Stress test, bocciate 4 italiane: per MPS e Carige in arrivo terapia d’urto, mancano 2,9 miliardi

Marta Panicucci

27 Ottobre 2014 - 09:26

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Stress test: 9 banche italiane rivelano debolezze, 2 di loro sono rimandate a settembre, mentre per MPS e Carige è necessaria una terapie d’urto. Cessioni e aumenti di capitale, o addirittura, una fusione-salvataggio con una banca straniera.

Stress test, bocciate 4 italiane: per MPS e Carige in arrivo terapia d'urto, mancano 2,9 miliardi

Sono 15 la banche italiane sottoposte agli stress test: i risultati hanno evidenziato la solidità di alcuni istituti e la debolezza di altri: 2 banche sono state rimandate a settembre e altre 2 bocciate in toto. Ieri pomeriggio alle 12 da Francoforte sono stati pubblicati i risultati del comprensive assessment svolto dalla Banca centrale su 130 banche europee in vista del 4 novembre giorno in cui la Bce assumerà il ruolo di supervisore del sistema bancario europeo.

Vediamo nel dettaglio il risultato ottenuto dalle 15 banche italiane coinvolte negli stress test e le conseguenze del verdetto.

Banche promosse
Carige, Monte dei Paschi di Siena, Piccolo Credito Valtellinese, Banca Popolare di Milano, Intesa San Paolo, Mediobanca, Unicredit, Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Banca popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credito Emiliano, Iccrea Holding, Unione Banche Italiane, Veneto Banca sono queste le banche sottoposte agli stress test.

L’Eba ha stabilito che per superare i test le banche avrebbero dovuto dimostrare in situazioni normali un “core tier 1″ (ossia la parte più “pregiata” del capitale di una banca) pari all’8% degli attivi ponderati per il livello base e almeno del 5,5% nello scenario di difficoltà economica simulata con gli stress test.

Sono state 6 le banche ad aver superato brillantemente tali soglie: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Mediobanca, Credem e Iccrea.

Rimandate a settembre
L’esame della Bce si basava sui dati bancari aggiornati al 31 dicembre 2013. Le banche bocciate dalla Bce sono complessivamente 9, ma in realtà 7 di loro si sono salvate sul filo del rasoio grazie agli aumenti di capiate già messi in campo nel corso del 2014.

Nel gruppo delle rimandate a settembre quindi compaiono: Banco Popolare, Banca popolare Emilia Romagna, Banca popolare di Sondrio, Credito valtellinese, Veneto banca, Bpm, e Popolare di Vicenza.

In realtà queste ultime due hanno ricevuto dalla Bce indicazioni per ulteriori aggiustamenti. Gli aumenti di capitale portati a termine negli ultimi mesi hanno salvato Bpm e Popolare di Vicenza da una bocciatura vera e propria, ma la banca centrale chiede la rimozione dei requisiti prudenziali per Bpm e la conversione di un prestito obbligazionario da 253 milioni alla Popolare di Vicenza.

Le bocciate
Le ultime della classe, per quanto riguarda le banche italiane, sono senza dubbio Monte dei Paschi di Siena e Carige a cui mancano rispettivamente 2,1 miliardi e 814 milioni di euro.

Per loro la Bce ha prescritto una terapia d’urto a base di cessioni, nuove emissioni e aumenti di capitale per ulteriori 2,9 miliardi. Ma già nel corso del 2014, parallelamente alle altre banche, Mps e Carige hanno portato a termine un aumento di capitale, rivelatosi in realtà insufficiente per coprire gli ammanchi dei propri conti. Per questo motivo aleggia intorno a loro lo spettro della fusione come unica via di salvataggio. Nel fine settimana i due istituti hanno già riunito i loro Cda per decidere sul futuro della banca. La fusione con una banca italiana è altamente improbabile, avanza invece l’ipotesi di una fusione-salvataggio da istituti stranieri: tra questi Crédit Agricole, Bnp Paribas, Credit Mutuel e Santander.

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