Il ministro Fontana e la strategia della “sparata” per ottenere consenso e visibilità

Da quando è diventato ministro Lorenzo Fontana si è distinto per le sue dichiarazioni controverse: una strategia che oltre alle polemiche porta anche visibilità.

Il ministro Fontana e la strategia della “sparata” per ottenere consenso e visibilità

Provate a fare questo piccolo esperimento. Chiedete a un vostro conoscente, magari che segua le vicende politiche, chi sia l’attuale ministro dell’Agricoltura. Chiedete poi chi sia invece il nuovo ministro della Famiglia.

Senza nulla togliere a Gian Marco Centinaio, con ogni probabilità in molti sapranno indicare soltanto Lorenzo Fontana come titolare del dicastero della Famiglia e della Disabilità. A cosa dobbiamo tutto questo?

Senza dubbio il merito di questa popolarità non deriva da atti concreti del suo ministero, ma soltanto dalle ormai sistematiche “sparate” provocatorie da parte di Fontana che, tra le polemiche, lo hanno portato ad avere in questi primi mesi di governo una grande visibilità mediatica e social.

QUI LA BIOGRAFIA DI LORENZO FONTANA

Il “fenomeno” Fontana

Nel bene o nel male purché se ne parli. Se questa massima prima valeva soprattutto per i personaggi dello spettacolo, sempre spaventati dal poter cadere nel dimenticatoio, adesso può essere applicata anche ai politici.

L’esempio perfetto di questo inizio della nuova legislatura è quello di Lorenzo Fontana, esponente della Lega che dopo l’esperienza da eurodeputato a Bruxelles è arrivato ora da Verona a Roma, venendo nominato anche ministro della Famiglia e della Disabilità.

Lo scorso 26 luglio il ministro Fontana ha presentato le linee guida del suo dicastero alla commissione Affari Sociali della Camera: rafforzamento delle indennità di maternità e contrasto della pratica dell’utero in affitto, da noi comunque vietata.

Linee guida che finora non si sono trasformati in proposte concrete, con la prima battaglia annunciata che dovrebbe essere quella nei confronti della registrazione dei bambini con entrambi i genitori dello stesso sesso.

Al momento quindi si tratta soltanto di ipotesi e intenzioni, con le parole di Fontana che puntualmente, anche quando esulano dalle competenze del suo ministero (“non spari cazzate e pensi ai disabili” avrebbe commentato il senatore pentastellato Matteo Mantero), creano un vespaio di polemiche buone solo per riempire le bacheche dei vari profili social.

Alla ricerca della visibilità

Già al momento del suo insediamento Lorenzo Fontana con l’uscita “le famiglie gay? Per la legge non esistono” aveva fatto subito parlare di sé ma, chi lo conosceva bene, era perfettamente conscio delle posizioni del nuovo ministro.

Da sempre infatti l’esponente della Lega ha portato avanti campagne che si opponevano ai matrimoni omosessuali, all’omogenitorialità, all’aborto e all’insegnamento dell’educazione sessuale, rea di propagare la teoria gender.

Il gioco di questi primi mesi del governo Conte tra Movimento 5 Stelle e Lega è sempre lo stesso: ogni partito puntualmente fa delle ipotesi che poi vengono stoppate dall’altro, si discute ma di concreto alla fine rimane ben poco.

Una maggioranza questa che potrebbe essere definita del “a titolo personale” oppure del “non è previsto dal programma”. Le sparate del ministro Fontana possono essere prese a esempio di questa strategia.

Fermo restando che ognuno, specie se politico, ha il diritto e il dovere di esprimere la propria opinione, le uscite sulle famiglie gay oppure sulla legge Mancino sono buone soltanto a guadagnare titoli di giornali e like sui social.

Ovvio che questo governo non toccherà mai la legge Mancino, ma entrando nell’argomento Fontana si è assicurato visibilità e la simpatia di tutta quella fetta del popolo web contraria alla norma che sanziona e condanna gesti, slogan e azioni legati all’ideologia nazifascista.

Ecco dunque che al ministro della Famiglia poco importa della pioggia di critiche che gli sono piovute addosso, che fanno il paio alle sterili richieste di dimissioni, visto che queste prese di posizione lo stanno trasformando da politico semi-sconosciuto a protagonista, senza che il suo dicastero abbia presentato una sola proposta.

Una strategia che poi si lega perfettamente alla guerra sotterranea tra Lega e Movimento 5 Stelle. I due partiti governano assieme, ma si contendono anche la leadership del paese ben consapevoli che l’alleanza potrebbe non durare a lungo.

Le uscite servono quindi anche per distogliere l’attenzione se al momento al centro della discussione c’è l’altro partito: puntualmente quando si parla molto di Salvini o di Di Maio, ecco che rispettivamente Movimento 5 Stelle o Lega se ne escono con proposte a effetto per cercare di rubare la scena.

Un mare di chiacchiere e di polemiche su tutto che stanno rendendo la politica italiana incredibilmente vacua e svuotata di significato: nell’epoca dei social l’imperativo è macinare condivisioni, tutto il resto è noia e chiacchiere da burocrati.

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