Acconti Irpef insufficienti causa IRI senza sanzioni

IRI: niente sanzioni in caso di acconti Irpef insufficienti se la causa è l’adesione al regime dell’imposta sul reddito dell’imprenditore. Ecco cosa afferma la risoluzione numero 47/E dell’Agenzia delle Entrate.

Acconti Irpef insufficienti causa IRI senza sanzioni

L’Agenzia delle Entrate è finalmente intervenuta in materia di insufficiente versamento di acconti Irpef 2017 per effetto dell’adesione del contribuente all’IRI.

Con la risoluzione numero 47/E del 22 giugno 2018, infatti, l’amministrazione finanziaria ha chiarito che i contribuenti che hanno versato acconti Irpef insufficienti lo scorso anno, possono pagare direttamente il saldo di quanto dovuto senza subire sanzioni per insufficiente versamento. Ciò in quanto il carente versamento è stato causato dal posticipo dell’entrata in vigore della stessa IRI.

In questo modo viene chiarito un importante dubbio di queste calde settimane di dichiarativi, ancorché questo intervento arrivi davvero con grande ritardo.

Adesione all’IRI e acconti Irpef insufficienti: niente sanzioni. I fatti oggetto della risoluzione numero 47/E/2018 dell’Agenzia delle Entrate

Niente sanzioni se l’insufficiente versamento Irpef è causato dall’adesione all’IRI
Risoluzione Agenzia delle Entrate numero 47/E del 22 giugno 2018

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate numero 47/E del 22 giugno 2018 tratta una situazione che potenzialmente potrebbe riguardare davvero molti contribuenti.

Il contribuente il cui caso viene trattato nel provvedimento di prassi, fa presente di aver scelto a giugno 2017 - in sede di redazione del Modello Redditi/2017 della società da lui rappresentata, e di pagamento delle relative imposte - di aver optato già dal 2017 per l’assoggettamento all’IRI (Imposta sul reddito d’impresa ex articolo 55-bis del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917) in luogo del regime di trasparenza fiscale.

Di conseguenza, la società riduceva gli importi versati a titolo di acconti 2017 “vista la presenza di riserve di utili ante opzione IRI, quindi, già tassati per trasparenza, iscritte a Patrimonio della Società partecipata e ben superiori e sovradimensionati rispetto agli effettivi prelevamenti presunti da tutti i soci”.

Tuttavia, considerato che l’entrata in vigore del regime opzionale citato -introdotto dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232 - è stata posticipata dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205, al periodo d’imposta 2018, il rappresentante legale della società chiede di chiarire le modalità di versamento degli acconti IRPEF, ad oggi, carenti a seguito delle sopravvenute disposizioni normative.

Secondo il contribuente, gli acconti ridotti devono ora essere versati a saldo, ma senza sanzioni per effetto di quanto previsto dall’articolo 10, comma 2, dello Statuto dei diritti del contribuente che recita:

Non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria, ancorché successivamente modificate dall’amministrazione medesima, o qualora il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori dell’amministrazione stessa”.

Niente sanzioni se gli acconti Irpef insufficienti sono dovuti all’adesione dell’azienda al regime IRI

L’Agenzia delle Entrate ha dato ragione alla soluzione prospettata dal contribuente, e non poteva essere altrimenti.

Secondo l’amministrazione finanziaria, infatti, qualora il versamento risulti insufficiente esclusivamente per effetto dello slittamento dell’applicazione dell’IRI al periodo d’imposta 2018, e, non anche per altre previsioni rivelatesi errate, in applicazione del principio di tutela dell’affidamento e della buona fede del contribuente (articolo 10 della legge 27 luglio 2000, n. 212), non è contestabile la sanzione per carente versamento ex articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 18 dicembre 1997. Tale soluzione è, peraltro, in linea con quella già prospettata dalla scrivente con la risoluzione n. 176/E del 2003.

Iscriviti alla newsletter "Fisco" per ricevere le news su IRI

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.