Ftse Mib, previsioni: incertezza per referendum, BCE e MPS. Scenari e target

E’ scoccato il conto alla rovescia per il referendum costituzionale. Lunedì 5 dicembre si saprà l’esito del quesito referendario: quali scenari per il Ftse Mib?

Il Ftse Mib questa settimana è stato il miglior indice europeo, con uno sprint del +3,46% dovuto in larga parte alla ripresa del comparto bancario. Nonostante gli altri listini europei e Wall Street abbiano registrato performance negative, la Borsa Italiana è riuscita a trovare un vigoroso rialzo in vista dell’importante referendum del 4 dicembre.

Gli operatori del mercato sono concentrati sull’esito referendario italiano, visto come spartiacque per la tenuta dell’Area Euro e soprattutto per quella del sistema bancario italiano. Gli investitori, stando alle analisi delle case d’affari, temono che una vittoria del NO al referendum comporti il fallimento degli aumenti di capitale di Montepaschi e Unicredit, mettendo a rischio 8 istituti di credito (come ha paventato il Financial Times).

Oltre al referendum in Italia, si attende l’esito delle votazioni politiche in Austria nelle quali il candidato del partito di estrema destra FPO, Norbert Hofer, potrebbe uscirne vincitore.

Ftse Mib più forte degli indici europei e di Wall Street in vista del referendum

Il Ftse Mib “dribbla” i ribassi di Wall Street e dei listini europei, registrando una performance settimanale positiva del +3,46%. L’indice milanese ha così concluso l’ultima seduta pre-referendum a quota 17.086 punti, grazie in larga parte alla ripresa delle quotazioni dei titoli bancari.

Durante la settimana infatti, si è potuto assistere ad un vigoroso rialzo delle azioni bancarie (fatta eccezione per alcune, quali quelle del Montepaschi) in vista delle consultazioni per il referendum costituzionale del 4 dicembre.

Gli operatori finanziari sono concentrati sull’esito del referendum italiano, in quanto case d’affari, testate del settore e agenzie di rating hanno paventato uno scenario apocalittico in caso di vittoria del NO. Per gli esperti, un esito negativo al referendum metterebbe in crisi il governo facendo entrare l’Italia in una fase di instabilità politica in un momento molto delicato per le banche italiane.

Ftse Mib: dopo il referendum attenzione rivolta a Rocca Salimbeni

Dopo il referendum prenderà il via l’aumento di capitale da €5 miliardi di Montepaschi (per la verità già iniziato con la conversione volontaria di bond) mentre il 13 dicembre Unicredit renderà noto l’ammontare della ricapitalizzazione in sede di presentazione del nuovo piano industriale.

Il 5 dicembre sarà una data importante per Rocca Salimbeni, si attende il responso dei famosi “anchor investors”, cioè gli investitori “pesanti” dell’adc, quali il fondo qatariota QIA e quello americano BlackRock.

Gli investitori di peso sembra che abbiano voluto aspettare l’esito referendario per decidere se investire o meno nell’aumento di capitale del Montepaschi. In realtà, come dichiarato dall’ad del Monte, Marco Morelli, la riuscita del difficile aumento di capitale della banca non è alcun modo vincolata all’esito referendario.

Sia in caso di vittoria del Sì che del No, l’andamento dell’economia italiana non cambierebbe. D’altronde come si può vedere dal grafico sottostante, il problema dell’Italia non è la lentezza dell’approvazione delle riforme ma, evidentemente, l’efficacia delle leggi approvate (fonte: Icebergfinanza):

Inoltre, per produzione di leggi, il Bel Paese è, a numeri, in linea con la media delle altre economie sviluppate:

Ftse Mib: l’esito del referendum sarà decisivo per le sorti di MPS e Unicredit?

L’ipotesi di fondo è che gli investitori siano al corrente della situazione, così come del fatto che Montepaschi ha problemi di redditività, dovuti al contesto di tassi negativi ed economia italiana fragile, oltre che di Non-performing loans.

In Italia non c’è mercato per i crediti deteriorati e il grado di esigibilità di questi non è chiaro. La BCE sta continuando ad effettuare ispezioni sulla qualità dei NPL detenuti dal Paschi ma l’esito della verifica si saprà solo nella prima parte del 2017.

La stessa banca senese avvertiva che l’esito delle ispezioni dell’autorità europea potrebbe avere un “impatto rilevante sulla situazione patrimoniale” e sulla stessa continuità aziendale. Questo, ovviamente, si saprebbe dopo l’eventuale successo dell’aumento di capitale.

Nel frattempo, sembra che il Ministero del Tesoro abbia chiesto alle autorità europee di prendere in considerazione l’ipotesi di nazionalizzare la banca in caso di esito negativo dell’aumento di capitale, notizia che conferma in parte i timori della nostra analisi.

C’è quindi il forte dubbio che gli investitori stranieri valutino il da farsi solo in base all’esito del referendum ma, piuttosto, si saranno fatti i conti sulla redditività del loro investimento.

Discorso simile andrebbe fatto per Unicredit, difficile che l’esito dell’aumento di capitale dipenda da quello del referendum. Piazza Gae Aulenti intende racimolare, secondo fonti non ufficiali, un ammontare tra i €13 e i €18 miliardi: si parla quindi di una richiesta che potrebbe essere superiore all’attuale capitalizzazione di Borsa.

L’eventuale Sì al referendum, non cambierebbe molto la situazione di una delle maggiori banche europee.

