Migranti, all’Italia i mancati ricollocamenti costano 765 milioni l’anno

Con la nave Aquarius in viaggio verso Valencia si torna a parlare di migranti: i mancati ricollocamenti sono uno dei grandi nodi per il ministro Salvini.

Migranti, all'Italia i mancati ricollocamenti costano 765 milioni l'anno

Sono in viaggio verso la Spagna i 659 migranti che da giorni sono nel Mediterraneo a bordo della nave Aquarius della Sos Méditerranée ma, nonostante questa soluzione, torna alta la polemica in Italia sul tema dell’immigrazione e sul ruolo delle Ong.

Il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini ha optato per il pugno duro non dando la possibilità alla nave di attraccare in un porto nostrano. Adesso però dovrà trovare una soluzione alle due principali problematiche: la situazione in Africa e i rapporti con gli altri paesi europei.

Torna la questione immigrazione

Con la bella stagione era logico immaginare che si sarebbero intensificati i viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo che, in teoria, non si sono mai fermati anche durante il resto dell’anno.

Senza dubbio le misure messe in campo dall’ex ministro Minniti, anche se rimangono diversi interrogativi, hanno prodotto una drastica diminuzione di arrivi sulle nostre coste ma adesso tutto sembrerebbe essere tornato come un anno fa.

La vicenda dei 659 migranti a bordo della nave Aquarius della Ong Sos Méditerranée può essere definita emblematica. Dalla Tunisia sono aumentate le partenze che, in barba agli accordi stretti da Minniti, sono riprese anche dalla Libia.

Il divieto di attracco da parte di Matteo Salvini, nuovo inquilino del Viminale, è un gesto più mediatico che risolutivo. Nelle ultime ore infatti sono centinaia gli immigrati arrivati nel nostro paese e altrettanti sono in procinto di sbarcare a bordo di navi della nostra Marina.

Secondo alcune voci provenienti da Tripoli, con il cambio di governo le autorità libiche, al pari delle milizie assoldate, avrebbero ricominciato a permettere le partenze in attesa che gli accordi stipulati in precedenza vengano riconfermati.

Una sorta di ricatto quindi per vedere se i tanti soldi promessi continueranno ad arrivare. Andare a trattare direttamente in Libia, magari anche in Tunisia, sarà dunque la prima cosa che Salvini dovrà fare in tema di immigrazione.

Il secondo fronte aperto è però interno. Se da un lato sarà fondamentale giungere a un’intesa con i paesi da cui partono gli immigrati, dall’altro sarà ugualmente decisivo smuovere l’immobilismo degli stati dell’Unione Europea.

Il problema dei ricollocamenti

Come ben noto il ministro Salvini, supportato dal collega ai Trasporti il pentastellato Toninelli, ha negato l’attracco nei nostri porti alla nave della Ong non italiana Sos Méditerranée.

Prima però il leader della Lega aveva intimato a Malta, in quanto porto più vicino, di accogliere l’imbarcazione. Di fronte al rifiuto da parte di La Valletta, il ministro ha risposto che anche l’Italia avrebbe fatto lo stesso.

Alla fine è stata la Spagna a dirsi disponibile a far sbarcare i 659 migranti che sono adesso in viaggio verso Valencia, ma la vicenda ha evidenziato tutte le problematiche del sistema di gestione del fenomeno da parte dell’Europa.

L’Italia negli ultimi tempi è stata lasciata da sola come hanno ammesso anche gli altri paesi dell’Unione, pagando errori di miopia del passato (trattato di Dublino firmato da Berlusconi) e del più recente presente (Renzi che si è fatto carico della problematica in cambio di flessibilità nei conti).

Il risultato di questo è sotto gli occhi di tutti. Nel 2015 venne firmato a Bruxelles il patto sulla ripartizione dei migranti, per alleggerire la situazione in Italia e Grecia. L’Europa si è così impegnata a ricollocare nei vari paesi almeno 40.000 immigrati stabilendo precise quote, mentre un maggiore carico sarebbe stato a discrezione di ogni singolo paese.

Accordo questo che non è mai stato rispettato, soprattutto per la forte opposizione dei paesi di Visegrad guidati dall’Ungheria del premier Orban. Uno scherzetto questo che all’Italia è costato secondo la Corte dei Conti nel 2017 765,5 milioni, oltre l’aumento di tutte le problematiche umanitarie e sociali legate all’accoglienza.

Se Minniti è stato capace di raggiungere un accordo con la Libia, non è riuscito a fare altrettanto con l’Europa. Per dare una svolta sul tema dei migranti, Salvini più che chiudere i porti dovrà smuovere le posizioni degli altri paesi dell’Unione: finché non si riuscirà in questa opera, difficile che per il nostro paese possa finire l’emergenza.

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