Mercati emergenti: quanto è rischioso investire ora?

Secondo diversi strategist gli investitori più coraggiosi farebbero bene a guardare ai mercati emergenti, dove le condizioni sfavorevoli “stanno venendo meno”. Vediamo perché.

Mercati emergenti: quanto è rischioso investire ora?

L’aggravarsi delle tensioni commerciali e dell’instabilità politica creerà varie opportunità di investimento in tutto il mondo.
È questo il pensiero di diversi strategist, pronti a scommettere che gli asset dei mercati emergenti potrebbero portare grossi ricavi - anche se rischiosi.

Secondo Nick Gartside di J.P. Morgan Asset Management gli investitori più coraggiosi e con un occhio più attento al futuro dovrebbero guardare con favore proprio a quelle economie.

Questo è stato di certo un anno negativo per gli EM, “penalizzati” dalla ripresa dell’economia degli Stati Uniti; il dollaro ha guadagnato sempre di più terreno sulle ipotesi di ulteriori rialzi dei tassi dalla Federal Reserve, e gli investitori americani hanno riportato a casa i loro soldi nella speranza di ritorni più elevati. L’indice MSCI dei mercati emergenti ha perso il 12% da fine gennaio, quando il biglietto verde ha dato avvio al suo trend rialzista.

A chi gli ha chiesto dove investire, soprattutto alla luce delle tensioni commerciali e della crisi di Governo in Italia, Gartside ha risposto che, dopo il pessimo mese di maggio attraversato dai bond denominati in valute locali, gli asset degli EM potrebbero rappresentare buone occasioni di acquisto.

Mercati emergenti: vengono meno le circostanze sfavorevoli?

Diversi analisti hanno parlato del sell-off dei i mercati emergenti suggerendo che potrebbe essere stato eccessivo. Kiran Kowshik, foreign exchange strategist per i mercati emergenti di UniCredit, ha dichiarato che alcuni dei principali problemi che gravavano su queste economie si sono recentemente ridimensionati.

La combinazione di “prezzo del petrolio e rendimenti decennali più alti” negli Stati Uniti, che aveva spinto verso il basso i mercati emergenti, si è un po’ allentata:

“Questi Paesi tendono tipicamente a soffrire con un prezzo del petrolio più alto, così come in caso di rendimenti degli Stati Uniti più alti. Ma entrambi gli elementi - correlati - sono venuti meno”.

Il petrolio ha raggiunto i massimi di diversi anni agli inizi di maggio, dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato che avrebbero imposto nuove sanzioni all’Iran. Ma più di recente i maggiori produttori russi e arabi hanno parlato di un possibile aumento della produzione che ha affossato di nuovo le quotazioni. Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury decennali si sono spinti sopra il 3% all’inizio di maggio, anche se da allora sono scesi sotto quella quota.

“Questa nuova dinamica dovrebbe aiutare un certo numero di valute dei mercati emergenti a scambiare meglio sia contro l’euro sia contro il dollaro USA.”

I singoli Paesi potrebbero essere penalizzati?

Alcuni esperti appaiono oggi ottimisti e credono in un rimbalzo degli asset dei EM, mentre altri molti sono convinti che alcuni Paesi dovrebbero essere ancora evitati a causa delle condizioni molto particolari. Laurence Brainard, capo economista per i mercati emergenti di TS Lombard, ritiene che la volatilità dei mercati in difficoltà di Argentina e Turchia potrebbe rappresentare una grossa minaccia per gli EM in generale:

“è ipotizzabile che le turbolenze economiche evidenti in Argentina e Turchia stiano solo anticipando quello che potrebbe succedere in altri mercati emergenti, come il Brasile”.

A maggio il presidente dell’Argentina, Mauricio Marci, ha annunciato il riavvio dei colloqui con l’FMI, chiedendo finanziamenti pari a 19,7 miliardi di dollari. Secondo Reuters, il tasso di interesse di riferimento della banca centrale, pari al 40%, è il più alto al mondo.

Nel frattempo in Turchia l’inflazione elevata, l’espandersi del disavanzo di conto corrente e la mancanza di fiducia degli investitori nelle politiche economiche del presidente Erdogan hanno influito molto negativamente sulla valuta. La lira turca quest’anno si è infatti deprezzata circa del 20% rispetto al dollaro.

Secondo Brainard i singoli Paesi potrebbero essere penalizzati dai mercati, perché le loro situazioni economiche sono considerate “non praticabili in uno scenario di liquidità globale”. Le recenti situazioni di Argentina e Turchia mostrano che uno scenario simile è possibile: per farlo verificare non sarà necessario un drastico cambiamento delle condizioni di liquidità globale.

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