Pensioni, part-time agevolato: il decreto è in vigore

Part time agevolato: è in vigore il decreto che permette la pensione anticipata per i lavoratori prossimi alla pensione. Previsti incentivi per chi sceglie di ridurre l’orario di lavoro. Ecco di che si tratta.

Il decreto che prevede il part time agevolato per i lavoratori prossimi alla pensione è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18-5-2016.

Grazie a questa nuova forma contrattuale introdotta dalla Legge di Stabilità 2016, sarà possibile usufruire di particolari incentivi nel caso si scelga di ridurre l’orario di lavoro.

Part time agevolato: chi sono i soggetti destinatari del beneficio?

Come prevede il decreto 7 aprile 2016 del Ministero del Lavoro, grazie al nuovo contratto di part time agevolato è possibile trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale riducendo l’orario di lavoro dal 40% fino a un massimo del 60%.

I lavoratori che potranno stipulare questo nuovo contratto devono possedere i seguenti requisiti:

  • essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme sostitutive;
  • avere in corso un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato;
  • maturare entro il 31 dicembre 2018 il requisito anagrafico per il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia;
  • avere maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto alla pensione di vecchiaia.

Part time agevolato: come accedere al beneficio?

Per poter ottenere i benefici previsti dal decreto è necessario che il datore di lavoro e il lavoratore interessato stipulino un contratto di riduzione dell’orario di lavoro detto appunto «contratto di lavoro a tempo parziale agevolato».

Il lavoratore dovrà ottenre da parte dell’Inps una certificazione che attesti il possesso dei requisiti contributivi ed anagrafici sopra indicati.

Il contratto in esame deve contenere:

  • una riduzione dell’orario di lavoro in misura compresa tra il 40% ed il 60%;
  • una corresponsione mensile, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione previdenziale ai fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata;
  • una durata pari al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione da parte del lavoratore del requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia, nel quale va indicata la misura della riduzione;
  • una contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata in forza della stipula del contratto di lavoro a tempo parziale agevolato.

La somma che verrà erogata dal datore di lavoro sarà considerata omnicomprensiva, non concorrerà alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non sarà assoggettata ad alcuna forma di contribuzione previdenziale (inclusa all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali).

Come precisa il decreto, il beneficio non sarà più riconosciuto:

  • quando il lavoratore matura il requisito anagrafico per il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia;
  • qualora siano modificati i termini dell’accordo.

Per tutto l’anno 2016 sono stati stanziati 60 milioni di euro per garantire la copertura della contribuzione figurativa, mentre saranno 120 milioni di euro per l’anno 2017 e 60 milioni di euro per l’anno 2018.

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