Insegnanti precari, domani l’Ue dirà se i contratti di supplenza reiterati sono un abuso

Insegnanti precari, domani è il giorno tanto atteso in cui la Corte di giustizia europea dirà se il sistema di reclutamento al quale sono stati sottoposti per anni è legittimo oppure no. L’amministrazione scolastica potrà ancora utilizzare dei contratti a tempo determinato senza limiti?

Insegnanti precari, un esercito di persone che domani guarderà con speranza a Lussemburgo. E’ lì, infatti, che ha sede la Corte di giustizia europea, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del sistema di reclutamento utilizzato per i docenti in Italia.

I dubbi della Corte Costituzionale

I giudici Ue sono stati interpellati direttamente dalla nostra Corte costituzionale sulla delicata questione delle reiterazione dei contratti a termine all’interno delle scuole italiane. Il nostro ordinamento, infatti, permette alle diverse amministrazioni scolastiche di ricorrere allo strumento del contratto a tempo determinato senza porvi alcun limite.

Le differenze con l’Ue

Eppure, il diritto comunitario prevede disposizioni ben diverse. Secondo le regole targate Ue, dopo 36 mesi il datore di lavoro deve necessariamente assumere a tempo indeterminato il lavoratore precario contrattualizzato a termine. Una previsione recepita già da tempo dal nostro legislatore nazionale (decreto legislativo 368/2011) che, tuttavia, non ha impedito di assumere una posizione ben più morbida per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione.

Come funziona attualmente per i contratti di supplenza

Attualmente, per ciò che concerne i contratti di supplenza nella scuola, si è ritenuto di applicare la disciplina speciale contenuta nel decreto legislativo 297/94, ovvero il testo unico dell’istruzione. Ed è proprio questo il motivo per cui le specifiche limitazioni all’interno del decreto legislativo 165/2001 (testo unico del pubblico impiego) non hanno mai trovato spazio nel comparto della scuola. Un stato di cose la cui legittimità è stata confermata anche dalla Corte di Cassazioe, secondo la quale il testo unico dell’istruzione prevale su tutte le altre fonti in quanto norma speciale.

Con il passare degli anni, tuttavia, molti esperti hanno cominciato a mettere in dubbio che questo sistema di reclutamento sia pienamente legittimo, benché basato sulla valorizzazione dell’esperienza acquisita sul campo (grazie all’attribuzione di punteggi legati all’anzianità di servizio, utili a scalare posizioni in graduatoria). Per questo, la Consulta ha deciso di chiedere lumi a giudici europei, e domani sapremo finalmente come andrà a finire.

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Scuola Insegnanti

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