Ftse Mib: elezioni in Austria, Hofer sarà presidente?

Oltre al referendum in Italia, il 4 dicembre sarà importante anche per l’Austria. I cittadini austriaci saranno chiamati al voto per eleggere il nuovo presidente e, secondo gli ultimi sondaggi, Norbert Hofer (candidato di estrema destra ed anti-europeista) e Alexander Van der Bellen (partito dei Verdi pro-Europa) sarebbero in un sostanziale testa a testa.

Ftse Mib, sondaggi: Hofer in leggero vantaggio, No ancora avanti con meno margine

Dai sondaggi emerge una leggera preferenza per Hofer anche se i due candidati sarebbero talmente vicini che è difficile dare un responso certo su chi sia realmente in vantaggio tra i due.

A proposito di sondaggi, secondo le analisi condotte dalle aziende di social media intelligence, Blogmeter e Sixth Sense, sembra che il fronte del No sia ancora in sostanziale vantaggio su quello del Sì anche se il divario sembra essersi notevolmente ristretto nel corso delle ultime settimane.

Dato che, per via del silenzio elettorale, è proibito effettuare sondaggi ufficiali, molte case d’affari si sono affidate ai social per capire l’umore degli italiani. Dall’analisi di tweet e dei commenti su Facebook, oltre che dai sondaggi clandestini, emerge quindi ancora una vittoria del No anche se con molti meno punti di scarto rispetto a qualche settimana fa.

Dall’analisi condotta sull’andamento dei Btp, il mercato sembra assegnare una vittoria del No moderata in linea quindi con quanto evidenziato dalle analisi dei social network.

Ftse Mib: l’8 dicembre occhi puntati sulla BCE, arriva l’estensione del QE?

Infine, altra data importante per la prossima settimana è l’8 dicembre: giorno dell’attesissima riunione della BCE. Gli operatori si aspettano che l’EuroTower annuncerà l’estensione del Quantitative Easing, in scadenza a marzo 2017, soprattutto nel caso in cui si dovessero verificare tumulti sulle Borse dopo l’esito referendario italiano.

Da un sondaggio condotto da Reuters, l’aspettativa verte su questa ipotesi anche se in passato sono circolate voci di tapering da parte dell’istituto centrale europeo. Difficile pensare che la BCE decida di non estendere il piano di acquisto delle obbligazioni, mentre potrebbe aprirsi uno scenario diverso per il prossimo anno.

La ripresa delle quotazioni del petrolio dovrebbe aiutare la ripresa, molto timida, dell’inflazione. In Germania si iniziano a intravedere segnali di recupero dell’inflazione mentre nel resto d’Europa ancora persiste la spirale deflattiva.

La BCE potrebbe quindi lasciar intendere nella riunione di dicembre che la durata del QE non è infinita anche perché il bazooka di Draghi sta creando fastidio alla politica tedesca. L’8 dicembre, quindi, attenzione a possibili sorprese da parte della BCE: Francoforte potrebbe lanciare un primo segnale di tapering per il prossimo anno.

Ftse Mib: analisi tecnica di breve periodo

Alla luce di quanto analizzato sinora, cerchiamo di capire cosa aspettarci dal Ftse Mib per la prossima settimana. Ipotizziamo che nel brevissimo termine, diciamo un arco di un paio di sedute, l’andamento dell’indice milanese sarà influenzato dal sentiment per l’esito referendario anche se quest’ultimo sembra essere già in parte prezzato sia nel caso di vittoria del No che del Sì.

Come si può notare dal grafico sottostante, il Ftse Mib naviga da tempo in un range compreso tra i 16.000 e i 17.400 punti. L’indice milanese ha concluso la settimana a ridosso della resistenza psicologica offerta dalla media mobile di lungo periodo in area 17.160 punti. Nel lungo periodo, la tendenza di fondo rimane ribassista mentre nel breve-medio termine sembrano esservi implicazioni positive evidenziate in prima istanza dall’incrocio delle medie mobili di breve-medio termine.

Il RSI ha assunto buona forza positiva, portandosi su valori vicini all’area di ipercomprato. Il MACD anche ha assunto una connotazione positiva grazie all’incrocio delle due medie. La chiusura al di sotto della banda di Bollinger superiore, invece, lascia un segnale negativo per le prossime sedute ma, nel complesso, le implicazioni positive di breve prevalgono sulla tendenza ribassista.

L’ipotesi di fondo è quindi che, in caso di vittoria del Sì al referendum, potremmo assistere ad un allungo dell’indice fino all’area di 17.400 punti, zona di forte resistenza. La reazione dell’indice sarà guidata per lo più dall’euforia dell’esito referendario che non dai fondamentali, quindi la rottura della resistenza potrebbe essere difficile. Nel caso in cui riesca la rottura dell’area statica, il primo obiettivo diventerebbe quota 18.000 punti.

Viceversa, se il sentiment di mercato dovesse tornare negativo, c’è da attendersi una prima discesa verso quota 16.600 punti prima e 16.200 punti poi, con possibile nuovo test della base del rettangolo in area 16.000 punti. La mancata tenuta di quest’ultimo supporto, darebbe il via ad una fase di ribasso con un primo target a quota 15.800 punti ed un secondo a 15.400.

La raccomandazione è quella di tenere in considerazione le news sul comparto bancario e sulla BCE, poiché saranno i driver dell’indice dopo l’avvenuta conclusione delle votazioni per il referendum.

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