Forex: il dollaro forte è davvero un problema per la Federal Reserve?

Il dollaro forte è davvero un problema in questo momento per la Federal Reserve nella decisione di rialzare i tassi di interesse?

Sappiamo già che il dollaro USA ha avuto un grande mese.
Negli ultimi 30 giorni il biglietto verde si è apprezzato contro tutte le principali valute, in aumento di oltre il 4% contro lo yen giapponese e il dollaro neozelandese.
Dall’inizio dell’anno, il dollaro è più forte del 7% contro l’euro e di oltre il 6% contro il dollaro australiano e quello canadese.

Anche se ha ceduto parte dei suoi guadagni nella giornata di lunedì, il trend rialzista del biglietto verde rimane intatto. Una moneta forte non è un fattore positivo per l’economia di un Paese e le voci secondo cui ieri il presidente Obama ha detto che il dollaro forte è un problema è in linea con le sfide poste dalla recente forza della valuta.

Il commento è stato smentito dal governo degli Stati Uniti, perché non è bene che si evidenzi pubblicamente le preoccupazioni per un super dollaro. Ma in realtà, il dollaro in aumento è davvero un problema per la Federal Reserve.

Ci sono due conseguenze principali causate da una valuta forte:

  • le esportazioni più deboli;
  • l’inflazione più bassa.

Gli Stati Uniti non sono un’economia dipendente dalle esportazioni e basata sulla bilancia commerciale e il dollaro forte non è ancora stato incisivo sulla resistenza all’attività di esportazione, anche se gli utili societari ne hanno sofferto. Nel primo trimestre, grandi nomi come Procter & Gamble , Johnson & Johnson, PepsiCo, Facebook e Delta Airlines hanno registrato un calo delle entrate su un dollaro più forte, perché riduce gli importi degli utili provenienti dall’estero.

L’impatto che il dollaro forte ha invece sull’inflazione è più significativo. Mantiene un tappo sulle pressioni sui prezzi, il che normalmente non sarebbe male se non ci fosse un basso livello di inflazione in tutto il mondo. Eppure l’ultimo report ha mostrato i prezzi al consumo core sono in aumento al ritmo più forte da giugno 2013, segno che l’inflazione si sta muovendo verso il target della Federal Reserve.

Per il contesto in cui ci troviamo in questo momento, il dollaro forte non è un grosso problema per la Federal Reserve, ma potrà diventarlo se continuerà a muoversi verso l’alto, il che è quasi una certezza dato che la banca centrale degli Stati Uniti si prepara ad alzare i tassi di interesse quest’anno.

In media, il biglietto verde si è già apprezzato più del 6% dall’inizio dell’anno e se salisse di un altro 6% sul serraggio della Federal Reserve, potrebbe rallentare ancora di più il ciclo graduale di rialzo dei tassi di interesse. La maggior parte degli altri Paesi invece godrebbero di un dollaro ancora più forte, perché svaluterebbe le proprie valute incoraggiando le esportazioni e aumentando l’inflazione.

Senza market mover rilevanti previsti per la pubblicazione sul Calendario Economico fino a giovedì, consolidamento e presa di profitto sono fattori possibili per il dollaro nei prossimi giorni. Con quota 125 rotta sul cambio dollaro-yen USD/JPY, la prossima tappa potrebbe essere a 123.80.

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