Il futuro del Pd: senza Renzi tornano D’Alema e Bersani?

Il Partito Democratico senza Matteo Renzi vedrà il rientro di D’Alema, Bersani e Speranza? Usciti dal Pd nel 2017 per divergenze con la direzione del segretario fiorentino, i tre esponenti di Articolo 1 potrebbero tornare. Queste le incognite.

Il futuro del Pd: senza Renzi tornano D'Alema e Bersani?

Lo ha ribadito a più riprese, a sostegno del suo addio al Partito Democratico: “Io esco, ma rientrano D’Alema, Bersani e Speranza”. Parole sprezzanti quelle di Renzi, a ribadire una netta distanza tra lui, la sua idea di politica, e quella dei tre esponenti di Articolo 1. Protagonisti essi stessi di una scissione, quella dal Pd nel febbraio 2017.

Oggi il segretario del piccolo partito di sinistra - in Parlamento dopo le elezioni del 4 marzo 2018 con la lista Liberi e Uguali - Roberto Speranza, ha ottenuto il Ministero della Salute nel governo giallo-rosso, il Conte bis. Non ha mancato occasione di rispondere a Matteo Renzi: “Il mio cuore batte a sinistra, quello di Renzi al centro. Noi non siamo usciti dal Pd per Renzi e non saranno le scelte di Renzi a farci rientrare”. Per ora, quindi, nessun altro sconvolgimento sembra colpire il Partito Democratico. Eppure molti vociferano un possibile rientro delle anime più di sinistra, mai andate d’accordo con la direzione più moderata e centrista del renzismo.

D’altronde proprio questa divergenza portò alla rottura definitiva nel 2017, dopo aver sostenuto il No nel referendum lanciato da Renzi. Una campagna, quella contraria alla riforma costituzionale che si era trasformata in un plebiscito personale su Presidente del Consiglio, che vide in primo piano proprio Massimo D’Alema. Da qui vide la nascita Articolo 1.

C’è davvero spazio, adesso, per un rientro nel Pd dei vecchi Ds? Sarebbe questo un segnale di una scelta più riformista di sinistra del partito di Zingaretti?

D’Alema e Bersani restano fuori dal Pd. Per ora

La replica di Massimo D’Alema alla provocazione dell’uscente Renzi non tarda ad arrivare. Durante un forum di Ernst & Young al teatro Manzoni di Milano, con altrettanta pungente decisione, il vecchio leader della sinistra Ds afferma:

“Non torno da nessuna parte, non sono un militante. Leggo ricostruzioni fantasiose sul mio conto, come se io non fossi stato un riformista. Potrei anche cantare Bandiera rossa, che è una bella canzone, ma insieme ad altri ho portato l’Italia nell’euro, il mio governo aveva come ministro dell’Economia Ciampi, con l’amministrazione Clinton abbiamo fatto la guerra nei Balcani e con Bush preso il comando di un’operazione di pace in Libano.”

Il riferimento preciso è sulla battuta di Renzi che, parlando dei cori di Bandiera Rossa alla festa dell’Unità di Ravenna, e prendendo le distanze dal canto, aveva sottolineato: “Tornino Speranza e D’Alema, magari D’Alema è più intonato di me, sicuramente più adatto a cantare Bandiera Rossa”.

Esce uno, entra l’altro. Sembra quasi un’equazione matematica visto che la convivenza dentro uno stessa casa, quella del Pd, è stata disastrosa e impossibile. L’ascesa di Matteo Renzi come giovane rampante nel partito, d’altronde, era stata accompagnata e acclamata anche grazie alla campagna per la rottamazione. E il primo a dover essere rottamato era proprio D’Alema, incarnazione del vecchio schema politico di una sinistra perdente e passata.
Anche Bersani si è tenuto distante su un possibile ritorno nel partito democratico. Sottolineando che non c’erano solo personalismi, ovvero antipatie nei confronti del segretario fiorentino, ma diverse vedute politiche, motivazioni più profonde nella scelta di uscita. Lapidario anche lui, però, su Matteo: “Ancora credete alle cose che dice Renzi?” Il rientro, comunque, non può essere così immediato e matematico.

Articolo 1 e Pd prudenti ma più vicini

Da sempre Zingaretti parla di unione del centro-sinistra e di ricreare un clima riformista unitario tra le forze politiche più progressiste. E anche nella direzione di Articolo 1 si discute su come costruire un piano laburista e di sinistra per l’Italia. I due partiti, però, restano cauti e prudenti su possibili confluenze e fusioni.

L’uscita di Renzi e dei suoi più fedeli seguaci dalla compagine partitica è di certo un segnale positivo per concretizzare una coalizione che guarda davvero a sinistra. Intanto Articolo 1 si prepara alla sua festa chiamata Unica, la nostra festa del lavoro. Qui parleranno in tanti, anche Speranza e Bersani. Forse arriveranno indicazioni sul prossimo futuro. Articolo 1 rischia di scomparire come formazione partitica. Quale strategia seguirà ora che il Partito democratico non è più lo stesso?

La base, con Scotto, ribadisce che l’importante non è ciò che fa Renzi, ma quello che vuole fare il Pd. Un soggetto politico nuovo a sinistra è necessario. Come e quale sarà? D’Alema resterà davvero fuori a guardare?

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