Borsa Italiana, previsioni: arriva una settimana da nervi tesi

Borsa Italiana: ultimi giorni non particolarmente brillanti nonostante la fusione di BPM e Popolare. In arrivo importanti market mover, prossimi 7 giorni decisivi.

La settimana di scambi conclusa ieri per via delle festività pasquali non è stata particolarmente brillante per la Borsa Italiana.
Negli ultimi sette giorni l’indice principale Ftse Mib ha accumulato una perdita del -2,39%, facendo registrare ancora una forte volatilità.

Sul listino milanese hanno pesato alcuni eventi, come gli attacchi terroristici di Bruxelles, l’annuncio del progetto di fusione tra BPM e Banco Popolare, il calo del petrolio e il conseguente andamento negativo di Wall Street.

Sul fronte macroeconomico, invece, i dati usciti questa settimana sull’Eurozona non sembrano essere particolarmente negativi mentre quelli riguardanti l’Italia sono stati un po’ in chiaroscuro.

Borse: prossima settimana usciranno importanti market mover

La settimana prossima sarà una settimana delicata sul fronte macro vista l’uscita del PMI manifatturiero di USA, Eurozona e Cina oltre ai non-farm payrolls negli Stati Uniti.

Verranno pubblicati inoltre i dati sulla disoccupazione e sull’inflazione europea (anche italiana). Insomma, un bel mix di market mover che influenzeranno l’andamento delle Borse. Infine, il 29 marzo il presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, terrà un discorso alle 17.30 italiane che potrebbe dare suggerimenti su ciò che intende fare l’istituto centrale americano in merito ai tassi di interesse.

Gli ultimi commenti di alcuni membri del board della Fed lasciano intendere che la banca centrale americana potrebbe essere pronta a rialzare i tassi ad aprile, il che potrebbe avere un effetto ribassista sui mercati finanziari globali.

Borsa Italiana: le previsioni sul Ftse Mib, arriva il test di 18.000 punti?

La prossima settimana sarà particolarmente delicata per il Ftse Mib. Il nostro indice ha una configurazione grafica incerta visto che le medie mobili sono incrociate a ribasso anche se la media mobile di breve e quella di medio termine stanno incrociando in maniera positiva. Il listino milanese ha chiuso proprio in prossimità di tale incrocio a quota 18.165 punti, indirizzandosi verso il supporto importante di colore giallo in area 18.000 punti.

L’indicatore RSI lascia pensare che un test di tale area vada fatto, così come l’ATR che segnala un calo di volatilità pur mantenendo comunque valori sostenuti. Il test di tale zona permetterà di capire chiaramente che direzione vuole intraprendere l’indice nostrano. In caso di rottura del supporto, l’immediato livello successivo è quello in colore blu a 17.770 punti.

Se neanche quel livello dovesse reggere, la cosa più probabile è una chiusura del gap cerchiato in bianco a quota 16.500-600 punti da cui poi si potrebbe tentare un rimbalzo. Viceversa, nel caso di tenuta di quota 18.000 punti, il Ftse Mib potrebbe portarsi nuovamente a testare la resistenza in viola a quota 19.200 punti.

Tutto dipenderà dai dati macro e dalle notizie che circoleranno sul comparto bancario oltre che dal petrolio. Un ribasso del petrolio potrebbe infatti riflettersi su Wall Street e di conseguenza sulla Borsa Italiana. Come si evince dal grafico, il nostro indice sembra muoversi di pari passo con lo S&P500 (linea marrone), quindi bisognerà tenere sotto controllo anche la Borsa americana.

S&P500: eccesso di ipercomprato, arriva una pausa?

Lo S&P500 ha una configurazione molto rialzista visto l’incrocio nettamente positivo delle medie mobili. L’indice americano, dopo aver effettuato nelle settimane scorse un pericoloso doppio minimo si trova adesso ai massimi di di inizio gennaio anche se sembra ormai essere arrivato al top.

Gli indicatori tecnici segnalano una forte fase di ipercomprato mentre l’indicatore ATR è arrivato sui minimi di dicembre. Una fase così carica di positività lascia presagire più ad uno storno che non a una prosecuzione del trend in atto.

È possibile quindi che il listino statunitense scarichi gli indicatori per andare a testare la media mobile di lungo che si trova in prossimità del supporto in giallo intorno ai 2.000 punti.

La tenuta di tale livello dipenderà dalle indicazioni macroeconomiche e dalle materie prime ma, nel caso di cattive notizie, il primo livello da raggiungere sarebbe quello di 1.930-1.940 punti mentre nel caso opposto si ritenterebbe un test dei livelli attuali.

Insomma, la prossima settimana sarà da nervi tesi per la Borsa Italiana.

