Mini confezioni maxi prezzi: così le aziende ingannano i clienti

Si chiama shrinkflation l’ultima mossa delle aziende per ingannare i consumatori: compriamo quantità di prodotto sempre inferiori ma al solito prezzo fisso.

Mini confezioni maxi prezzi: così le aziende ingannano i clienti

Mini confezioni a prezzo invariato: si tratta della shrinkflation, l’ultima diavoleria pensata dalle aziende per ingannare i consumatori.

È difficile che ci si faccia caso, perché quello che balza all’occhio quando si fanno acquisti è soprattutto il prezzo di un prodotto. Ed è proprio questo il motivo alla base della contrazione delle confezioni pensata per evitare la contrazione dei consumi.

Così, dal 2012 al 2017, negli scaffali dei supermercati prodotti come cioccolato, zucchero o prodotti per l’igiene personale sono diventati sempre più piccoli. Si tratta, sia chiaro, soltanto di pochi esempi.

L’esempio simbolo della shrinkflation in Italia è sicuramente il caso delle bollette ogni 4 settimane: fatturando il costo degli abbonamenti telefonici ogni 28 giorni e non più su base mensile, gli italiani si sono trovati a sborsare una somma pari all’8,2% in più. Il tutto, neanche a dirlo, a vantaggio delle grandi aziende di telecomunicazioni e a discapito delle tasche dei consumatori.

Mini confezioni a prezzo fisso: si tratta della shrinkflation

La pratica di rimpicciolire le confezioni e quindi le quantità di prodotto senza ridurne il prezzo di vendita ha un nome ben preciso: si tratta della shrinkflation. Stiamo parlando di una pratica commerciale che consiste nel ridurre (shrink) il peso fisico di un prodotto mantenendo tuttavia un prezzo costante (flaction inteso come generale aumento dei prezzi).

Il tutto, ovviamente, va a ripercuotersi non sulle abitudini di acquisto dei consumatori quanto sulle loro tasche perché, sebbene senza variazioni di prezzo, si troveranno ad acquistare prodotti sempre più in misura “pocket”.

Il fenomeno delle confezioni mini a prezzi maxi è stato analizzato nel dettaglio dall’Istituto di Statistica Inglese, l’ONS: sono oltre 2.500 i prodotti che da gennaio 2012 a giugno 2017 si sono rimpiccioliti e tra questi a farla da padrone sono cioccolato e beni per l’igiene personale, come il dentifricio.

La stampa britannica ha chiamato il fenomeno “Brexit Diet”, ovvero una delle modalità per le aziende del settore alimentare di sopravvivere al crollo della sterlina aumentando di fatto i prezzi dei propri prodotti.

Fenomeno in crescita anche in Italia

Chiamarla dieta Brexit sarebbe riduttivo perché anche sugli scaffali dei supermercati nostrani è facile trovarsi di fronte a confezioni di prodotti sempre più piccole.

A denunciare la subdola arte di far pagare un prodotto di più riducendone le dimensioni era stata già lo scorso anno l’Adoc, l’Associazione difesa e orientamento dei consumatori e recentemente è stata la stessa Istat ha dichiarare che il fenomeno della shrinkflation ha un notevole impatto sull’inflazione generale e sulle tasche dei cittadini.

In Italia ad essere colpiti maggiormente dalla prassi di ridurre le confezioni e le quantità di prodotto vendute a prezzo fisso sono prodotti come confetture, dolciumi, miele e zuccheri.

Non solo: negli ultimi tempi si è ridotto ad esempio il numero di fazzolettini presenti in una confezione, passato da 10 a 9, così come gli strappi dei rotoli di cartigienica; il tutto senza giustificazioni circa l’aumento dei costi delle materie prime ed anzi, nel caso del cioccolato, dal 2012 ad oggi si è verificata addirittura una diminuzione.

Istat: si rischia sottostima dell’inflazione

Al netto delle considerazioni sugli inganno delle aziende nei confronti dei consumatori, è l’Istat ha lanciare l’allarme su uno degli effetti negativi della prassi delle aziende.

Lasciando i prezzi inalterati ma modificando la quantità di prodotto che è possibile acquistare ad una determinata somma si rischia di sottostimare l’inflazione e, quindi, non riuscire a valutare in maniera corretta l’effettivo potete d’acquisto delle famiglie italiane.

Al momento, tuttavia, l’Istat ritiene che il fenomeno della shrinkflation in Italia sia ancora di entità limitata, anche se costantemente monitorato ed analizzato.

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