Riforma delle pensioni: età pensionabile bloccata a 67 anni

Il Governo pensa ancora al blocco dell’età pensionabile: potrebbe essere realizzato, però, solamente nel 2021.

Riforma delle pensioni: età pensionabile bloccata a 67 anni

L’età pensionabile potrebbe essere bloccata, ma solo a partire dal 2021.

La riforma delle pensioni non porterà solamente novità nell’immediato; il Governo Conte, infatti, sta riflettendo sia sugli interventi da introdurre nel 2019 sia su quelli futuri, così da arrivare all’effettivo superamento della Legge Fornero promesso nel contratto Lega-Movimento 5 Stelle.

Come noto la riforma nel 2019 dovrebbe contare esclusivamente due interventi con il quale il Governo intende dare più flessibilità per i pensionamenti: la prima misura prevede l’introduzione della Quota 100 per consentire il pensionamento all’età di 62 anni e con un requisito contributivo fisso di 38 anni, mentre la seconda riguarda la proroga dell’Opzione Donna rivolta alle lavoratrici con 57 anni e 7 mesi (58 e 7 mesi nel caso delle autonome) con 35 anni di contributi.

Una volta approvate queste due misure, per le quali saranno stanziate le risorse in Legge di Bilancio, il Governo conta di riprendere le discussioni sulla riforma previdenziale così da completare nel 2020 la revisione della Legge Fornero: l’obiettivo è di arrivare tra due anni a consentire il pensionamento con Quota 41 a tutti i lavoratori (al raggiungimento quindi di 41 anni e 5 mesi di contributi) o in alternativa con la pensione di vecchiaia per cui l’età pensionabile potrebbe essere bloccata a 67 anni.

Non è un segreto infatti che il Governo stia riflettendo sulla possibilità di bloccare l’età pensionabile che dal 2019, per effetto dell’adeguamento con le speranze di vita, sarà incrementata di 5 mesi raggiungendo così quota 67 anni (più 20 anni di contributi).

A tal proposito, nelle ultime ore sono emerse nuove indiscrezioni sul blocco dell’adeguamento tra età pensionabile e speranze di vita che meritano di essere riportate. Come annunciato dal Messaggero, infatti, questo blocco partirebbe solamente dal 2021, quando è in programma un nuovo adeguamento dei requisiti per la pensione con le aspettative di vita.

Blocco dell’età pensionabile: il piano del Governo

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato della possibilità di un blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile con le speranze di vita, vero e proprio punto centrale della Legge Fornero, ponendo però qualche dubbio sulla possibilità che ciò effettivamente accada già dal prossimo anno.

Al Governo, infatti, costerebbe troppo bloccare l’aumento dell’età pensionabile in programma dal 1° gennaio 2019 che ricordiamo comporterà un aumento di 5 mesi dei requisiti anagrafici - e in alcuni casi di quelli contributivi - richiesti per il pensionamento.

Ad oggi, Europa permettendo, il Governo sembra avere a disposizione poco più di 7 miliardi per riformare il sistema previdenziale, una cifra appena sufficiente per introdurre la Quota 100 con paletti di 62 anni di età e 38 di contributi e per prorogare nel contempo la fase sperimentale dell’Opzione Donna.

Bloccare anche l’età pensionabile quindi avrebbe un costo che al momento non ci possiamo permettere. Ecco perché il Governo sembra essere deciso a rinviare questo discorso al prossimo adeguamento, in programma nel 2021 (la Legge Fornero stabilisce che ciò deve avvenire ogni 2 anni).

Età pensionabile bloccata a 67 anni

Se così fosse per accedere alla pensione di vecchiaia saranno richiesti sempre 67 anni e 20 di contributi, indipendentemente dagli aumenti delle speranze di vita che verranno rilevati dall’Istat nei prossimi anni.

Allo stesso tempo il requisito contributivo per la pensione anticipata sarebbe fissato a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e a 42 anni e 3 mesi per le donne.

Questa decisione del Governo, tra l’altro, potrebbe essere in linea con l’andamento demografico nei prossimi anni. Secondo le previsioni dell’Istat, infatti, nel prossimo biennio ci dovrebbe essere una “pausa per l’aumento delle speranze di vita”; quindi indipendentemente dalla decisione dell’Esecutivo ci sono buone possibilità che almeno nel 2021 non ci siano variazioni per i requisiti del pensionamento.

Tuttavia il Governo intende prendere questa decisione indipendentemente da quelli che saranno i rilevamenti dell’Istat, così da bloccare l’adeguamento in via definitiva.

Gli effetti per il sistema previdenziale

Ovviamente bloccare l’età pensionabile avrà dei costi; questi potrebbero essere pari a 0 per il 2021 - visto che, come anticipato, potrebbe non esserci un allungamento delle speranze di vita - ma per il 2023, come previsto dalla Ragioneria generale di Stato, porterebbe la spesa previdenziale ad un livello più alto di circa lo 0,8% del PIL.

Se si persevererà con il blocco si arriverà al 2060 con un effetto cumulato di circa il 21,7% del PIL che rispetto ai valori attuali equivale a circa 400 miliardi di euro.

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