Barcellona: una No Stop fino alla liberazione dei prigionieri politici

icon calendar icon person
Barcellona: una No Stop fino alla liberazione dei prigionieri politici

Una marcia di oltre 3 chilometri con circa 750 mila catalani per chiedere la liberazione di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, leader delle organizzazioni Asamblea Nacional Catalana (ANC) e Omnium, e degli otto ex ministri del Governo destituito da Rajoy che sono in carcere dal 2 novembre.

A Barcellona fra la Sagrada Familia e il mare una manifestazione che ha fatto chiarezza. Il corteo è stato aperto dalle famiglie degli 8 ministri di Carles Puigdemont e dei due Jordi, leader delle due principali organizzazioni indipendentiste, tutti incarcerati dalla giudice Carmen Lamela per ribellione, sedizione e per avere portato avanti pacificamente il progetto politico dell’indipendenza catalana.

Il Governo della Generalitat di Puigdemont è stato destituito dal premier spagnolo Mariano Rajoy con i poteri speciali dell’art.155 della costituzione spagnolam che è stato votato dal Senato di Madrid il 27 ottobre quasi in tempo reale quando il parlamento catalano votò a maggioranza una risoluzione per avviare il processo d’indipendenza. Oggi il parlamento catalano è chiuso, Puigdemont e 4 ministri sono in esilio a Bruxelles inseguiti da mandati di arresto europeo e con richiesta di estradizione. Il vicepresidente Oriol Junqueras e 7 ministri sono in carcere mentre la presidente del parlamento Carme Forcadell è stata arrestata giovedì e rimessa in libertà il giorno dopo dietro pagamento di una cauzione di 150 mila euro e su consiglio dei suoi avvocati non ha partecipato alla marcia.

Carles Puigdemont, il presidente della Catalogna, insieme a quattro ministri ha evitato l’arresto fuggendo in Belgio, dove si trova tuttora. Tra glislogan dei manifestanti anche: “Puigdemont presidente”. Esquerra Republicana (ERC), partito di sinistra radicale tra i principali sostenitori dell’indipendentismo, ha fatto sapere che i suoi leder imprigionati e quelli fuggiti in Belgio insieme a Puigdemont saranno inseriti nelle liste elettorali alle prossime elezioni. Il partito ha però rifiutato l’offerta del partito di Puigdemont, di centrodestra e liberale, di formare un’unica lista alle prossime elezioni come fecero nel 2015. Secondo le previsioni, ERC dovrebbe essere il partito catalano che guadagnerà più consensi.

La marcia, per la quale sono stati noleggiati oltre 900 furgoni provenienti da diverse parti della Catalogna, si è svolta lungo la Calle Marina, luogo insolito per un corteo, che passa davanti a luoghi emblematici come la Sagrada Familia e arriva in pratica fino al lungomare. In testa al corteo i familiari dei dirigenti in carcere, due striscioni con le scritte: ’Libertà ai prigionieri politici’ e ’Siamo repubblica’.

Gli avvocati degli otto ex ministri della Generalitat, come riferito da alcuni media spagnoli, stanno studiando nuove strategie difensive e la svolta potrebbe essere la scarcerazione con la riunificazione della causa davanti al giudice Pablo Llarena del Tribunale Supremo - attualmente è l’Audiencia Nacional a occuparsene. In questo modo si potrebbero uniformare le misure cautelari e ottenere come per la presidente del parlamento la libertà su cauzione. Il 30 ottobre gli 8 arrestati non avevano rifiutato di rispondere alle domande del pubblico ministero ma avevano dichiarato che non avevano avuto il tempo di preparare la difesa essendo trascorsi solo due giorni, di cui uno festivo - primo novembre. Niente da fare: la procura ha chiesto e ottenuto dalla giudice Carmen Lamela il loro invio in prigione. Se chiedessero di essere nuovamente interrogati, adottando la stessa strategia difensiva di Carme Forcadell, aumenterebbero le loro probabilità di tornare liberi e in tempo per partecipare alla campagna elettorale.

Il presidente della Catalogna Carles Puigdemont in un’intervista a Sky News da Bruxelles ripresa dalla stampa catalana ha dichiarato:

Questa non è politica, è usare i tribunali per fare politica" ha aggiunto. Essere trattato come criminale, non è politica. Non sono un ribelle: ho solo voluto applicare quello che il mio parlamento ha deciso.

Dal sito del giornale La Vanguardia si apprende che alle 18,36 Abril Sánchez ha letto il messaggio di suo padre, Jordi Sánchez, presidente della ANC:

La nostra forza è l’unità e ci sono ancora passi da fare in questo viaggio, ma dovremo ottenere per il 21 dicembre la vittoria e dovremo votare per vincere...

Alle 18,48 sono stati proiettati da Bruxelles dei messaggi registrati dei ministri in esilio Meritxell Serrat (Agricoltura), Lluís Puig (Cultura), Clara Ponsatí(Ensenyament) e Toni Comin (Salute).

Oriol Junqueras, vicepresidente della Generalitat della Catalogna, detenuto, sarà il capolista dei repubblicani di sinistra di Erc alle elezioni del 21 dicembre e dal carcere di Estremera ha scritto su Twitter:

Siamo un monito per tutti. Sentiamo il vostro calore e la vostra immensa dignità.

A Barcellona domenica 12 novembre il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha partecipato alla cerimonia ufficiale della presentazione di Xavier Garcìa Albiol, candidato del partito popolare alla Generalitat della Catalogna. Nel suo intervento ha detto:

La decisione di applicare l’articolo 155 della Costituzione è stata presa dopo aver esaurito tutte le vie per porre fine al delirio dei separatisti. La decisione è arrivata dopo aver esaurito tutti gli inviti e i possibili mezzi per frenare l’aggressione alla coesistenza. Abbiamo dovuto recuperare il rispetto per la libertà e la convivenza ed è stato urgente ripristinare l’autogoverno e l’interesse generale.

Era impossibile restituire la legalità alle istituzioni in Catalogna, ecco perché l’abbiamo fatto e non per un altro motivo. l’articolo 155 della Costituzione permette al governo spagnolo di obbligare una comunità autonoma di rispettare determinate disposizioni costituzionali o di legge ed è un articolo eccezionale, ma non esclusivo meccanismo di Spagna.

Paesi come la Francia e la Germania avrebbero fatto lo stesso se una delle loro regioni avesse detto che la Costituzione non si sarebbe applicata in quel territorio.

Rajoy vuole azzerare anche le aspettative del popolo catalano di far parte di una repubblica indipendente dalla Spagna. Come è noto non ha mai voluto fare nessun incontro con la Generalitat della Catalogna.

Ormai si è chiaramente dichiarato filofranchista, diversamente non avrebbe scelto di attivare l’art.155 della Costituzione spagnola e di mettere in carcere il governo catalano, ma avrebbe cercato di fare un accordo con la Catalogna. Certo. Per lui e per i partiti unionisti, oggi è facile fare la campagna elettorale per le elezioni del 21 dicembre: i leader indipendentisti sono in carcere e in esilio a Bruxelles.

Ha fatto appello alle aziende di non andare via dalla Catalogna quando è stato lui che ha spinto il decreto per agevolarne il trasferimento. Comunque su tutte le pieghe della complessa vicenda catalana, l’Unione europea ha dato e continua a dare in vari modi il suo consenso grazie a Junker, Tajani, Tusk e i 27 capi di stato compresa Theresa May, Premier del Regno Unito.

Iscriviti alla newsletter per ricevere le news su Indipendenza della Catalogna

Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Dlgs 196/03.

Chiudi [X]