Stanotte i dati macro cinesi hanno deluso non poco le aspettative, penalizzando molto sia il dollaro australiano che quello neozelandese
Non si placano le vendite sulle due valute oceaniche, ovvero il dollaro australiano e il dollaro neozelandese, che questa volta pagano con un nuovo deciso calo i deludenti dati macroeconomici provenienti dalla Cina. D’altronde non poteva essere altrimenti, visto che Pechino è il principale partner commerciale dei due paesi: grande importatore di minerali australiani, ma anche di prodotti alimentari neozelandesi. Stanotte ha deluso non poco l’andamento della produzione industriale cinese ad agosto, cresciuta soltanto del 6,9% su base tendenziale dal 9% della precedente rilevazione. Gli analisti finanziari si aspettavano un lieve calo, ma fino all’8,8% su base annua.
Peggio del previsto sono risultate anche le vendite al dettaglio cinesi, che ad agosto hanno evidenziato un incremento dell’11,9% su base annua. Si tratta di un dato inferiore al 12,2% del mese precedente. Gli economisti avevano prospettato un dato sostanzialmente invariato a +12,1%. La reazione delle valute oceaniche a questi dati è stata molto negativa. Il dollaro australiano ha proseguito la sua discesa, che ormai va avanti da ben 6 sedute consecutive. Da inizio mese il cambio AUDUSD perde quasi il 4% e stanotte è sceso sotto la soglia psicologica di 0,90, toccando il minimo più basso degli ultimi sei mesi a 0,8983.
La valuta di Sidney sta soffrendo anche contro l’euro, tanto che il cross EURAUD è salito in area 1,4420 sui massimi a un mese. Negli ultimi giorni questo cross valutario è passato da 1,38 a 1,44 per un apprezzamento superiore al 4%. Il quadro tecnico resta molto precario anche se si parla di dollaro neozelandese. Il tasso di cambio NZDUSD è sceso stamattina fino a 0,8123, il livello più basso degli ultimi sette mesi. Per il Kiwi la performance negativa negli ultimi due mesi è decisamente sorprendente, considerando anche il differenziale dei tassi di interesse (sono al 3,5% in Nuova Zelanda, poco sopra lo 0% negli Stati Uniti).
Infatti il Kiwi, dai top del 10 luglio scorso posti a 0,8836, è arrivato a perdere qualcosa come l’8,8% circa. La robusta discesa del dollaro neozelandese non dispiace affatto al governatore della RBNZ, che un paio di mesi fa aveva fatto intendere di non essere più disposto a tollerare una valuta troppo forte e che quindi non andava escluso un intervento a mercati aperti della banca centrale di Wellington per fermare la corsa del Kiwi. Da allora è avvenuto un rovinoso crollo delle quotazioni, ma secondo gli esperti del forex potrebbe esserci a breve un maxi-rimbalzo tecnico.
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