Petrolio sale con uragani, scorte e molto altro

Il prezzo del petrolio avanza ancora grazie alla stagione degli uragani, ma non solo. Il punto

Petrolio sale con uragani, scorte e molto altro

Viaggia in deciso rialzo il prezzo del petrolio, sostenuto da un mix esplosivo di elementi che hanno permesso alle quotazioni di Brent e Wti di continuare a guadagnare terreno.

Le sanzioni statunitensi contro l’Iran, la stagione degli uragani entrata nel vivo, ancora i più recenti dati sulle scorte di greggio negli USA. Sono questi gli elementi principali che nelle ultime ore hanno contribuito all’evidente balzo del greggio.

Il prezzo del petrolio Wti, solo per fare un esempio, è riuscito a riportarsi sopra i 70 dollari al barile, il tutto per poi ripiegare leggermente sotto la suddetta soglia. Il Brent, invece, ha sfiorato addirittura gli $80.

Cosa sostiene il prezzo del petrolio oggi

A contribuire al recente balzo del prezzo del petrolio è stata sicuramente la stagione degli uragani ormai entrata nel vivo. Florence, attualmente di categoria 4 su 5, si sta dirigendo verso le coste ma non è l’unico a minacciare la produzione. Anche tempeste più piccole come Isaac potrebbero correre verso il Golfo del Messico dove sono collocati diversi impianti e industrie del settore.

A riassumere in poche righe gli elementi che hanno fornito sostegno alle quotazioni ci ha pensato anche Carlo Alberto De Casa, Chief analyst di ActivTrades che ha affermato:

“In poche ore il prezzo del petrolio è balzato vicino alla resistenza posizionata in area $70. Le ragioni sono molteplici. La principale probabilmente è il calo delle scorte USA, ma il mercato sta continuando a scontare le crescenti tensioni in Libia e Iraq, così come il tema delle sanzioni sull’Iran. In aggiunta a ciò ci sono anche le preoccupazioni relative al potenziale distruttivo dell’uragano Florenze che si sta muovendo pericolosamente verso la costa est degli Stati Uniti. ”

A sollevare le quotazioni, comunque, ci hanno pensato i mai sopiti timori relativi all’introduzione delle sanzioni contro l’Iran che eliminerebbero dal mercato una grande quantità di greggio determinando nuovi squilibri tra domanda e offerta.

“Sembra che la Corea del Sud e il Giappone smetteranno di acquistare esattamente come richiesto dall’amministrazione. Entrambi si sono fatti avanti per comprare più greggio dagli USA,”

ha fatto notare John Kilduff. Il partner di Again Capital ha ricordato che tutti i Paesi che non porranno fine agli acquisti dall’Iran saranno soggetti alle sanzioni degli Stati Uniti di Donald Trump.

Il mercato appare oggi più preoccupato che mai. La maggior parte degli esperti è ormai convinta che, una volta introdotte le sanzioni, per i produttori sarà difficile colmare il vuoto lasciato dall’output iraniano. Un contesto squilibrato che avrà tra le conseguenze un nuovo aumento del prezzo del petrolio, magari sopra i 100 dollari al barile.

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Argomenti:

Petrolio Iran

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