Minniti ora piace a tutti, può essere lui il prossimo premier?

Nel marasma della questione dei migranti, il ministro dell’Interno Marco Minniti sta conquistando sempre più consensi: può essere lui il premier nel 2018?

Minniti ora piace a tutti, può essere lui il prossimo premier?

Che tra i vari litiganti alla fine possa essere Marco Minniti il prossimo premier? Quanto mancano ancora diversi mesi alle elezioni politiche del 2018, ecco che la figura dell’attuale ministro dell’Interno sta emergendo sempre di più, raccogliendo consensi anche bipartisan.

Al centro di tutto c’è sempre la vicenda dei migranti, con il discusso codice per le Ong che ha provocato uno strappo nel governo Gentiloni tra le posizioni di Delrio e di Minniti, tanto che è dovuto intervenire il Presidente Mattarella a fare da paciere.

In questo braccio di ferro tra i due ministri, alla fine sembrerebbe averla spuntata la linea dura del titolare del Viminale, che oltre all’attestato di stima ricevuto da Mattarella è riuscito anche a spostare sulle sue posizioni il Vaticano.

Una vicenda questa che ha aumentato i consensi politici, ma non solo, di un Marco Minniti che in molti indicano come possibile prossimo premier nel caso, probabile, in cui dopo il voto in primavera si debba ricorrere a un governo dalle larghe intese per dare vita a un esecutivo che possa avere una maggioranza parlamentare.

L’ascesa di Marco Minniti

Dopo aver mosso i primi passi nel PCI calabrese, Marco Minniti arriva in parlamento nel 2001 tra le fila degli allora DS. Laureato in filosofia, negli anni ha ricevuto diversi incarichi come sottosegretario e viceministro.

Dopo il voto del 2013, Enrico Letta lo volle come sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, ruolo questo che poi è stato confermato anche da Matteo Renzi.

Con la nascita del governo Gentiloni invece, ecco che per Minniti si spalancano le porte del Ministero degli Interni, sempre con il beneplacito di Renzi che non ha mai nascosto la propria stima per il compagno di partito.

Al Viminale, Minniti si è trovato tra le mani la patata bollente della questione migranti. Dopo le porte in faccia ricevute dall’Europa, il ministro però è riuscito a ottenere il via libera per un codice di condotta cui le Ong operanti nel Mediterraneo devono aderire per poter attraccare nei nostri porti.

Vicenda questa che ha provocato la frattura con il collega Graziano Delrio, titolare del dicastero dei Trasporti. Una differenza di vedute e di decisioni che aveva provocato anche una crisi di governo, tanto che si era parlato anche di possibili dimissioni da parte di Minniti.

La vicenda è molto spinosa. Alcuni migranti tratti in salvo dalla nave di Medici Senza Frontiere sono stati raccolti da due motovedette della Guardia costiera, che risponde al ministero dei Trasporti, per poi essere trasportati a Lampedusa.

Non avendo firmato il codice di condotta, la nave della Ong infatti non poteva attraccare in un porto italiano con migranti a bordo. Delrio ha giustificato la sua scelta dicendo che, per legge, c’è l’obbligo di soccorrere chi è in difficoltà.

Alla fine il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha speso parole di elogio per quanto svolto da Minniti fino a questo momento, scongiurando così di fatto una pericolosa crisi estiva di governo.

Oltre a Mattarella però Minniti ha ricevuto anche il sostegno da parte della Chiesa. Dopo che inizialmente la posizione era molto critica, il Vaticano poi ha deciso di sposare la linea di condotta del ministro dell’Interno.

Decisivo a riguardo è stato proprio un incontro tenuto dal ministro presso la Santa Sede. Un segno questo che il ministro ormai sta riscuotendo sempre più consensi, tanto che si parla in maniera insistente di lui come possibile prossimo premier.

Minniti prossimo premier?

Grazie a una maggiore collaborazione con le autorità libiche, Marco Minniti negli ultimi mesi è riuscito a contenere il fenomeno migratorio. La linea dura poi intrapresa per mettere dei paletti alle navi delle Ong, ha fatto guadagnare al ministro apprezzamenti anche dal mondo dell’opposizione.

In questo contesto la sua figura è emersa per una serie di motivi. In un periodo in cui gli italiani sembrano essere più spaventati dall’arrivo dei migranti che dai problemi economici, l’avvento di Minniti al Viminale ha dato la sensazione dell’arrivo di un uomo di polso in un ministero chiave.

In tal senso, molto più incerta e balbettante era stata l’opera del suo predecessore Angelino Alfano. Con un premier poi come Paolo Gentiloni che ama quasi più manovrare dietro le quinte che apparire, ecco che la figura di Minniti sta emergendo in maniera prepotente nel panorama politico nostrano.

Fa un po’ strano vedere un ministro come Graziano Delrio, che proviene da una tradizione politica cattolica, piacere al momento alla sinistra tanto che si parla di lui come possibile ponte con gli scissionisti e Pisapia.

Marco Minniti al contrario viene dal Partito Comunista Italiano ma, invece che a sinistra, il suo operato sta riscuotendo sempre più successo al centro e negli ambienti cattolici. Non è un mistero che anche Mattarella confidi molto in lui.

In tutto questo Matteo Renzi osserva l’evolversi degli eventi. Il segretario del Partito Democratico continua a spendere parole di grande elogio per il ministro degli Interni, ma questa crescente popolarità non può fargli molto piacere.

Il candidato premier del PD è Renzi ma, visto che la legge elettorale con ogni probabilità non cambierà, al termine del voto saranno necessarie delle alleanze trasversali per dare vita a una maggioranza di governo.

Nel caso in cui il Partito Democratico dovesse risultare il primo partito alle elezioni, con conseguente incarico di provare a formare un esecutivo, Matteo Renzi potrebbe avere un rivale in più nella corsa a diventare premier.

Con l’appoggio di Mattarella, Minniti potrebbe anche provare a fare le scarpe al suo segretario, anche se poi l’ultima parola spetterebbe a Berlusconi e ai centristi i cui voti sarebbero fondamentali per la nascita di un governo dalle larghe intese.

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