovie e Alitalia”.

Oltre a Ferrovie dello Stato che potrebbe entrare nel progetto, si dovrà poi trovare un partner privato pronto a entrare con una quota anche del 30%: dopo il recente viaggio in Cina di Di Maio, si parla con insistenza a riguardo di una compagnia di Pechino.

Le difficoltà

Dopo anni di pesante rosso, nel terzo trimestre Alitalia è tornata a far registrare profitto per 2 milioni di euro. Il commissario straordinario Luigi Gubitosi ha sottolineato come la società “sta avendo dei buoni ricavi”, ma l’aumento del prezzo del petrolio “porterà a un aumento importante dei costi”.

Segnali comunque di ripresa che potrebbero ingolosire partner privati. Se però la mission è quella di chiudere il dossier entro fine mese, difficile che in così poco tempo i sempre scrupolosi cinesi possano esaminare tutte le carte di Alitalia.

Le difficoltà però potrebbero essere anche altre. Per non fare arrabbiare l’Europa entro il 10 dicembre Alitalia dovrà restituire il prestito ponte ricevuto, altrimenti potrebbe scattare la procedura per aiuto di Stato mascherato.

Ci dovrebbe essere poi un nuovo spacchettamento con la formazione di una newco dove far confluire gli asset, mentre tutta la parte malata dell’azienda andrebbe messa in una bad company e poi affidata ai commissari per la liquidazione.

In più al momento mancherebbe anche un piano strategico per il rilancio della compagnia di bandiera. “Ad Alitalia serve un ottimo management” ha sottolineato Di Maio, ma per capire quale sia nel suo complesso il piano del ministro a questo punto non rimane che aspettare fine ottobre.

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