Agromafia: vale 24,5 miliardi di euro

Un’influenza importante quella della criminalità organizzata sul settore agroalimentare: pesa il 12,4% in più rispetto allo scorso anno

Agromafia: vale 24,5 miliardi di euro

Gli affari della criminalità organizzata nel settore agroalimentare valgono 24,5 miliardi di euro nel 2018.

Con una mossa al rialzo notevole, l’agromafia fa registrare un +12,4% rispetto allo scorso anno in termini di volume economico, consolidando un business purtroppo più che affermato in Italia, capace di creare un danno al settore che interessa tutti i comparti e le filiere di distribuzione.

Si inserisce infatti praticamente in ogni passo che porta i prodotti dalla fase di coltivazione o realizzazione fino al consumo: pesa su trasporto, qualità, prezzo e immagine dei marchi appartenenti al Belpaese.

La mano più pesante è quella che la criminalità organizzata mette su carne e vino, con un lavoro di falsificazione e alterazione della qualità che sembra cresciuto a dismisura nel corso degli ultimi 12 mesi.

A disegnare il non idilliaco quadro è un report firmato Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità - Rapporto Agromafie 2018 - che fa luce anche sulle diverse caratteristiche delle azioni criminali che interessano il comparto.

Agromafia: vale 24,5 miliardi di euro

Un totale di 24,5 miliardi di euro che a pagare di tasca propria sono i consumatori, colpiti da tutti i danni portati dalle agromafie nel Belpaese e fuori.

Secondo il report le frodi per quel che riguarda vino e carne registrano una vera e propria impennata (+75% e +101%), risultato di ripetute operazioni che danneggiano qualità e prestigio di due tra le eccellenze italiane del settore.

Truffe che gravano non poco anche sulle conserve (+78%) e lo zucchero, e che colpiscono in particolare quel 37% di consumatori che si orienta abitualmente verso acquisti più economici.

Coldiretti nota come ci sia stata una rivoluzione alla base della criminalità che inquina il comparto, composta ora da “doppiopetto e colletto bianco”, laureati in economia ed esperti del campo agroalimentare.

Un italiano su cinque è stato raggirato nel momento di acquisti alimentari, portando a casa e quindi in tavola marchi falsificati e cibi alterati, spesso anche scaduti.

Una circostanza che si è verificata con frequenza in caso di cibi low cost, mossi da una logica di drastico risparmio per quel che riguarda ingredienti e metodi produttivi, spesso carenti fino all’illegalità (e alle intossicazioni alimentari).

Sul fronte campagna, furti, racket, usura ed estorsione dipingono un quadro tutt’altro che positivo, con una discesa della qualità dei prodotti sostituita da un’impennata della quantità, testimoniata dai punti vendita in notturna di frutta e verdura, controllati su gran parte del territorio da indiani e pakistani.

Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, ha evidenziato il cambio nel modus operandi della criminalità di settore, con azioni “più raffinate”, impossibili da contrastare appoggiandosi solo a polizia e carabinieri, ma necessitanti di un controllo costante, “a 360 gradi”.

Anche Gian Maria Fara, numero uno di Eurispes, ha messo in luce il lavoro stratificato delle mafie, parlando di un cambio che deve partire in primis dal punto di vista della legge:

“Siamo di fronte a governance multilivello sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi. La prima necessità è aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare, che è obsoleta e controproducente, una specie di riffa che premia con l’impunità chi commette gravi malefatte, mentre colpisce duro chi è responsabile di semplici bagatelle”.

Dal governo, a commentare i dati è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha letto il report come la testimonianza di un Made in Italy sempre più minacciato, da difendere su base europea:

“Occorre verificare la filiera, la tracciabilità, tutelare le azienda sane, che sono il 99%, e andare a beccare i delinquenti. A monte di tutto, poi, c’è la difesa del Made in Italy in sede europea, perché la contraffazione è un incentivo alla criminalità organizzata”.

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