Voluntary disclosure, legge sul rientro dei capitali pronta a cambiare già nella legge di Stabilità

Voluntary disclosure, seppur l’approvazione della norma sul rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero sia davvero recentissima, già si lavora a possibili ritocchi. Per ottenere il via libera definitivo, infatti, in Senato non si è voluto cambiare il testo licenziato dalla Camera dei deputati: ma niente vieta di modificarla tramite ulteriori provvedimenti, ad esempio con la legge di Stabilità.

Voluntary disclosure, la norma sul rientro dei capitali illecitamente detenuti dall’estero è legge dello Stato. L’iter del provvedimento al Senato, infatti, è stato tutto improntato all’accelerazione, per la malcelata esigenza del Governo di poter contare fin dal gennaio del 2015 su un possibile extra gettito fiscale legato alle sanzioni previste. Si è quindi rinunciato ad approntare modifiche al testo approvato dalla Camera dei deputati, seppur tra i malumori di alcune componenti della maggioranza e le perplessità di alcuni esperti manifestate durante le audizioni di rito a Palazzo Madama. Nonostante ciò, la partita non è del tutto chiusa: già nella discussione sulla legge di Stabilità potrebbero trovare spazio alcune modifiche all’impianto della normativa.

I nodi da sciogliere: autociriclaggio, doppia imposizione e metodo forfettario

Sia il relatore del provvedimento, Claudio Moscardelli, che il presidente della Commissione Finanze del Senato, Mauro Maria Marino, entrambi senatori del Partito democratico, hanno aperto dichiaratamente le porte a possibili miglioramenti del testo. Ragionare su delle correzioni sembra quindi inevitabile, considerando i parecchi punti che sollevano dubbi: il reato di autoriciclaggio, la doppia imposizione e il metodo forfettario, innanzitutto. In ogni caso, le vere preoccupazioni sono tutte concentrate sull’impianto fiscale generale previsto per la Voluntary disclosure: il timore, particolarmente diffuso in questi giorni, è che se la legge restasse così com’è rischierebbe di non centrare le ambiziose aspirazioni di gettito, valutate intorno ai cinque miliardi di euro.

Una somma imponente, alla quale l’esecutivo non è disposto a rinunciare, e che potrebbe rappresentare la vera leva per cambiare fin da subito le regole sul rientro dei capitali dall’estero.

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