Catalogna: famiglie divise sull’indipendenza

Mariano Rajoy, premier spagnolo, ne parla in un’intervista a “la Repubblica” e la scrittrice Carme Chaparro si racconta sul settimanale “Grazia”: il nodo della divisione interna alle famiglie verso le nuove elezioni.

Le cariche della Policía Nacional e della Guardia Civil di domenica primo ottobre ai seggi elettorali della Catalogna per il referendum sull’indipendenza con oltre mille feriti pesano come un macigno sulla campagna elettorale del 21 dicembre e le sorti della Repubblica votata dal parlamento catalano il 27 ottobre al momento sembrano segnate - si sta tentando di cancellare un atto istituzionale votato dal Parlamento catalano ma tutto dipenderà da queste elezioni.

Come ormai è noto da tempo, i partiti indipendentisti sono molto svantaggiati rispetto a quelli unionisti perché i leader nazionali sono in carcere e in soggiorno obbligatorio a Bruxelles. In Catalogna ci sono tensioni di vario tipo e i media cercano di presentarle e di porre degli interrogativi: quello sulla divisione nelle famiglie a causa dei processi d’indipendenza che hanno investito la Catalogna in questi mesi si presenta con varie interpretazioni e peserà sulle elezioni.

Si sa bene che in Catalogna non tutti sono per l’indipendenza e al referendum con oltre due milioni di votanti si è appena raggiunto il 42% di elettori e quindi è chiaro che ci sono famiglie che si dividono a favore o contro l’indipendenza. Il tema è presente nella campagna elettorale ed è oggetto di dibattito, anche l’Italia dà attenzione. Mario Calabresi, Direttore del quotidiano “la Repubblica” ha intervistato il Premier spagnolo Mariano Rajoy, naturalmente anche su altri temi, mentre la scrittrice Carme Chaparro sul settimanale “Grazia” ci dà una testimonianza personale e non solo su come sia alta la tensione su questo tema.

L’intervista a Mariano Rajoy

L’intervista di Mario Calabresi è stata pubblicata sul quotidiano “la Repubblica” mercoledì 22 novembre con una serie di domande e risposte su vari temi. Alla domanda n. 6 a pag. 3 troviamo quanto segue:

L’idea dell’indipendenza ha creato in una parte della società catalana, soprattutto tra i giovani, un’aspirazione, un’idea di cambiamento forte. Non c’è il rischio che il fallimento possa portare forti tensioni sociali?

Ecco cosa ha risposto Rajoy:

Gli indipendentisti hanno generato divisioni e tensioni in Catalogna. Non parlo soltanto di fratture politiche ma anche personali, all’interno delle famiglie, tra gli amici. Tutta questa storia ha creato polarizzazioni e divisioni profonde tra gli stessi catalani.

Chi difendeva l’unità con la Spagna ha subito minacce. La spaccatura esiste già. Ora dobbiamo agire insieme per cicatrizzare queste ferite e fare in modo che non accada più niente del genere in futuro.

Quando si parla della Catalogna si dimentica che si tratta di una società plurale dove le forze indipendentiste non sono maggioritarie. La Spagna è una democrazia dove sono garantite le libertà e i diritti umani, un paese che ha fatto enormi progressi sociali e economici.

Dobbiamo credere a Rajoy, la “spaccatura esiste” ma si colgono nella sua risposta soltanto ragioni contro l’indipendenza e penso che dovrebbe essere, in qualità di Premier, anche un osservatore delle ragioni dell’indipendenza e la domanda aveva posto che il “fallimento” dell’indipendenza che comunque al momento si coglie potrebbe portare a “forti tensioni sociali”. Ecco, lui su questo come Premier non ha dato nessuna risposta.

Le parole di Carme Chaparro

Si tratta di una testimonianza diversa, personale e presentata sul settimanale “Grazia” n.48 del 15 novembre (pp. 84-86), supplemento di diversi giornali. La giornalista e scrittrice presenta con un articolo, che è stato tradotto in italiano da Chiara Brusa Gallina, un’interpretazione molto articolata e mirata proprio sulle tensioni che l’indipendentismo ha provocato. Parla della madre che si trova nell’ospedale di Barcellona e delle attenzioni sul referendum del primo ottobre.

…la celebrazione, o il tentativo di celebrare, il referendum per l’indipendenza della Catalogna, reso illegale dai tribunali spagnoli e poi le violente cariche della polizia avvenute in decine di collegi elettorali contro le famiglie che si erano asserragliate lì per tutto il fine settimana.

Si tratta di una base sulla quale oltre alla mamma entra in scena anche il padre:

La mia famiglia è come altre centomila famiglie catalane. È mista.

Le tensioni si colgono bene sul finale:

Più di due milioni di catalani vogliono andarsene dalla Spagna e avevano raggiunto la maggioranza nel Parlament, l’organo legislativo della Catalogna. Altri vogliono rimanere e anche loro stanno scendendo in piazza. Questa terra è emotiva. A questo punto, mentre scrivo queste parole, non oso avventurarmi a immaginare quel che succederà domani. Però rivendico il fatto di utilizzare quel che è fondamentale nella mia professione: la parola. Parlare. Chiedere. E imparare a guardare con gli occhi dell’altro.

La divisione nelle famiglie e nella società catalana c’è, però si colgono modi diversi di superarla. La distanza tra le istituzioni che hanno scelto il noto articolo 155 della Costituzione spagnola e i cittadini come Carme che invitano a “guardare con gli occhi dell’altro” è oggetto di ricerca. È grande e speriamo che le elezioni del 21 dicembre la facciano diminuire.

Junts Per Catalunya a Bruxelles con l’ex presidente della Generalitat della Catalogna, Carles Puigdemont, in una delle sale riunioni dell’hotel Brugge, un quattro stelle a Oostkamp che si trova nella periferia della cittadina turistica di Bruges nelle Fiandre occidentali ha presentato i candidati (venuti dalla Catalogna) per le elezioni regionali del 21 dicembre e ha invitato gli elettori catalani pro-indipendenza a mobilitarsi.

Ha dichirato:

Dobbiamo scrivere la storia. I partiti di opposizione non sono legittimati a governare dopo aver sostenuto il commissariamento da parte del governo di Madrid.

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