Lavoro in Italia: la cose vanno davvero meglio? La situzione al 2015 di disoccupati, inattivi e sotto-occupati

I dati sul lavoro in Italia sono in miglioramento, ma la ripresa è ancora molto debole ed è importante tenere in considerazione alcuni altri fattori

Lavoro in Italia: la cose vanno davvero meglio? La situzione al 2015 di disoccupati, inattivi e sotto-occupati

Come mostra la tabella riportata più in basso nell’articolo il quadro generale della disoccupazione in Europa sembra migliorare.

Possiamo notare dai dati come a partire da dicembre 2014 è in calo lento ma costante nell’intera UE e nell’area euro (dove però si mantiene più alta). In questa tabella ho incluso, oltre ai dati sul nostro Paese, anche i dati relativi al Paese UE dove la disoccupazione è più bassa, la Germania, e quelli relativi al Paese dell’Unione dove la disoccupazione è più alta, la Spagna: possiamo notare come in questi due Paesi si conferma il trend discendente seppur lento (un po’ più rapido in Spagna), mentre l’andamento italiano è più altalenante: dopo il calo di Dicembre, a Febbraio e Marzo 2015 si è visto un nuovo aumento, mentre ad Aprile la situazione è nuovamente migliorata.

Dati Eurostat 

L’emergere di dati positivi non può che lasciare contenti, ma è importante andare a sezionare questi dati per capire come effettivamente è strutturato il nostro mercato del lavoro e quanto ne possiamo essere soddisfatti. 

Si consideri innanzitutto che il tasso di disoccupazione include solamente le persone in cerca di lavoro e disponibili ad accettare subito qualunque impiego: i cosiddetti attivi.

Non include perciò i cosiddetti inattivi, ovvero coloro i quali non sono alla ricerca di un impiego: costoro includono persone abbastanza ricche da non aver bisogno di lavorare (gli economisti direbbero che il loro salario di riserva, ovvero quanto posseggono prima di entrare nel mondo del lavoro, è più alto di quello di mercato…), studenti, casalinghe, ed, attenzione, gli scoraggiati: categoria più peculiare, in cui sono inclusi coloro i quali sono disposti ad accettare un lavoro ma non lo cercano perché demotivati nel farlo, per esempio a causa della difficile situazione economica.

Costoro sfuggono, a causa del dettaglio tecnico prima illustrato, alla classificazione ufficiale all’interno della categoria dei disoccupati, pur non essendo la situazione dei due gruppi così diversa. Gli ultimi dati Istat disponibili riguardo gli scoraggiati indicano che a Gennaio 2015 erano in totale 3.550.000, il 14% della forza lavoro; si sostiene da più parti che l’aumento della disoccupazione a Febbraio e Marzo fosse spiegabile con il rientro nella categoria degli attivi degli scoraggiati, e che con la diminuzione di Aprile sia cominciato un processo di riassorbimento all’interno degli occupati.

Può darsi, e in effetti l’ultima nota Istat dice che ad Aprile il numero degli inattivi è in calo, ma stiamo parlando comunque di un primissimo segnale ancora non molto forte, ed essendo il dato di Dicembre molto alto, è ancora presto per considerare queste affermazioni come conclusive. La categoria degli scoraggiati è quanto più preoccupante se si pensa a come queste persone potrebbero decidere di impiegare il loro tempo (ad esempio, in attività illecite!).    

Inoltre dobbiamo considerare come all’interno della categoria degli occupati sia ricompresa una certa quantità di sottoccupati e di lavoratori part-time involontari: persone che lavorano meno di quanto desiderato.

Anche in questo caso l’ultimo dato assoluto disponibile è di Gennaio 2015 (Istat): 795.000 persone si trovano in questa situazione. Inoltre dobbiamo considerare anche quanti sono gli occupati part-time involontari: l’ultima nota Istat, riguardante il mese di Aprile, ci dice che il 64,1% dei lavoratori a tempo parziale è a part-time involontario e che il dato è in crescita rispetto all’anno scorso (quando era 62,1%); a Gennaio 2015 erano 2 milioni 623mila.

Questi dati non vogliono essere indicatori della precarietà esistente in Italia (molto più elevata e anche non facile da individuare quando si pensa alle false partite IVA….), ma della precarietà del tutto indesiderata: importanti perciò per valutare la qualità della vita delle persone, quando usciranno i dati aggiornati.

Iscriviti alla newsletter "Lavoro"

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.