S&P500, previsioni e scenari: si torna a testare il supporto, primi passi falsi di Trump?

Riccardo Magalotti

4 Dicembre 2016 - 23:40

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L’indice S&P500 ritraccia e torna a testare il supporto di lungo. Nella settimana sono arrivati i primi passi falsi di Trump in politica estera. Cosa attendersi dal fine anno?

L’indice S&P500 ha fatto registrare nuovi massimi storici in seguito all’elezione di Trump nelle presidenziali USA. La reazione inaspettata dei mercati ha stupito gli addetti ai lavori i quali si stavano preparando ad un brusco ritracciamento sulla scia dell’incertezza politica portata dal nuovo presidente. A posteriori possiamo affermare che, non solo il ritracciamento non è avvenuto, ma il nuovo presidente ha portato un certo ottimismo di crescita e prosperità sui mercati che li ha spinti quasi 100 punti oltre i livelli pre elezioni.

La settimana appena conclusa però ha visto la prima vera flessione dell’epoca Trump, portando i prezzi dai 2.213 punti di inizio settimana agli attuali 2.189. Le prime fasi del ribasso potevano essere spiegate dalla chiusura delle posizioni lunghe degli operatori dopo che i prezzi avevano toccato i nuovi massimi storici, ma le continue vendite però, anche se comunque contenute, iniziano a preoccupare gli investitori.

Nonostante ciò gli analisti stanno ancora scommettendo su un ulteriore rialzo che dovrebbe arrivare nel primo semestre del 2017 sulla scia degli ottimi dati di ripresa economia registrati negli Stati Uniti. Quello che inizia a preoccupare però è l’atteggiamento di Trump dal punto di vista sia della politica interna che di quella estera.

Wall Street: cosa sta rallentando gli acquisti?

L’indice S&P500 ritraccia dai massimi storici raggiunti la scorsa settimana. I prezzi cedono lo 0,10% nella giornata di venerdì arrivando a testare di nuovo il supporto di lungo periodo in area 2.190.

A rallentare le quotazioni sono in primis le prese di profitto degli operatori che hanno iniziato ad arrivare dopo che i prezzi hanno raggiunto i nuovi massimi storici, ma non è di certo l’unica causa del rallentamento dei prezzi.

L’economia USA sembra in fase di ripresa con i dati su inflazione ed occupazione che continua a migliorare di volta in volta. Le aspettative degli analisti restano quindi positive, l’economia continuerà la fase di ripresa con l’inflazione che dovrebbe arrivare senza problema al target del 2% prefissato dalla Fed, i dati sull’occupazione continueranno a migliorare e la stessa Fed potrebbe procedere con alta probabilità all’aumento dei tassi di interesse.

Sempre secondo gli analisti però, nel secondo semestre del 2017 dovrebbe tornare il clima di paura ed incertezza sui mercati. A causarlo sarebbero proprio le stesse motivazioni che fin ora hanno spinto il rialzo, sarà cioè dovuto all’impatto negativo che l’aumento dell’inflazione e quello dei tassi di interesse sui bond avranno sul rapporto price to earnings.

Nel breve termine però, a preoccupare i mercati, oltre all’esito del referendum costituzionale italiano e quello delle elezioni nel resto dell’Europa, sarebbe stato l’atteggiamento di Trump nei confronti della politica sia interna che estera.

Nei rapporti interni sembrerebbe proprio che il neo presidente si stia accerchiando di personalità di spicco nel campo della finanza provenienti da Wall Street, a discapito delle promesse fatte in campagna elettorale riguardo la protezione dell’americano medio dalla prepotenza delle grandi istituzioni finanziarie che portarono alla crisi finanziaria del 2008.

Sul fronte estero invece Trump sta andando notevolmente oltre i rigidi schemi tenuti dai precedenti presidenti. Ad esempio possiamo citare la telefonata di congratulazioni intercorsa con il leader di Taiwan Tsai Ing-Wen. Il Tycoon è il primo presidente eletto negli ultimi 40 anni a parlare con il leader di Taiwan dopo lo storico accordo del 1979 che ha riaperto le relazioni tra Cina e Stati Uniti, la cosa è stata presa ovviamente malissimo da Pechino. Citando altri casi eclatanti possiamo riportare l’invito da parte del presidente pakistano accettato da Trump, il quale ha irritato non poco i vertici indiani. Oppure la prima telefonata post elezione, storicamente riservata al leader britannico, che questa volta è arrivata alla May dopo quella fatta ad altri nove leader mondiali.

Il mondo della diplomazia, al pari dell’amministrazione Obama, è inorridito dall’atteggiamento del neo presidente USA. Restiamo in attesa di vedere quale impatto avrà il comportamento di Trump sui mercati azionari.

S&P500: quale direzione prenderanno i prezzi?

L’indice S&P500 ha mantenuto una impostazione ribassista per tutta la scorsa settimana arrivando di nuovo a testare il supporto di lungo periodo in area 2.190 punti.

Con il nuovo test del supporto è arrivata anche la rottura al ribasso della trendline di lungo periodo, livello recuperato con l’euforia portata dall’elezione di Trump. Le medie mobili restano con impostazione leggermente rialzista a supporto delle quotazioni. Il campanello d’allarme arriva però dall’indicatore MACD che sembra in procinto di girare al ribasso.

L’area attuale dei prezzi potrebbe essere buona per una nuova ondata di acquisti da parte degli investitori, la quale potrebbe spingere i prezzi a nuovi massimi storici.

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