Stati Uniti: ritiro dall’Unesco

Il segretario di Stato Rex Tillerson ha inviato la lettera ufficiale alla direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova, che si è rammaricata per la notizia. Pesano le posizioni anti-Israele intraprese dall’agenzia dell’Onu

Stati Uniti: ritiro dall'Unesco

Gli Stati Uniti d’America a partire dal 31 dicembre 2018 non saranno più un membro dell’Unesco, ma saranno presenti solo in veste di Paese osservatore. L’Unesco, che è stato fondato nel novembre del 1945 nella Conferenza dei Ministri Alleati dell’Educazione, conta 195 paesi, ma come si apprende oggi presto ad uscire sarà il più influente.
Pesano le posizioni anti-Israele intraprese negli anni dall’agenzia di cultura dell’Onu e l’ingresso della Palestina nel 2011. La più evidente quella presa nel 2016, quando l’Unesco dichiarò monumenti arabi il Muro del Pianto e il Monte del Tempio, i più grandi simboli dell’Ebraismo.

Stati Uniti d’America: abbandoniamo l’Unesco

La decisione drastica, che entrerà in vigore il 31 dicembre del 2018, è stata ufficializzata con una lettera da Rex Tillerson, segretario di Stato americano, indirizzata alla direttrice dell’Unesco Irina Bokova, che ha esternato il suo rammarico sull’accaduto.

Ben 195 Paesi fanno parte dell’Unesco, dal 31 dicembre 2018 il numero scenderà a 194, ma quando si tratta degli Stati Uniti non si parla di un Paese qualsiasi. L’uscita pesa e le motivazioni danno un chiaro segno di dissenso della politica intrapresa dall’Unesco negli ultimi anni in chiave anti-Israele, alleato storico degli americani.

In questo periodo di sta decidendo la successione proprio alla bulgara Bokova e i candidati sono la francese Audrey Azoulay e Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari, cittadino del Qatar. Gli stati arabi hanno infatti chiesto la direzione dell’agenzia, dato che non l’hanno mai avuta dalla nascita di questa.

Chiaramente il candidato del Qatar non è ben visto da Israele e possiamo dedurre nemmeno dalla Casa Bianca.

I precedenti anti-israeliani dell’Unesco, criticati dagli Usa

La decisione di far aderire la Palestina nell’Unesco nel 2011 ricevette il disappunto, oltre che di Israele, anche della Casa Bianca, turbata per le conseguenze che ci sarebbero potute essere in Medio Oriente.
La prima reazione americana fu quella di ridurre drasticamente il finanziamento all’agenzia di cultura.

L’attuale inquilino della Casa Bianca Donald Trump ha spesso dichiarato che le agenzie dell’Onu hanno un costo significativo per gli Stati Uniti, ciò ha di certo aiutato la decisione presa oggi.

Oltre alle critiche sugli insediamenti israeliani a Gerusalemme est, l’episodio più evidente riguarda la dichiarazione quali monumenti arabi del Muro del Pianto e il Monte del Tempio, luoghi sacri dell’Ebraismo.

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