Sanità italiana in crisi: sempre più italiani rinunciano alle cure. Le cause e i dati

Il 26% degli italiani nel 2016 ha rinunciato alle cure mediche e sanitarie a causa della crisi del sistema sanitario nazionale. Tutti i dati del 14° rapporto annuale “Ospedali & Salute 2016” stilato da Ermeneia.

Sanità italiana in crisi: sempre più italiani rinunciano alle cure. Le cause e i dati

Sanità italiana in crisi, il 26% degli italiani nel 2016 ha rinunciato alle cure sanitarie. È questo il dato più preoccupante che emerge dal 14° rapporto annuale “Ospedali & Salute 2016” stilato da Ermeneia, società di analisi, consulenza e ricerca nel campo dello sviluppo economico, sociale e culturale per conto di aziende, associazioni di rappresentanza, istituzioni, enti pubblici e privati.

Alla base di questo allarmante dato, che fotografa efficacemente la crisi del sistema sanitario italiano, ci sarebbero i tagli degli ultimi anni al sistema sanitario, in virtù dei quali il servizio pubblico non sarebbe riuscito a liberare risorse in grado di migliorare l’efficenza del servizio nel suo complesso.
I tagli al servizio sanitario pubblico si attestano tra i 2,6 e i 3,2 miliardi di euro.

Questi, in particolare, si rifletterebbero sulla percezione dei cittadini sull’efficienza del sistema sanitario italiano. Anche per questo motivo il 26% degli italiani nel 2016 avrebbe rinviato o rinunciato alle cure mediche e sanitarie.

Il rapporto stilato da Ermenia fotografa così un “sistema in deflazione”. Di seguito vediamo nel dettaglio i principali dati sul sistema sanitario italiano riferiti al 2016.

Sanità italiana in crisi: tutti i dati del 14° rapporto “Ospedali & Salute 2016”

Il rapporto “Ospedali & Salute 2016” fotografa la crisi del sistema sanitario italiano a seguito dei tagli e delle politiche di austerity degli ultimi anni.
Il dato di maggior impatto è quello che mostra come nel 2016 il 26% degli italiani abbia rinunciato o rinviato le cure mediche e sanitarie, ma abbastanza emblematico è anche quello che mostra come una diminuzione dei servizi è stata accompagnata da maggiori costi per i cittadini.

In particolare dal 2009 al 2014 si è assistito a una riduzione dei numeri di posti letto (-9,2%), dei ricoveri (-18,3%), delle giornate di degenza (-14%) e del personal (-9% tra il 2010 e il 2014).
Contestualmente gli italiani, tra il 2009 al 2015, hanno visto lievitare i propri oneri legati alle spese mediche e sanitarie con un aumento dei ticket del 40,6%, delle visite intramoenia (erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale) +21,9% e dei ticket per i farmaci +76,7%.

Sanità italiana in crisi: il confronto con gli altri paesi europei e le cause della crisi

La crisi del sistema sanitario italiano per certi versi mostra delle similitudini con quella che da mesi si sta ripercuotendo sul popolo greco, dove in virtù dell’Austerity imposta dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), i cittadini oltre a non poter contare su servizi di base (come ad esempio le semplici analisi del sangue), rischiano la vita per semplici interventi di routine.

In Italia la situazione non ha ancora raggiunto gli allarmanti livelli della Grecia, ma come mostra il rapporto Ermeneia ad emergere è comunque un “processo di deflazione da sottofinanziamento”.

Nel triennio 2012-2014, in Italia, la spesa sanitaria pubblica risulta ancorata al 6,8% del PIL, in controtendenza rispetto all’andamento crescente di quella dei Paesi G7 (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Canada) in cui si regista un + 8,2%.

L’emblema dell’inefficenza della macchina pubblica italiana è la sua incapacità di liberare risorse, che sarebbe in grado di garantire nel caso in cui riuscisse a rivedere le proprie modalità organizzative e gestionali.
Se ciò avvenisse, le risorse, secondo quanto riferito dall’AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata), potrebbero essere re-investite per il miglioramento delle strutture, delle apparecchiature e dei servizi per i pazienti.

L’incapacità delle istituzioni di mettere mano alla gestione e all’organizzazione della sanità pubblica si ripercuoterebbe poi sull’aumento della deflazione dovuta al trasferimento di oneri economici sul settore sanitario privato il quale, vedendosi accreditare oneri economici aggiuntivi non sarebbe in grado di garantire un servizio efficiente ai propri pazienti.

Crisi sanità italiana: il risultato di tagli e di politiche di austerity

L’Italia, pur non essendo stata ufficialmente commissariata dalla Troika (come invece è toccato alla Grecia), negli ultimi anni ha comunque portato avanti politiche di austerity sulla spesa pubblica nazionale. I tagli imposti dagli ultimi governi hanno riguardato anche la sanità che, come dimostrato dal rapporto “Ospedali & Salute 2016”, negli ultimi anni ha fatto registrare un netto declino dei servizi offerti.

In particolare, si legge nel rapporto, questo fenomeno è riconducibile all’impatto generato dai «provvedimenti di spending review, intrapresi nel quadro delle politiche di austerità degli ultimi 5 anni».
Secondo l’AIOP l’unica soluzione a questa tendenza deflattiva sarebbe far crescere l’abilità delle strutture ospedaliere nel «fare di più e meglio con meno» in modo da poter liberare le risorse oggi bloccate.

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