Nel dettaglio, si ripercorrà la settimana appena conclusa per cercare di capire l’andamento per la prossima settimana del Ftse Mib.

Borsa Italiana: settimana in rosso, fusione BPM-Popolare lascia dubbi

Negli ultimi sette giorni la Borsa Italiana si è mostrata ancora una volta particolarmente volatile a causa di alcuni eventi che hanno innervosito gli operatori del mercato.

Nella settimana di scambi conclusasi in anticipo giovedì, il listino principale Ftse Mib ha accumulato una perdita del 2,39%, non un risultato particolarmente brillante nella settimana in cui è stato annunciato l’accordo tra BPM e Banco Popolare per la prossima fusione.

I due istituti ieri hanno annunciato il progetto di fusioneche però non ha convinto completamente gli investitori.
Tant’è che nella seduta di giovedì i titoli di Banco Popolare e di BPM hanno chiuso in netto ribasso vicino ai minimi di seduta. Quella che doveva essere una buona notizia per il comparto bancario si è trasformata invece in un evento negativo per il settore.

Questo perché il progetto di fusione, come spiega Moody’s, presenta degli ostacoli e delle sfide. In primis, la nuova entità dovrà confrontarsi con l’integrazione dell’IT, non facile, e con i sindacati per gli esuberi.

Poi, la quantità piuttosto ingente di crediti deteriorati richiederà sicuramente una copertura elevata in un contesto difficile per il settore bancario visti i tassi di interesse azzerati.

Gli analisti di alcune case d’affari, come Banca Imi e Icbpi, si attendevano dei dettagli sulla fusione in conference call. Dettagli che però non sono arrivati dalla presentazione del progetto e che lascia così ancora delle perplessità tra gli esperti.

Borsa Italiana: conti di Buzzi U. e Mediaset non soddisfano. Ottimi quelli di Poste

Altri protagonisti in settimana sono stati i bilanci di alcune società, come quelli di Buzzi Unicem, Poste Italiane e Mediaset oltre che le indiscrezioni sul nuovo ad di Telecom Italia. I bilanci nel complesso non sono stati particolarmente brillanti, fatta eccezione per Poste Italiane.

Borsa Italiana: si seguono le evoluzioni sul cambio di vertice di Telecom

Per quel che riguarda Telecom, il cambio di vertice dopo l’addio dell’ex-ad Marco Patuano sta influenzando l’andamento del titolo azionario, sul quale si riflettono i dubbi degli investitori sull’influenza che avrà il nuovo CEO sulle delicate strategie che la società di telecomunicazioni sta mettendo in atto negli ultimi tempi.

Borsa Italiana: bene dati da UE, a luci e ombre quelli italiani. Richiamo dalla BCE

A livello macro invece, questa settimana sono arrivati dati confortanti dall’Eurozona visto che sono arrivate buone indicazioni dal PMI manifatturiero e dei servizi preliminare e dal sentiment di fiducia dei consumatori sull’economia europea.

Guardando però all’Italia, i dati settimanali non sono stati molto positivi. Le vendite al dettaglio annualizzate di gennaio sono risultate in calo contro una previsione positiva mentre quelle mensili, sempre relative al mese di gennaio, non sono cresciute come ci si aspettava.

Buone indicazioni sono arrivate dal saldo delle partite correnti che è risultato postivo, mentre le vendite industriali, pur rimanendo ancora negative, sono incrementate rispetto al mese di dicembre.

Gli ordinativi industriali sono invece migliorati a livello mensile (gennaio) ma a livello annuale sono incrementate leggermente. Un quadro simile indica che l’economia italiana fatica a riprendersi nonostante il contesto favorevole dei prezzi delle materie prime, evidenziato anche dal bollettino BCE (che riguarda tutta Europa non solo il Bel Paese)

Borse: tornano i timori sul rallentamento dell’economia globale, pesa il petrolio

Le materie prime sono tornate al centro delle attenzioni del mercato. Il petrolio ha ripreso a scendere dopo che le scorte di greggio statunitense sono praticamente triplicate rispetto alle attese, lasciando intendere che l’eccesso di offerte è tutt’ora ben presente.

La rivalutazione del Dollaro poi, accentuata dagli attacchi di Bruxelles, non ha aiutato l’andamento delle commodity. L’andamento ribassista dell’oro nero si è riflesso sulle Borse americane e su quelle europee, appesantite dalle vendite sul comparto petrolifero ma diffuse anche sul settore industriale per via dei timori sulla deflazione in Europa e sulla recessione negli USA.
Timori di recessione USA scaturiti dal cattivo andamento delle vendite nel settore immobiliare, dal calo di domanda di mutui, dagli ordinativi di beni durevoli e dal PMI dei servizi preliminare tutti poco brillanti.

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