AV: il popolo sfila opponendosi al saccheggio del territorio

Il progetto alta velocità Brescia/Verona come paradigma negativo degli investimenti pubblici.

AV: il popolo sfila opponendosi al saccheggio del territorio

Quaranta siti inquinati intercettano la linea av Bs/Vr, modello di esercizio con dati degli anni 90, progettazione con norme costruttive del 1996, parziale copertura del costo del progetto, interferenza con la produzione di vino pregiato destinato a export e infine la bufala di 158 treni merci al giorno sulla nuova linea.

AV Brescia/Verona: paradigma di interazioni negative

Un osservatore disinteressato che volesse analizzare la qualità italiana dei lavori pubblici, i costi, gli impatti, la redditività sociale, l’efficienza nel raggiungere l’obiettivo che giustifica il progetto, i dati di riferimento, la capacità del decisore pubblico nel perseguire un bilanciamento degli interessi in campo, sicuramente dovrebbe analizzare il procedimento alta velocità Brescia/Verona.

Rappresenta il paradigma dell’interazione negativa tra affari, politica e tutela degli interessi coinvolti. Sabato 29 settembre a Lonato ha sfilato il popolo classificato da garzoni di veline e ventriloqui come “anti Tav“ che è invece il popolo che si oppone al saccheggio del territorio e di quanto rimane di un bilancio pubblico che postulanti di ogni risma hanno dissestato con opere utili solo ad affaristi, sensali della politica, specialisti dell’”aggio nella mediazione”.

I siti inquinati

I fatti. Quarantacinque siti inquinati che interferiscono il tracciato ferroviario av, oggetto del progetto definitivo Bs/Vr. Quaranta ricadono in provincia di Brescia. Siti che riguardano discariche, attività produttive, cumuli di materiale e allevamenti intensivi. Il censimento dei siti si fonda sull’analisi di foto aeree di quasi mezzo secolo fa e confrontandole con foto aeree fatte nel 1992 e nel 2000.

Nel parere di ottemperanza si rimanda a futura “proposta tecnica per la caratterizzazione dei siti inquinati e potenzialmente tali”. Nel 2003 data di redazione del SIA vigeva il DM 471/1999, che prescriveva l’intervento di caratterizzazione dell’area una volta accertato il superamento dei limiti tabellari per procedere a interventi di bonifica e ripristino ambientale.

Le definizioni

La direttiva 2004/35/CE identifica come danno ambientale il danno diretto e indiretto al terreno, che crei un rischio significativo di effetti negativi sulla salute umana. Il legislatore italiano ha disciplinato attraverso il Dlgs 152/2006 e il Dlgs 4/2008 la bonifica e gli interventi dei siti contaminati. Le definizioni sono trattate nell’art. 240.

Riferendoci alla verifica di ottemperanza di cui, al parere 1796/2015 della Commissione VIA/VAS del Ministero dell’Ambiente. Il citato art 240 del Dlgs 152/2006 definisce sito contaminato un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), risultano superati.

Il sito potenzialmente contaminato invece è il sito nel quale uno o, più valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali, risultano superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione in attesa di espletare le operazioni di caratterizzazione o di analisi di rischio sanitario e ambientale.

Il sito contaminato quindi è un sito dove si è già accertato un rischio sanitario e ambientale, tramite applicazione della procedura di analisi di rischio per la quale nell’Allegato I del Titolo V si fissano i criteri applicativi. Nel SIA del 2003 si citavano i siti “inquinati”, nella verifica di ottemperanza alle prescrizioni si quantificano tali siti ma provvedimenti operativi e atti cogenti di rispetto delle norme procedurali non si rinviene nulla.

Si evidenzia, che l’art 242 del Codice Ambiente stabilisce che qualora i responsabili della contaminazione non provvedono direttamente perché non individuati e, non provvedono neanche i soggetti interessati, le procedure di cui al citato art 242 sono realizzati d’ufficio dal Comune e se questo non provvede dalla Regione.

Nel provvedimento finale del Cipe non risulta alcun riferimento a questo problema sanitario, ambientale e procedurale. Un progetto con un costo di 3430 milioni di euro (contratto MIT/RFI 2017/2021) con finanziamento di 2875 milioni. Finanziamenti bisogna ribadirlo sempre subordinati al rispetto di vincoli comunitari e alla situazione geopolitica (prezzo petrolio, cambio euro/dollaro, crescita mondiale, fine interventi BCE). Il “guadagno sociale” verificato con analisi costi benefici è negativo. La linea impatta su una produzione di pregio locale con danni finanziario notevole sull’export.

Un progetto che fa riferimento a un modello di esercizio costruito alla fine degli anni Novanta. Modello non aggiornato tenendo conto della devastante crisi del 2008 quindi sui riflessi generati sul contesto economico e sociale. Persiste l’assurdità di un modello fondato prevalentemente sul trasporto merci su linee av quando motivi tecnici, economici e organizzativi mostrano che i treni merci usano la linea storica.

In proposito la Regione Lombardia nel suo parere (DGR 3055/2015): “dalle informazioni note non risulta alcuna previsione di traffico merci sulla rete AV attuale nel breve e medio periodo“ e “di conseguenza (..) qualunque previsione di servizio merci sulla linea AV MI/BS/VR non è suffragabile da ipotesi realistiche”.

Infine nel tempo della modificazione della sismicità per effetto della de glaciazione, del dissesto idrogeologico, della stabilità idraulica non si applicano le norme tecniche di costruzione (NCT). Utilizzate quelle di 22 anni fa! Nel frattempo sono state elaborate nuove norme nel 2008 e nel 2018 per adeguarle al vero parametro che deve informare la progettazione, cioè l’accelerazione massima al suolo espresse in percentuali della accelerazione di gravità.

Vedremo se gli impegni assunti dall’azionista di maggioranza del Governo saranno mantenuti attraverso la cancellazione di un’opera come la Brescia/Verona alta velocità che fa perdere in termini di benessere sociale circa 2 mld di euro.

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