India, i morti Covid sarebbero cinque volte di più: ecco come si è diffusa la variante

Alessandro Cipolla

28/04/2021

28/04/2021 - 11:49

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Gli studi di una accademica americana dimostrerebbero come in India i reali morti per il Covid potrebbero essere anche cinque volte di più rispetto alla stima ufficiale: il Paese ormai è nel caos per il diffondersi della variante indiana, con tutto il mondo che ora ha paura.

India, i morti Covid sarebbero cinque volte di più: ecco come si è diffusa la variante

L’India è sempre più in balia della nuova variante Covid, spaventando anche l’Occidente che soltanto ora sembrerebbe aver realizzato che non si può superare una pandemia guardando soltanto al proprio orticello.

La situazione nel popoloso Paese asiatico viene descritta ormai come drammatica: negli ospedali mancano ossigeno e altri farmaci, con anche la legna per le pire funerarie che ormai starebbe iniziando a scarseggiare.

Il bollettino del 27 aprile in India parla di 361.000 nuovi contagi registrati e 3.293 decessi. In totale da quando è iniziata la pandemia, nel Paese ci sono stati 18 milioni di casi e 201.000 morti.

Numeri questi che però potrebbero essere tristemente molto sottostimati. Stando a uno studio condotto dall’epidemiologia Bhramar Mukherjee dell’Università del Michigan, i morti reali a causa del Covid in India potrebbero essere da 2 a 5 volte in più rispetto a quelli accertati.

La colpa sarebbe del tentativo da parte delle autorità locali di mascherare i veri numeri per non “alimentare il panico”, con moltissimi casi di morte per Covid che sarebbero stati poi etichettati come generici decessi per malattia.

In più c’è da considerare che nello sconfinato subcontinente indiano, la maggior parte delle morti avviene nelle abitazioni private con le sepolture che così vengono fatte senza accertare le reali cause.

India: i motivi della diffusione della variante

La situazione in India e in Brasile legata all’emergenza Covid viene seguita con grande attenzione dal mondo intero. Il rischio infatti è quello di un proliferare delle nuovi varianti verso le quali i vaccini attualmente in uso potrebbero non essere pienamente efficaci.

Basta vedere quello che sta succedendo in Cile, uno dei Paesi con la più alta percentuale di persone vaccinate anche se in larga parte con il poco efficace siero cinese di Sinovac: a causa anche della variante brasiliana, da un mese si è avuta un’autentica impennata dei nuovi casi.

La mutazione indiana così è la nuova osservata speciale, tanto che gli Stati Uniti si sono mossi per inviare aiuti sanitari a Nuova Delhi dopo l’appello dell’Oms che ha parlato di una “situazione straziante”.

Ma come si è diffusa la variante in India? Al 14 marzo il Paese che conta 1,3 miliardi di abitanti faceva registrare 26.000 casi al giorno, anche se come abbiamo già detto si tratterebbe di numeri molto sottostimati. I contagi in un solo mese si sarebbero così più che decuplicati.

I motivi della diffusione della variante sono sostanzialmente tre. Il primo è la campagna vaccinale a rilento nonostante l’India sia il principale produttore di vaccini al mondo. Non a caso il Governo ora ha bloccato l’export di AstraZeneca, eccezion fatta per il Regno Unito, con l’intenzione di immunizzare 300 milioni di persone entro luglio.

Poi ci sono stati i grandi raduni religiosi che pure ad aprile si sono tenuti come se nulla fosse. Anche i casi di mutazione indiana riscontrati in Italia sono di persone di ritorno dalle celebrazioni sulle rive del Gange.

Infine sotto accusa è anche il presidente nazionalisti-indù Narendra Modi, reo di non aver messo in campo tempestive misure restrittive e, tirato per la giacca dagli induisti, di non aver messo un freno ai raduni oceanici.

Ancora una volta invece che anticipare le mosse del virus ci troviamo invece a dover rincorrere: senza a un freno a queste zone dove il Covid circola in maniera quasi indisturbata, il rischio di nuove varianti potenzialmente sfuggenti ai vaccini sarà sempre in agguato.

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