Avvocati: per la Cassazione i contributi non sono deducibili

La Corte di Cassazione ha sancito che i contributi versati dagli avvocati alla Cassa forense non sono deducibili dal reddito, a meno che il loro costo non sia stato rivoltato sul cliente.

Avvocati: per la Cassazione i contributi non sono deducibili

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi che l’avvocato versa alla Cassa forense non sono deducibili dal reddito complessivo; questo beneficio fiscale resta solamente nell’ipotesi in cui il loro costo non sia stato girato sul cliente.

La decisione prende spunto dalla richiesta avanzata dall’Ufficio delle entrate, ai danni di un avvocato, di recuperare la tassazione dell’Irpef per l’omesso versamento dei contributi previdenziali ed assistenziale destinati alla Cassa forense. Il professionista ha impugnato la pretesa, ma la Corte di Cassazione ha preso le posizioni dell’Ufficio delle entrate.

Il legale ha anche provato a far dichiarare la nullità della notifica della cartella di pagamento, ma ogni tentativo di smuovere la decisione della Corte è stato vano. Adesso all’avvocato non rimane che pagare la differenza dell’Irpef.

No alla deducibilità dei contributi

L’avvocato che versa i contributi previdenziali ed assistenziali alla Cassa forense non può dedurli dal reddito, anche se tale versamento è obbligatorio. Così ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 32258 del 13 dicembre 2018, con la quale viene respinto il ricorso di un legale in seguito all’impugnazione di una cartella di pagamento.

La vicenda riguarda un avvocato che si era visto recapitare una cartella per il recupero a tassazione dell’Irpef. Nel caso di specie, l’Ufficio delle entrate aveva negato la deducibilità dal reddito complessivo dei contributi che il professionista aveva versato alla Cassa forense.

Il professionista, convinto dell’illegittimità della pretesa, aveva proposto un ricorso alla Corte tributaria provinciale di Napoli, che però aveva confermato la richiesta dell’Ufficio delle entrate. In seguito, il legale aveva deciso di adire la Corte tributaria regionale, ma anche in questa sede si era visto soccombente.

Nonostante le sconfitte in tribunale, l’avvocato ha proseguito la sua battaglia, convinto del fatto che i contributi versati alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense dovessero essere sempre deducibili dal reddito, in ragione della loro obbligatorietà. Infatti, ogni avvocato che svolge la professione in maniera stabile e continuativa è tenuto per legge ad iscriversi alla Cassa e a versare i contributi assicurativi.

Quindi il caso è arrivato alla Corte di Cassazione, dove gli ermellini, in sede di legittimità, hanno smentito definitivamente la posizione dell’avvocato ricorrente. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza citata poc’anzi, hanno dichiarato che i contributi versati alla Cassa forense non sono deducibili dal reddito e, di conseguenza, hanno condannato il professionista al pagamento della differenza dell’Irpef, richiesto dall’Ufficio delle entrate. Inoltre, i giudici della Corte hanno stabilito che tali contributi sono deducibili solo se il loro costo non sia stato ribaltato sul cliente.

L’articolo 50 del Tuir

La decisione di legittimità della Corte di Cassazione si basa sull’articolo 50 del Tuir (il Testo unico delle imposte sui redditi), contenente la disciplina dei redditi assimilabili a quelli di lavoro dipendente. Dall’articolo 50 discende che i contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge devono essere esclusi dal compenso del professionista e che, invece, concorrono a formare la base imponibile ai fini della riscossione dell’Iva.

Nell’ordinanza in esame, la Corte ha confermato che è a carico del cliente il 2% del fatturato indicato nella parcella e che l’importo relativo non può essere dedotto in quanto non fa parte del compenso.

L’avvocato ricorrente ha anche provato a far dichiarare la nullità della notifica della cartella pagamento, ma la Corte ha respinto la richiesta e lo ha condannato al pagamento della somma stabilita dall’Ufficio delle entrate.

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1 commento

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eleonora4198 • 3 mesi fa

qui si parla del 2% se non ho capito male . mai applicato in parcella ovvero mai addebitato al cliente . ho sempre considerato indecoroso dover addebitare al cliente una quota che serve per la mia pensione . . eleonora ferrari

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