Fondo garanzia mutui: un altro flop grazie alle banche?

Valentina Pennacchio

19 Gennaio 2015 - 17:00

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Dopo la disattivazione del Fondo «Giovani coppie», il Fondo di garanzia prima casa dovrebbe rappresentare un aiuto per i giovani precari e le coppie under 35. Tuttavia, nonostante le buone premesse, qualcosa non va...un altro flop in arrivo?

Dopo il flop del Fondo «Giovani coppie», ora non più attivo, potrebbe avere la stessa sorte il Fondo di garanzia prima casa e per la stessa ragione. Ma procediamo con calma.

Il Fondo di garanzia, destinato a giovani coppie e precari under 35, rappresenta uno strumento per garantire l’accesso al credito agevolato per l’acquisto della prima casa e l’efficientamento energetico.

Un vantaggio importante per quelle categorie di individui che, oggettivamente, non hanno tutte le carte in regola per chiedere un prestito alle banche.

Il Fondo è stato dotato di una cifra pari a 650 milioni di euro, la quale potrà crescere con contributi di Regioni e altri enti/organismi pubblici, e potrà offrire garanzie su finanziamenti ipotecari per un ammontare complessivo stimato in 20 miliardi di euro.

In particolare il Fondo è volto alla concessione di garanzie nella misura massima del 50% della quota capitale di mutui ipotecari, di ammontare non superiore a 250.000 euro, per l’acquisto (o acquisto con interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico) di immobili, non di lusso, da adibire a prima casa.

Altre caratteristiche del finanziamento:

  • il tasso applicato e le condizioni del mutuo sono negoziabili con i finanziatori;
  • i finanziatori si impegnano a non chiedere ai mutuatari garanzie aggiuntive, non assicurative, queste ultime nei limiti consentiti dalla legislazione vigente, oltre all’ipoteca sull’immobile e alla garanzia fornita dallo Stato.

Chi e come fare richiesta?

Ci sono tre condizioni indispensabili per presentare la richiesta di accesso al Fondo:

  • il richiedente, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non deve essere proprietario di altri immobili ad uso abitativo, ad eccezione di quelli acquistati per successione mortis causa, anche in comunione con altri successori, e in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli;
  • l’immobile ad uso abitativo deve essere ubicato nel territorio nazionale, non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) e non deve avere le caratteristiche di lusso (decreto del Ministero dei lavori pubblici n. 1072/1969);
  • il mutuo ipotecario deve essere di importo non superiore a 250.000 euro, concesso dalla banca o intermediario finanziario che ha aderito all’iniziativa in base al Protocollo di intesa sottoscritto l’8 ottobre 2014 tra Ministero dell’economia e delle finanze e ABI.

In presenza di più domande pervenute nella stessa giornata, verrà data priorità a:

  • giovani coppie: nuclei familiari costituiti da almeno due anni, coniugati o conviventi more uxorio, con uno dei componenti con età inferiore ai trentacinque anni;
  • nucleo monogenitoriale con figli minori: persona singola non coniugata, separata, divorziata o vedova con almeno un figlio convivente minore;
  • giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico di cui all’articolo 1 della legge 28 giugno 2012, n. 92;
  • conduttori di alloggi di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari.

La modulistica è disponibile sul sito dell’ABI e del MEF, mentre l’elenco delle banche aderenti al Protocollo a cui sarà possibile presentare la richiesta sono disponibili sul sito della Consap SpA (www.consap.it) e sul sito dell’ABI (www.abi.it).

Perché un flop?

Quali sono state le ragioni del flop del Fondo «Giovani coppie»? Perché è stato erogato un milione di euro appena a fronte dei 50 stanziati?

Quando queste coppie si recavano agli sportelli degli istituti di credito si trovavano davanti a questa prassi: orecchie da mercante e sponsorizzazione di prodotti di filiale.

Sperando che la prassi non si ripeta, ad oggi le banche aderenti sono molto poche. Inoltre:

  • le banche non sono obbligate ad aderire all’iniziativa;
  • le banche non sono obbligate ad erogare il mutuo in caso di richiesta.

Insomma: Banche 1 - Consap (società del Tesoro che gestiva il fondo) 0.

Dalla vecchia esperienza è possibile imparare un paio di lezioni:

  • occorre più pubblicità da parte del governo su un’iniziativa che di questi tempi può essere interessante per molti giovani in difficoltà;
  • servono più controlli sugli istituti aderenti per comprendere se offrono davvero questa agevolazione statale.

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