Equitalia: in caso di sollecito di pagamento possibile il ricorso al giudice

Manuela Margilio

26/04/2014

26/04/2014 - 12:13

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Possono essere impugnati, secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione i solleciti di pagamento e gli avvisi bonari relativi ad un credito tributario definitivo

E’ quanto affermato dalla Corte Suprema con sentenza numero 8928 del 17 aprile 2014. Viene così eliminato ogni dubbio circa la possibilità di presentare ricorso al giudice ordinario, in presenza di nota di sollecito da parte di Equitalia, contenente debito non pagato.
Il ricorso dunque può essere proposto non solo nei confronti della cartella di pagamento vera e propria ma anche contro ogni invito a pagare avente la forma di invito bonario; il contribuente pertanto potrà anche in questo caso chiedere l’annullamento del debito maturato verso l’ente creditore facendo accertare le sue ragioni.

E’ il caso deciso dalla Cassazione che valutava il ricorso di un soggetto debitore, relativo a cartelle esattoriali connesse a multe stradali non saldate.
La tesi della non impugnabilità degli inviti bonari al pagamento, in passato causa di contrasti, viene così rigettata dalle Sezioni Uniti, con l’effetto di risolvere finalmente una questione molto discussa.

Cosa dicono le Sezioni Unite della Cassazione

In tema di contenzioso tributario sono qualificabili avvisi di accertamento o liquidazione impugnabili tutti quegli atti con cui l’amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorchè tale comunicazione non si concluda con una formale intimazione di pagamento (sorretta dalla prospettazione dell’attività esecutiva) bensì con un invito bonario a versare quanto dovuto. Quindi anche qualora nell’atto non venga fatta indicazione dei termini e delle forme per proporre impugnazione, lo stesso potrà definirsi impugnabile e il destinatario potrà presentare ricorso. L’atto sarà impugnabile a prescindere dall’impugnazione della cartella esattoriale.

Tra l’altro, nel caso sottoposto all’esame della Suprema Corte la nota di sollecito conteneva una chiara richiesta di pagamento, con esplicita segnalazione che in caso di inadempimento si sarebbe proceduto forzatamente. L’atto impugnato, dunque, conteneva l’esplicita indicazione dell’importo da versare e l’avvertimento che in caso di insolvenza sarebbe stata attivata la procedura di esecuzione forzata.

Ritiene la Cassazione che un avviso di tal genere non può comunque definirsi bonario costituendo avvertimento formale.

Esaminando il ricorso, la Corte rammenta inoltre che le contro gli avvisi bonari per sanzioni connesse a violazione del codice della strada, il giudice di pace è l’autorità giudiziaria competente a decidere e non le Commissioni tributarie provinciali. Si esclude pertanto nella fattispecie considerata un difetto di giurisdizione.

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