Brasile: i mercati osservano le elezioni

Le elezioni presidenziali del 7 ottobre in Brasile diranno molto sul futuro dei mercati, ma ogni candidato può influire in maniera diversa. L’analisi di NN Investment

Brasile: i mercati osservano le elezioni

Manca meno di un mese alle elezioni presidenziali in Brasile.
Il 7 ottobre si andrà al voto in quello che si presenta come uno degli appuntamenti elettorali più imprevedibili e caotici del Paese.

Solo la scorsa settimana infatti il brutale accoltellamento durante un comizio pubblico ai danni del candidato in vantaggio, Jair Bolsonaro, sembrava aver escluso dalla corsa un altro nome forte, dopo che un tribunale ha stabilito che l’ex presidente ora in carcere Inácio Lula da Silva (quasi al 40% dei consensi) non potrà essere candidato.

La circostanza aveva dato vita a uno scenario politico paradossale, dove i due candidati col maggior consenso erano fuori dalla corsa alle urne. Ma Bolsonaro, malgrado la gravità delle ferite riportate e la necessità di affrontare un ulteriore intervento operatorio, resterà in corsa continuando a fare campagna elettorale, anche se solo dai social.

Elezioni in Brasile: su chi puntano i mercati?

Il risultato che arriverà dalle urne brasiliane può avere riflessi anche drammatici sui mercati, gli emergenti su tutti secondo molti osservatori, visto il momento difficile e le forti pressioni che subirà il nuovo Presidente per ridurre il disavanzo fiscale del Paese.

A notarlo è NN Investment Partners, che sottolinea la necessità da parte del nuovo eletto di portare proposte efficaci per il controllo degli investimenti in sicurezza sociale, pena un brusco sell off dei mercati:

“L’insufficienza di azioni decisive per controllare la spesa pensionistica del Brasile è una delle ragioni principali per cui il deficit fiscale del Paese è rimasto superiore al 7% del PIL negli ultimi quattro anni. Resta poco spazio per ulteriori investimenti volti a incrementare la produttività nelle infrastrutture fisiche e sociali”.

Questo secondo Maarten-Jan Bakkum, Senior Emerging Markets Strategist di NN Investment Partners, è il motivo per cui il potenziale di crescita dell’economia brasiliana resta basso, circa al 2%, e il rapporto debito/PIL continua a crescere del 5% l’anno.

La crisi dei mercati emergenti fa il resto, indebolendo sempre di più il Brasile, che fa fronte a interessi sul debito pubblico del Paese pari al 6% del PIL, rendendo indispensabile un adeguamento fiscale.

Secondo l’asset manager il redivivo Bolsonaro e l’ex sindaco di sinistra di San Paolo, Fernando Haddad sono in vantaggio sugli altri candidati e hanno entrambi possibilità di vincere. Seguono a distanza i rivali Marina Silva e Ciro Gomes, entrambi al 12%. Ma Bolsonaro è in testa nei sondaggi:

“Sebbene (Bolsonaro) si presenti come candidato anti-establishment, le sue idee economiche sono simili a quelle dell’attuale governo. Il suo problema principale è che il suo partito ha poco peso nella politica brasiliana e gli analisti politici mettono in discussione la sua potenziale efficacia come presidente oltre a dubitare del suo impegno per attuare le necessarie riforme”.

Haddad, che fa le veci di Lula, non è ancora molto conosciuto, ma può sfruttare il nome del suo promotore. Il suo programma economico prevede la fine della fiscal rule nata dall’attuale governo, riforme pensionistiche dallo scarso impatto e un blocco alla privatizzazione, elementi in grado di ferire il mercato secondo NN:

“Tutto ciò significa che ad una eventuale vittoria di Haddad i mercati reagirebbero negativamente”.

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