Andrea Dusi: “Innovazione e competenza, 10 Volte Meglio alle elezioni può farcela”

Intervista ad Andrea Dusi leader di 10 Volte Meglio: “Nuovi posti di lavoro grazie a innovazione e turismo, alle elezioni possiamo essere l’ago della bilancia”.

Andrea Dusi: “Innovazione e competenza, 10 Volte Meglio alle elezioni può farcela”

La definisce una sorta di “splendida pazzia” la scelta di buttarsi nell’avventura politica ma Andrea Dusi, fondatore e leader di 10 Volte Meglio, sembrerebbe avere le idee molto chiare su come affrontare al meglio le elezioni del 4 marzo.

Nonostante la soglia di sbarramento in pratica raddoppiata, 10 Volte Meglio sarà presente soltanto in dieci regioni, Dusi si dice comunque fiducioso con i sondaggi che danno in crescita questa neonata forza politica.

10 Volte Meglio al battesimo delle elezioni politiche

Cambiano nomi e alleanze i partiti nostrani ma alle elezioni del 4 marzo si può dire che la novità maggiore sia rappresentata dalla presenza di 10 Volte Meglio. Per conoscere più a fondo questa forza politica nata nel 2017 abbiamo intervistato Andrea Dusi, fondatore e Presidente del movimento che farà il suo esordio nel voto del 4 marzo.

Come è nato il progetto politico di 10 Volte Meglio?

Dopo aver venduto la mia azienda mi sono dedicato, fondando un’agenzia no profit, al campo dell’educazione scolastica sui temi relativi all’innovazione. Per un anno ho girato il mondo e i vari continenti, ma solo in Italia ho trovato ragazzi così scoraggiati verso il futuro, speranzosi soltanto di potere un giorno abbandonare il nostro paese per andare all’estero. Questa è una cosa che mi ha fatto pensare perché qualcosa andava fatto di fronte a questa situazione. Così ho iniziato a chiamare persone di cui ho grande stima e fiducia come Stefano Benedikter o Lucio Gomiero, allargandoci poi anche a professori, startupper e imprenditori. Tanti profili di competenze trasversali per realizzare la nostra visione, ovvero un’Italia dieci volte meglio.

Sarete presenti al voto del 4 marzo in dieci regioni, è stato difficile raccogliere le firme?

Noi le firme le avevamo raccolte in tutte le regioni tranne che in Valle d’Aosta e in Trentino Alto Adige. Non abbiamo reti come Potere al Popolo o CasaPound che ci possono dare una mano, così in due settimane con i banchetti avevamo raccolto tutte le firme necessarie. Purtroppo poi abbiamo avuto problemi in alcune regioni dove c’è stato anche una sorta di ostruzionismo nei nostri confronti, alla fine per noi adesso la soglia da superare è quella del 6%.

Gli ultimi sondaggi vi danno in crescita ma ancora lontani da questa soglia, qual è il vostro obiettivo?

Siamo partiti che ci davano allo 0,1%, ora invece per i sondaggi saremmo allo 0,5%. Noi crediamo di essere più alti, attorno al 2,2%. Noi in questa campagna elettorale stiamo parlando alle persone che vogliono un cambiamento radicale, quelli che non vogliono più votare per il meno peggio. Noi siamo una startup politica con un obiettivo nel medio periodo, qualsiasi sarà il risultato andremo avanti nel nostro percorso.

Passiamo al programma, la vostra parola d’ordine sembrerebbe essere la voglia di innovazione.

Innovazione e competenza. Tutti possono parlare di innovazione, quando sento Di Maio trattare temi come i Bitcoin e la Blockchain mi viene da ridere. I programmi in ogni elezione poi puntualmente non vengono rispettati, votiamo allora i candidati nei seggi uninominali in base ai loro curriculum e alle loro competenze. Il nostro primo punto è quello di creare posti di lavoro, il secondo quello della tecnologia e del turismo. Gli ultimi risultati in merito al Pil sono negativi, la situazione non è bella e non possiamo permetterci di perdere i nostri migliori cervelli che sono costretti a emigrare.

Il turismo per voi è un tema centrale per la ripresa del paese.

Nelle classifiche delle prime dieci città al mondo per numero di turisti non c’è neanche un’italiana. Dubai ormai doppia Roma, è un declino: se non ci sono infrastrutture adeguate non riesce ad attrarre i turisti fuori stagione. Se pensiamo poi che quella che è la seconda voce economica del paese non ha neanche ora un ministero apposito… Noi abbiamo un progetto ampio che mira a ridare ai territori la loro vocazione, così si potrebbe aumentare il flusso di turisti di 8 milioni nei prossimi quattro anni e creare 5 milioni di posti di lavoro nel settore. Dobbiamo avere il coraggio di intercettare quelle che sono le nuove esigenze e di dire cosa non va. Il fatto che negli ultimi tempi c’è stato un crollo del numero dei turisti cinesi è emblematico: non hanno interlocutori e così rischiamo di perdere quello che è il potenziale più grande gruppo di turisti al mondo.

L’Italia è pronta ad affrontare le sfide dell’innovazione?

Il nostro paese non può permettersi di perdere battaglie in alcuni settori strategici come l’intelligenza artificiale o la Blockchain, che potrebbe diventare per l’Italia quello che la rete rappresenta per l’Irlanda. Da noi ci sono tante eccellenze professionali che però in questo momento stanno facendo arricchire altri paesi. Per farli tornare la nostra idea è quella di creare dieci poli strategici da inserire in altrettante no tax area. Per esempio Torino per vocazione potrebbe esserlo per la robotica. Le coperture per questa detassazione arriverebbero dall’indotto e dalla ricerca e sviluppo che produrrebbero questi settori per le nostre piccole e medie imprese. Senza contare infine che così facendo si potrebbero creare 75.000 nuovi posti di lavoro.

Il vostro sguardo verso il futuro è rivolto anche alla mobilità elettrica.

Assolutamente sì questo è fondamentale, l’Italia deve essere uno dei leader per quanto riguarda la mobilità elettrica. Questo è il futuro ma serve un piano ampio per l’approvvigionamento non soltanto incentivi. L’idea è che anche ogni impianto autostradale possa offrire delle colonnine per la ricarica. Sì a degli incentivi per chi acquista auto elettriche ma bisogna fare anche un grosso lavoro sulle infrastrutture, per cambiare non serve solo una scatola vuota.

Si parla tanto di possibili larghe intese, qual è la vostra posizione a riguardo?

Noi siamo pragmatici e faremo quello che serve con chi ce lo permetterà di fare. I partiti sono sempre quelli, cambiano solo volto. Contano i programmi e noi ascolteremo tutti quelli che ci permetteranno di poter attuare le nostre idee. Siamo fiduciosi nel superamento della soglia del 6%, potremmo essere il vero ago della bilancia di questo voto.

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