Sforare il 3% per Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e Fornero. Di Maio: “Vogliamo il bene dei cittadini”

Dopo la Lega anche Luigi Di Maio non esclude che si possa sforare il tetto del deficit al 3% nella prossima legge di Bilancio per avviare le riforme.

Sforare il 3% per Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e Fornero. Di Maio: “Vogliamo il bene dei cittadini”

Sforare il tetto del deficit al 3% per finanziarie le tre principali riforme proposte da Lega e Movimento 5 Stelle nel loro contratto di governo: Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e superamento della legge Fornero per quanto riguarda le pensioni.

Un’idea questa che sta prendendo sempre più quota all’interno della maggioranza carioca, con anche Luigi Di Maio che non ha escluso questa ipotesi avanzata già dai leghisti Giancarlo Giorgetti e Alberto Bagnai.

Di Maio pronto a superare il tetto del 3%

Ormai la pazza idea di non rispettare il vincolo del 3% nel rapporto deficit/PIL inizia a essere una prospettiva concreta. Dopo i primi segnali lanciati in questa direzione dalla Lega, a intervenire sul tema è ora Luigi Di Maio.

Intervistato dal Fatto Quotidiano, il leader del Movimento 5 Stelle non ha escluso che per realizzare le tre più significative riforme del governo Conte (Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e superamento della legge Fornero) si possa sforare nei vicoli di bilancio.

Io voglio realizzare subito le tre misure principali del contratto di governo: superamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza e flat tax - ha spiegato Di Maio - La riforma del reddito di cittadinanza si può avviare assieme alla distribuzione del reddito di cittadinanza. Voglio una forma di reddito più ampia possibile, non procedo in modo timido

Un messaggio chiaro quello di Di Maio che arriva mentre il governo è al lavoro per imbastire quella che sarà la prossima legge di Bilancio, una sorta di prova del nove per vedere quale direzione potrà prendere quello che è stato definito dalla stessa maggioranza il “governo del cambiamento”.

Sfida all’Europa

La strategia del governo per la prossima Finanziaria appare essere chiara: visti i pochi soldi in cassa da spendere, per non tradire le aspettative degli elettori l’unica soluzione per avviare le attese riforme potrebbe essere quella di farlo in deficit.

Del resto la realtà dei fatti non permette molti margini di manovra. Nella legge di Bilancio tra disinnesco delle clausole di salvaguardia, pagamento dei debiti e spese inderogabili se ne andranno già quasi 20 milioni, ovvero l’importo complessivo di quella che è stata la scorsa Finanziaria.

Quindi per iniziare a realizzare il programma di governo si è davanti al classico bivio: tagliare le spese in qualche altro settore, oppure spendere di più rispetto a quello che l’Europa ci concede di fare.

La “colpa” è tutta del Patto di Stabilità che è stato stipulato a Bruxelles nel 1997. Da allora, i paesi membri dell’Unione Europea devono rimanere dentro i paletti di un deficit pubblico non superiore al 3% (rapporto deficit/PIL) e un debito pubblico sotto al 60% (rapporto debito/PIL).

Senza dubbio dei parametri molto rigidi e più volte criticati: chi non rispetta il patto va incontro a una procedura di infrazione, a meno che non sia l’Europa stessa a concedere una maggiore elasticità di fronte a riconosciute motivazioni.

Nei prossimi mesi quindi si potrebbe andare incontro a un autentico braccio di ferro tra Roma e Bruxelles, con la questione dei migranti che potrebbe diventare una pedina di scambio, come già fatto da Renzi, in questa delicata partita.

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