Stress test, in arrivo i risultati: cosa succede alle banche bocciate? Ecco le conseguenze per istituti e risparmiatori

Marta Panicucci

23/10/2014

24/10/2014 - 13:17

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Domenica saranno pubblicati i risultati degli stress test. Secondo l’Agenzia di stampa Efe saranno 11 le banche bocciate dalla Bce. Ecco i 5 possibili scenari per gli istituti a rischio.

Stress test, in arrivo i risultati: cosa succede alle banche bocciate? Ecco le conseguenze per istituti e risparmiatori

Nel mese di novembre la Bce assumerà nuovi compiti di vigilanza bancaria così come previsto dal Meccanismo unico di vigilanza. In vista del momento in cui la Bce assumerà il ruolo di supervisore unico del sistema bancario dell’Unione, la Banca centrale europea ha avviato nel novembre del 2013 una serie di verifiche sulla solidità finanziaria delle banche nazionali. Questa valutazione passa per due importanti tappe: la revisione della qualità degli attivi, l’Asset quality review e un test di resistenza, ovvero lo stress test.

Domenica 26 ottobre la Bce renderà noti i risultati del comprensive assessment; così banche e risparmiatori sapranno la verità sulla salute degli istituti europei messi sotto esame dalla Bce. Ieri l’Agenzia di stampa spagnola Efe ha annunciato che saranno 11 le banche europee che falliranno la verifica europea, 3 delle quali italiane. La Bce ha subito smentito le indiscrezioni, ma la tensione sui mercati aveva già iniziato a farsi sentire.

Banche interessate
Sono 124 le banche europee sottoposte alle verifiche sulla loro solidità, circa l’85% dell’intero sistema bancario dell’Unione. Per quanto riguarda l’Italia sono coinvolti 15 istituti: Carige, Monte dei Paschi di Siena, Piccolo Credito Valtellinese, Banca Popolare di Milano, Intesa San Paolo, Mediobanca, Unicredit, Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Banca popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credito Emiliano, Iccrea Holding, Unione Banche Italiane, Veneto Banca.

Parametri europei
Abbiamo già ampiamente spiegato il funzionamento di stress test e asset quality review. Per riassumere: lo stress test ha lo scopo di determinare se gli istituti di credito hanno capitale sufficiente a reggere condizioni economiche più difficili rispetto a quanto attualmente previsto. In pratica si tratta di una simulazione tramite la quale si arriva alla valutazione dei rischi a cui le banche andrebbero incontro se si verificassero peggioramenti a livello di Pil, disoccupazione, crescita, inflazione, andamento della borsa.

A gennaio scorso L’Eba ha comunicato i parametri chiesti alle banche per superare i test europei: in situazioni normali verrà chiesto alle banche di raggiungere un “core tier 1″ (ossia la parte più “pregiata” del capitale di una banca) pari all’8% degli attivi ponderati per il livello base e almeno del 5,5% nello scenario di difficoltà economica simulata con gli stress test.

Di pari passo con lo stress test, le banche stanno affrontando anche l’asset quality review, ovvero un’attenta analisi dei bilanci bancari, della qualità dei loro attivi, dei criteri e della severità con cui si contabilizzano i crediti in sofferenza che rischiano di andare perduti.

Conseguenze per istituti bocciati
La Bce ha analizzato il bilancio e il patrimonio delle banche al 31 dicembre 2013. In prima istanza quindi gli aumenti di capitale effettuati dagli istituti nel corso del 2014 (come MPS che ha ricapitalizzato per 5 miliardi) non sono presi in considerazione.

Vediamo i possibili scenari a cui le banche italiane stanno andando incontro:

1. Nel caso in cui una banca non raggiunga il core tier 1 richiesto dall’Eba nella situazione di shock economico simulato, la Bce verifica se nel corso del 2014 c’è stato un rafforzamento di capitale soddisfacente. In questo caso possiamo dire che la banca ha superato gli stress test per un soffio.

2. Nel secondo scenario la banca non ha superato la verifica europea e anche considerando gli eventuali rafforzamenti del 2014, la Bce non ritiene il suo patrimonio sufficientemente solido. In questo caso la banca bocciata ha 15 giorni di tempo per varare un piano di rientro che in caso di lieve sforamento dei parametri richiesti dall’Eba potrebbe essere soltanto un accantonamento di capitale. Varato il piano di rientro sulla base del livello di sforamento del core tier 1, la banca ha 6-9 mesi per mettersi in regola.

3. In questo scenario il livello di sforamento del common equity tier 1 è consistente e l’accantonamento prescritto nell’esempio precedente non è sufficiente a far rientrare la banca nei parametri. In questo caso la banca può essere costretta a cedere degli asset per trovare i fondi necessari a rafforzare il capitale. L’operazione potrebbe far ballare il titolo in Borsa.

4. In questo scenario la banca è costretta ad un aumento di capitale. Tale situazione può rivelarsi complessa per l’istituto: l’annuncio di un aumento di capitale avrebbe pesanti ripercussioni in Borsa e presumibilmente anche sui tassi delle obbligazioni emesse dalla banca. E’ ipotizzabile anche un “downgrade”, ovvero un taglio di rating sul livello di solvibilità della banca con ulteriori ripercussioni su tassi e costo raccolta.

5. L’ultimo scenario è il più pericoloso per la banca e i suoi risparmiatori. In questo caso la banca non è in grado di ricavare le risorse necessarie per mettersi in pari nemmeno tramite l’aumento di capitale. L’unica via di uscita sarebbe la fusione con un altro istituto più solido, con pesanti ripercussioni sull’andamento del titolo in Borsa e sui tassi delle obbligazioni bancarie. In questo scenario un downgrade è quasi assicurato.

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