Aero Club d’Italia: stop elezioni, interviene il TAR. Cui prodest?

A soli due giorni dalle elezioni per rimettere in regolare attività Aero Club d’Italia, il TAR blocca tutto.

Aero Club d'Italia: stop elezioni, interviene il TAR. Cui prodest?

Continua l’odissea degli sportivi del Volo in Italia.
A due giorni dalle elezioni destinate a ridare regolarità di funzionamento ad Aero Club d’Italia, l’unica federazione del CONI che rappresenta gli sport del volo, il TAR ha bloccato ogni cosa.
Sospese le elezioni, per un giudizio che il 17 luglio stabilirà se Giuseppe Leoni, ex senatore della Lega, presidente e commissario dal 2002 dell’ente di via Beccaria, abbia ragione a considerare irregolare il commissariamento firmato dal presidente del Consiglio Conte.
Sembra una decisione di nicchia che riguarda solo poche persone, ma non è così.

Sono più di 10.000 i piloti che nel nostro paese volano con velivoli ultraleggeri e dell’aviazione generale con un indotto che supera i 200.000 individui.

Poi ci sono gli alianti e i cosiddetti mezzi a due assi, ovvero parapendio e deltaplano, che, vista la nostra meravigliosa orografia, potrebbero attirare migliaia di appassionati da tutto il mondo. E invece no.
È di pochi giorni fa la lettera di Aero Club d’Italia (AeCI) alla Federazione Aeronautica Internazionale per rinunciare all’organizzazione del Campionato del Mondo di Acrobazia in aliante. Rinunce che costano perché fanno svanire la possibilità di numerose presenze e di promuovere questo sport e il nostro territorio.

Soffrono di questa situazione anche le decine di aziende che producono attrezzature e velivoli per questi sport. Dalla Tecnam, ormai rivolta solo ai grandi mercati esteri, a Blackshape, Magni, Alpi Aviation, MAG, ICP e tanti altri che impiegano centinaia di dipendenti qualificati e hanno fatturati di diversi centinaia di milioni all’anno.

Grazie a queste baruffe interne siamo fanalino di coda anche nell’aggiornamento della normativa.
EASA, l’agenzia europea per la sicurezza al volo, ha introdotto la possibilità di elevare a 600 kg il peso di queste categorie di velivoli che godono di costi e burocrazia ridotti. Tutti i paesi europei si sono adeguati in questo modo aiutando anche i produttori nazionali, l’Italia no.
Aero Club d’Italia, preso nelle sue beghe giudiziarie, ancora non ha fatto nulla.

Ne soffre anche l’Aeronautica Militare che ad Aero Club d’Italia ha sempre dato il massimo supporto e che ora vede vanificati i suoi impegni faticando sempre di più nell’organizzazione delle manifestazioni in cui Aero Club d’Italia dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale.

La promozione della sicurezza di chi vola per “Passione” è demandata ad Aero Club d’Italia”, ha ribadito il Commissario Valori di fronte alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati il 15 aprile scorso. Eppure gli incidenti si susseguono e l’ente non sta facendo nulla neanche per tentare di prevenirli: ferma la commissione apposita, cessati i pochi seminari che negli anni passati erano stati appena avviati.

La politica sta a guardare. Tentativi timidi che sembrano poco azzeccati, con figure commissariali e di vertice pur legalmente preparate, ma che per loro stessa ammissione sanno poco o nulla di volo, ultraleggeri e Aero Club.
Il professor Valori, Commissario straordinario, eminente giurista, non risulta abbia alcuna esperienza pregressa nelle tematiche tecnico-organizzative del settore.
Allo stesso modo il Direttore generale, Natale Forlani, che viene dal mondo del sindacalismo nel settore dell’edilizia.
Proprio al Direttore Forlani è stato affiancato, per la prima volta nella storia dell’ente, un vicedirettore: un generale dell’Aeronautica Militare in pensione che ha scarsa dimestichezza con i velivoli dell’aviazione generale e ultraleggeri.
Un metodo per dare forza ad “organizzazioni informali” che possono gestire a piacimento le attività di AeCI.

All’estero intanto agli stessi settori si da la giusta attenzione politica, continuano a fornire ritorni economici di rispetto e, soprattutto, preparano i giovani alle professioni del volo che sono tra le più richieste nell’immediato futuro.

Aero Club d’Italia che, da oltre 100 anni dovrebbe promuovere il volo turistico sportivo nel nostro Paese, rischia di implodere: molti presidenti locali cominciano a chiedersi perché essere federati (e pagare somme ingenti) ad un ente che, dicono alcuni di loro, non produce assolutamente nulla, se non carte poco utili al Volo e alla sua promozione.

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