Spesometro 2014: partiti i controlli. E il problema della privacy?

Simone Casavecchia

23 Aprile 2014 - 10:47

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La caccia agli evasori fiscali è iniziata ieri con l’obbligo per i commercianti, anche al dettaglio, di comunicare gli acquisti di beni di lusso

Il tetto massimo è quello dei 3600 euro, le scadenze da tenere a mente sono due, quella di ieri (22 Aprile) e quella del 30 Aprile prossimo. Nel mirino del fisco finiscono due categorie da sempre considerate privilegiate: commercianti e operatori finanziari.

Il tanto inviso strumento fiscale permetterà all’Erario di verificare la congruenza tra le spese sostenute e, quindi, in definitiva tra il proprio tenore di vita e i redditi dichiarati. Il termometro che permetterà questa misurazione saranno le spese, sostenute nel 2013, di importo superiore ai 3600 euro. Presumibilmente sono beni di lusso: automobili, gioielli, grandi elettrodomestici, complementi d’arredo e oggetti di design. Tutto quello che un cittadino di classe media, insomma, può solo sognare ma, al momento attuale, non può acquistare.

Da ieri coloro che liquidano l’IVA ogni tre mesi, ovvero i commercianti, dovranno comunicare all’Agenzia delle Entrate tutte le vendite emesse con fattura, ma anche le operazioni che non prevedono l’emissione di una fattura fiscale ma possono essere documentate tramite scontrino o ricevuta fiscale e possono essere pagate con carta di credito o bancomat. I commercianti al dettaglio, e tra pochi giorni anche gli operatori finanziari, dovranno, pertanto, informare il fisco sulle vendite di beni di lusso, viaggi o iscrizioni a club privati mentre, almeno per il momento, ancora non vige l’obbligo di comunicare le cessioni all’esportazione, le importazioni di beni prodotti in altri paesi stranieri e gli acquisti effettuati nell’ambito della Comunità Europea di cui il Fisco tiene già conto.

La finalità di questa operazione è la costruzione di una vera e propria banca dati che permetta di schedare ogni singolo contribuente e ogni singola azienda, mettendone in luce gli interlocutori finanziari e commerciali, le banche a cui richiede prestiti e in cui deposita gli introiti, i fornitori di materie prime e gli acquirenti finali, il tutto al fine di far emergere gli evasori fiscali.

Uno strumento che, soprattutto nella sua versione aggiornata, quella che appunto ha determinato la soglia dei 3600 euro per i commercianti al dettaglio e per le agenzie di viaggio, in sostituzione dei 25.000 euro inizialmente previsti nel 2010, è stato fortemente criticato sia dai contribuenti che dagli operatori fiscali.

I dottori commercialisti hanno, ad esempio, notato a più riprese che l’identificazione che di fatto avviene quando si effettua un acquisto superiore ai 3600 euro, caso nel quale viene richiesta l’esibizione del Codice Fiscale, sia una vera e propria invasione della privacy che prefigurerebbe uno stato di polizia fiscale e potrebbe anche determinare, come sottolineato recentemente dalla Corte dei Conti, anche una flessione nei consumi di questi beni o un loro acquisto sul mercato nero.

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