Brexit: nuovo round di trattative con vecchi e nuovi problemi

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Brexit: nuovo round di trattative con vecchi e nuovi problemi

Il governo britannico dopo aver presentato il ’Repeal Bill’ sta valutando di assumere un nuovo atteggiamento da tenere nei negoziati molto più conciliante.

Il governo britannico ha presentato il Repeal Bill, la legge che cancellerà l’intera legislazione europea nel Regno Unito.

Il ministro per la Brexit, David Davis, ha esortato i membri del Parlamento a “lavorare insieme”, ma laburisti e liberal democratici hanno minacciato di votare contro a meno di cambiamenti sostanziali.

La Bbc scrive che il Repeal Bill sarà calendarizzato alla Camera dei Comuni non prima dell’autunno ma dovrà essere necessariamente approvato prima che il Regno lasci l’Ue, ovvero prima di marzo 2019. Theresa May rischia la sconfitta perché ha inserto una clausola per rinunciare completamente alla Carta dei diritti fondamentali, che è uno dei sei requisiti per il sostegno dei laburisti al disegno di legge e probabilmente lo sarà anche per alcuni conservatori.

Il ministro Davis ha pubblicato giovedì il disegno di legge dell’Unione Europea, precedentemente noto come “The Great Repeal Bill”, destinato ad abrogare e sostituire tutte le leggi e i regolamenti che si basano sull’adesione della Gran Bretagna all’Unione europea prima che il Paese lasci nel 2019. Essa è una delle leggi più significative previste nell’attuale parlamento inglese.

Il leader del Liberal Democrat, Tim Farron, ha dichiarato che il suo partito sarebbe entrato a far parte del Labour nel dare “l’inferno” a May sul disegno di legge. Quella sull’abrogazione è la prima delle otto leggi correlate alla Brexit che sperano di passare in questo parlamento. Un altro complesso di leggi molto controverse include piani per portare la Gran Bretagna fuori dal mercato unico e dall’unione doganale e anche la legge che definirà il sistema di immigrazione britannica post-Brexit.

Nonostante tutto qualcosa sembra muoversi nel Regno Unito. Si ha notizia di un nuovo atteggiamento che si avrà nei negoziati e che sarà molto più conciliante, secondo quanto rivelato da The Guardian. A quanto pare i funzionari di Sua Maestà hanno abbandonato il tanto criticato approccio della “botte piena e la moglie ubriaca” invocato dal ministro degli Esteri Boris Johnson.

Chiaramente, dopo il flop elettorale per la premier Theresa May proprio nel dipartimento preposto alla Brexit, e nonostante la smentita di un suo portavoce, il clima è piuttosto cambiato e ora, anche sull’influenza sempre più forte del Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, prevale il pragmatismo rispetto alla linea dura. Vedremo.

Ma c’è ancora altro e non è poco, perché a quanto pare sta diventando una priorità salvaguardare l’economia britannica nel dopo Brexit anche a costo di fare concessioni rispetto alla sovranità nazionale in fase negoziale. Il riferimento è all’area comune di transito tra l’Irlanda del Nord e l’altra Irlanda. Al riguardo si coglie nel panorama delle notizie che secondo il Financial Times la City vuole fare pressioni sull’Ue per un accordo di libero scambio in materia di servizi finanziari. Mercati finanziari ed economia in Europa per il Regno Unito non sono più tanto sicuri.
Perché?

I media hanno diffuso notizie sulla recente riunione del Comitato Milano European Financial Hub il quale ha chiesto di semplificare le procedure di autorizzazione degli operatori che dopo la Brexit si trasferiranno in Italia. La città come dichiarato sarà Milano, scelta come piazza finanziaria per l’Europa. Si annuncia che nel mese di settembre ci sarà una roadshow a Londra sui lavori del Comitato e il ministero dell’Economia annunciandoli in un comunicato Ansa ha dichiarato:

“Le diverse operazioni finanziarie di successo delle ultime settimane, l’affermazione dei Piani Individuali di Risparmio e le prospettive di IPO a Piazza Affari hanno rafforzato il ruolo di Milano come piazza finanziaria europea.”

Queste sono al momento le conseguenze certo prevedibili della Brexit e a quanto pare anche in relazione alla proposta britannica sui diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito dopo Brexit che ormai è ben nota (e non è stata smentita!) che non permette la reciprocità perché sottopone i cittadini Ue a restrizioni notevoli perché non assicura uno status di vita come quello attuale.

Il capo negoziatore Ue Michel Barnier in vista del prossimo round negoziale oltre a ribadire la sua contrarietà ha affermato:

“È indispensabile che il Regno Unito riconosca gli obblighi finanziari soprattutto nel quadro dell’attuale bilancio Ue. Si tratta di una questione di fiducia perché altrimenti come si può costruire una relazione sulla durata nel lungo termine con un Paese se non c’è la fiducia? L’Ue vuole da parte della Gran Bretagna il mantenimento dell’area comune di viaggio tra Irlanda del Nord e Irlanda e bisogna definire precisamente gli impegni e anche il rispetto degli accordi del Venerdì Santo.”

L’accordo del Venerdì Santo è stato firmato a Belfast il 10 aprile 1998 (giorno di Venerdì Santo appunto) dal governo del Regno Unito e da quello irlandese. Si tratta di uno dei più importanti sviluppi del processo di pace in Irlanda del Nord. Quest’accordo è stato sottoscritto con l’approvazione dalla maggior parte dei partiti politici nordirlandesi con l’eccezione del Partito Unionista Democratico (DUP).

Il 23 maggio 1998 l’accordo è stato sottoposto a un referendum che ne ha sancito l’approvazione popolare da parte dei votanti nord-irlandesi. Nello stesso giorno gli elettori della Repubblica d’Irlanda hanno votato per cambiare la loro costituzione in linea con l’accordo. Il DUP (Partito Democratico Unionista) è stato l’unico grande partito ad opporsi all’accordo che è entrato comunque in vigore il 2 dicembre del 1999.

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